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I Fondi Europei!

La nuova programmazione dei fondi europei per il periodo 2014/2020 prevede fondi e programmi a gestione diretta dell’Unione Europea e delle sue agenzie ovvero:

  • HORIZON 2020 per la ricerca e l’innovazione (70 miliardi di Euro)
  • COSME per la competitività e lo sviluppo delle imprese
  • ERASMUS PLUS per l’Istruzione di base, secondaria ed universitaria, Formazione ed Educazione degli adulti, Istruzione e Formazione professionale, Gioventù e Sport
  • LIFE per l’ambiente
  • Europa per i Cittadini per gemellaggi tra città, etc.
  • Europa Creativa per la cultura

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Meeting annuale del Cuamm: i risultati del programma “Prima le mamme e i bambini”

Si è tenuto oggi a Padova il meeting annuale del Cuamm – Medici con l’Africa per presentare i dati finali del grande programma “Prima le mamme e i bambini”. Oltre 2.500 persone hanno partecipato al bellissimo evento, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e del Segretario di Stato del Vaticano, Card. Pietro Parolin. Siamo nel solco della grande tradizione universitaria … Continua a leggere Meeting annuale del Cuamm: i risultati del programma “Prima le mamme e i bambini”

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L’impegno quotidiano a Bruxelles, a Strasburgo e nel territorio

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Oct
14

Industria 4.0 e Lavoro

Auditorium CGIL, via Dandolo, 4 Treviso
20.45
Auditorium CGIL, via Dandolo, 4 Treviso

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16. Referendum, il giorno dopo.

Il NO ad una riforma a colpi di maggioranza.
Non c'è molto da capire sul voto referendario di ieri: gli italiani a larghissima maggioranza hanno respinto una pessima riforma costituzionale e non hanno condiviso il metodo adottato da Renzi, la Costituzione non deve essere cambiata a colpi di maggioranza e per iniziativa del Governo. Renzi si é mosso arrogantemente contro questa regola, che ci eravamo dati nella carta dei valori del Partito Democratico, e gli italiani gli hanno detto giustamente di NO, come avevano detto di NO 10 anni fa a Berlusconi. Fortunatamente non si é creato il precedente per il quale ogni maggioranza e ogni Governo avrebbero potuto in futuro manipolare la legge fondamentale che garantisce la convivenza pacifica nel nostro Paese.

Un segnale d’allarme: il PD deve tornare in sintonia con i giovani e le parti più deboli del Paese.
Ora molti commentano questo risultato come la premessa di una prossima sconfitta del PD nelle prossime elezioni politiche, é vero solo se si considera questo voto come un campanello di allarme. Non é la sirena antincendio che causa l'incendio, quindi questo voto non causa una perdita di consenso ma lo segnala, segnala che il PD non é più in sintonia con il Paese, che il PD non é più capace, e forse non vuole, rappresentare il mondo del lavoro dipendente, i giovani, le parti più deboli e in difficoltà del Paese. Perché stupirci se chi non si sente rappresentato non ci vota più? Questo é il problema! È il PD che deve cambiare, é il PD che deve tornare ad essere il riferimento di ceti sociali che non si sentono più rappresentati.

Una grande opera di ricomposizione.
Alcuni - "opinionisti del giorno dopo" - si azzardano a raccontare che Renzi avrebbe con questo voto il 40% del consenso nel Paese, una vera sciocchezza se si pensa che il grosso delle argomentazioni dei promotori del Sì sono state non sul merito della legge ma di tipo populista del tipo "meno soldi agli eletti", "meno politici". In questo modo una parte del voto Sì non si può sommare con il voto per il centro sinistra. Mentre esiste nel voto del NO chi, come me, vuole restare nel PD e nel centro sinistra e quindi può essere riconquistato (per inciso: secondo le prime analisi sui flussi un quarto di elettori del PD ieri ha votato NO). Quindi: nel Sì non sono tutti voti per Renzi e nel NO molti voti non sono contro il PD e contro Renzi. Alla luce di questo quadro, è necessaria una grande opera di ricomposizione.

Il voto a Padova e l’alternativa a Bitonci.
Interessante, poi, il voto di Padova, dove il Sì perde con uno scarto inferiore a quello nazionale, 47%, e dove c'è stata una grande partecipazione al voto, la maggiore delle città venete e tra le maggiori in Italia. Anche in questo caso va fatta un'analisi attenta del voto referendario: accanto al segnale generale si può anche leggere un ulteriore messaggio, positivo per le prossime elezioni amministrative. Credo che una buona parte del voto affermativo abbia il significato di un forte disaccordo con l'amministrazione comunale ora sciolta, per me una parte dell'elettorato non ha guardato alla riforma o ad altri aspetti del voto, ma si é orientata pensando al locale e alla necessità di lasciare a Cittadella Bitonci, tanto per cominciare non votando come lui. Credo ci siano delle interessanti premesse per il centro sinistra, che può rivincere la città. Ora bisogna ricomporre i cocci del PD, e la cosa immediatamente successiva é ricomporre una larga alleanza a sinistra con la quale condurre la sfida: rimettersi tutti insieme con l'obbiettivo di restituire alla città un'amministrazione democratica. E su questa strada non mancherà un mio appassionato impegno e contributo.
CRONACHE DALLA GALASSIA.
Il dibattito nel PD e nella sinistra sul referendum costituzionale
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Alcune semplici verità sparse che non si possono smentire:

1. il risultato del Referendum non é dipeso dai voti dei democratici che come me hanno respinto la riforma costituzionale. I risultati sono 13.500.000 SI (41%) 19.500.000 NO (59%) uguale a 6 milioni di differenza! Anche se il PD fosse stato compatto il NO avrebbe vinto.

2. Non tutto il SI é un voto per Renzi, molti voti sono stati raccolti con argomenti "populisti" (contro la casta, sulla riduzione del numero dei politici, ecc.) ed é una grande ingenuità pensare che alle politiche questi voti arrivino al PD.

3. Una parte del voto negativo é di sinistra e di centro sinistra, vedremo i flussi ma già ora si può stimare che il 10/15 % di quel 59% sia di sinistra e di centro sinistra. Questi voti si possono recuperare.

4. A personalizzare il Referendum è stato Renzi convinto di avere il vento in poppa. Lo ha trasformato in un plebiscito sulla sua persona.

5. Il voto referendario é un allarme e di per se non produce effetti. È, anzi, l'effetto della perdita enorme di consenso del PD tra gli strati più popolari dei cittadini e tra i giovani.
Basta andare a vedere anche a Padova il voto nei diversi quartieri, in Centro vince il SI nelle periferie stravince il NO, facile capire chi ha votato cosa.

6. Occorre una svolta nella proposta del PD che rimetta al centro della propria azione i ceti popolari, i lavoratori dipendenti, i giovani, la gente che non sbarca il lunario. Bisogna farla finita con gli attacchi alla Cgil, ridare centralità nel mondo del lavoro.
Occorre andare ad incontrare i cittadini e ascoltare i loro bisogni.

7. Chi continua a polemizzare non fa un favore al PD, bisogna raccogliere i cocci e riaggiustare il partito.
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Grazie alle oltre 270 persone, con una storia di impegno nella sinistra padovana, che hanno contribuito alla vittoria del No

Anna Abbate, Adina Agugiaro Boschetti, Concetta Albanese, Antonio Aldrigo, Giovanni Alliney, Marco Almagisti, Maria Altomare Cascella, Gabriella Andrian, Marina Aresu, Leopoldo Armellini, Alessandra Baldan, Severina Baracco, Amelio Barco, Elisa Bassani, Giuliano Bastianello, Sergio Baù, Hussein Bazzi, Francesco Bolognini, Bruno Bellon, Claudio Benazzato, Gabriele Benetazzo, Raffaella Benettazzo, Riccardo Bentsik, Gianna Benucci, Riccardo Bernardinello, Valter Betto, Roberto Beverini, Arianna Boaretto, Armando Boaretto, Franco Boaretto, Giancarla Boaretto, Tatiana Boaretto, Stefano Bonomo, Salvatore Borelli, Tatiana Borin, Nicola Bortolami, Mauro Bortoli, Rossella Bortolotto, Alberto Boscagli, Enrico Boscato, Milvia Boselli, Ferdinando Bozzato, Vanni Bozzato, Giuliana Bozzolan, Ivana Bozzolan, Mirko Braga, Michele Brombin, Mimmo Brombin, Rosario Brumat, Daniela Brunino, Isabella Buniolo, Raffaella Cabbia Fiorin, Cosimo Cacciavillani, Lucio Caccin, Luana Calabrese, Roberto Callegari, Pietro Calogero, Jessica Calore, Isabella Campi, Alberto Cantonetti, Marco Carrai, Franca Cassol, Giovanni Castrezzati, Oscar Cavallaro, Gianni Ceccarello, Maurizio Celloni, Paolo Cesaro, Marco Cinetto, Mario Chiodin, Alberto Collauto, Lucio Collauto, Eva Contino, Bruna Coscia, Rudi Costa, Carlo Covino, Juri Crespan, Valia Crespan, Rita Cutraro, Beatrice Dalla Barba, Carolina Daniele, Renzo Deana, Chiara De Benetti, Morena De Bortoli, Carlo De March Piero De Togni, Roberto De Toni, Sabrina Di Napoli, Franca Di Ninni, Gabriella Di Ninni, Francesca Dissera, Silvana Donati, Alessandro Donà, Maria Teresa D’Urzo, Cristina Esposito, Nona Evghenie, Sergio Faccipieri, Rosi Favaron, Gino Favero, Bruno Ferraro, Lucia Ferro, Piero Ferro, Maria Teresa Finotto, Pietro Folena, Michela Foresti, Marco Foroni, Roberto Franco, Gianna Frasson, Moris Fregonese, Enrico Galiazzo, Roberto Gallinari, Antonia Gallo, Renato Galtarossa, Michela Galzigna, Roberto Gardellin, Vanni Garon, Igor Gazzignato, Sergio Gelain, Antonio Giacobbi, Barbara Giacometti, Davide Giacometti, Tito Giacon, Marco Giampieretti, Cosimo Giordano, Ennio Girardi, Imma Greco, Luciano Greco, Giuseppe Greggio, Margherita Grigolato, Roberta Guarnieri, Alessandro Guastella, Lorenzo Guella, Lidia Kobal, Nello Kum, Giusi La Manna, Nadia Lamberti, Sandra Lazzari, Anita Lazzaro, Ennio Lion, Massimo Loreggian, Antonia Maddalosso, Giovanni Mandoliti, Marta Manera, Lilia Manganaro, Sergio Manzato, Bruno Maran, Tania Marcialis, Anna Marcon, Renato Marcon, Antonio Martini, Costantino Mason, Giorgia Marzotto, Cosimo Mazzeo, Odette Mbuyi, Giampaolo Mercanzin, Graziella Michelotto, Daniela Minicchio, Manuel Miolo, Moreno Moratti, Giulia Moschini, Manuel Negri, Roberto Ongaro, Stefano Ordan, Marco Orlandi, Daniela Pancheri, Laura Pancheri, Luigi Pancheri, Michele Partipilo, Rita Pasqualetto, Luisa Pavanello, Luigi Perissinotto, Serena Persili, Giulio Peruzzi, Carmine Pesce, Rosanna Pesce, Alberico Pessa, Ester Piccinni, Rosa Maria Picchiuro, Ada Pignatelli, Giorgio Pigozzo, Giuseppe Pitarresi, Anna Lucia Pizzati, Arturo Polonio, Giovanni Ponchio, Luca Proto, Antonio Puccio, Giovanni Punzo, Eleonora Rampazzo, Eugenio Rampin, Meris Randolfini, Claudio Ranghetto, Giorgia Ranzato, Roberto Ranzato, Marisa Rettore, Guido Rigatti, Irene Righetto, Fernanda Rigoni, Francesco Rinaldi, Sebastiano Rizzardi, Angela Rizzato, Rosa Rizzato, Floriana Rizzetto, Maria Pia Rizzo, Mirko Romanato, Michele Romano, Giancarlo Rossi, Paolo Rossi, Giorgio Roverato, Piero Ruzzante, Pierluca Sagramora, Roberto Salviato, Giuseppe Santaguida, Orfeo Sartori, Bruno Sauli, Giuseppe Scabello, Enrico Scacco, Nicoletta Scalisi, Antonia Scandaletti, Martina Esposito Scandaletti, Chiara Scantissima, Fabio Scapin, Mario Scarparo, Daniela Sgaravatto, Annalisa Sgarbossa, Ilario Simonaggio, Angelo Soravia, Giulia Soravia, Roberto Stradiotto, Carlo Suitner, Sofia Talas, Diego Talpo, Annalisa Tasinato, Anna Telloli, Giovanna Tempesta, Giorgio Tinazzi, Ernesto Tisato, Paolo Tognon, Elena Tonazzo, Gianni Tonelotto, Anna Torelli, Franco Tosi, Luisella Traini, Ugo Trivellato, Cinzia Valentini, Rosa Valentino, Alessandro Verdicchio, Giorgio Verga, Claudio Vergerio, Susy Vettore, Giovanni Vianello, Giorgio Villi, Sergio Vitale, Marilena Volpin, Mirella Vonghia, Antonia Cariali Zaggia, Lorena Zaggia, Fiorenzo Zago, Valeria Zampieri, Vanna Zanella, Giuseppe Zanellato, Giorgio Zanet, Massimo Zanetti, Michele Zani, Alessandra Zanon, Mario Zanon, Flavio Zanonato, Marcello Zanonato, Pierluigi Zanonato, Egidio Zanovello, Lisa Zanovello, Franco Zignale, Mattia Zignale, Viviana Zignale, Luigi Zoppello, Alice Zorzi, Piero Zuccherato
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Alcune considerazioni dopo la vittoria del NO con il 60% e con 6 milioni di voti in più del SI e con la partecipazione del 70% degli elettori.

A grande maggioranza gli italiani hanno respinto una pessima riforma costituzionale approvata con un metodo profondamente sbagliato. Si può dire che ha vinto la carta dei valori del PD dove afferma "La sicurezza dei diritti e delle libertà di ognuno risiede nella stabilità della Costituzione, nella certezza che essa non è alla mercé della maggioranza del momento, e resta la fonte di legittimazione e di limitazione di tutti i poteri. Il Partito Democratico si impegna perciò a ristabilire la supremazia della Costituzione e a difenderne la stabilità, a metter fine alla stagione delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza..."
Renzi si é mosso contro questa regola che ci eravamo dati e gli italiani gli hanno detto giustamente di NO. Fortunatamente non si é creato il precedente per il quale ogni maggioranza e ogni governo avrebbe potuto in futuro manipolare la legge fondamentale che garantisce la convivenza pacifica nel nostro Paese.

Ora molti commentano questo risultato come la premessa di una prossima sconfitta del PD nelle prossime elezioni politiche, é vero solo se si considera questo voto come un campanello di allarme. Questo voto non causa una perdita di consenso ma segnala che il PD non é più in sintonia con il Paese, che il PD non é più capace, e forse non vuole, di rappresentare il mondo del lavoro dipendente, i giovani, le parti più deboli e in difficoltà del Paese. Questo é il problema! È il PD che deve cambiare, é il PD che deve tornare ad essere il riferimento di ceti sociali che non si sentono più rappresentati.

Alcuni si azzardano a raccontare che Renzi avrebbe con questo voto il 40% del consenso nel Paese, una vera sciocchezza se si pensa che il grosso delle argomentazioni dei promotori del SI sono state non sul merito della legge ma ti tipo populista del tipo "meno soldi agli eletti", "meno politici". In questo modo una parte del voto SI non si può sommare con il voto per il centro sinistra.

Il PD sarà in grado di cambiare? Sinceramente non lo so. A danno di un possibile ottimismo c'è che il segretario del PD e presidente del Consiglio Renzi si é caratterizzato sin dall'inizio con un'enorme arroganza e imbarazzante é stato l'appiattimento di tanti dirigenti, vecchi e nuovi, che invece di svolgere un ruolo di stimolo sono stati ignavi e plaudenti.

So che con i compagni, che con coraggio hanno sfidato il conformismo imperante, che hanno sopportato offese infamanti, bisogna partire con un grande lavoro unitario per rilanciare -nel PD se sarà possibile- i valori della sinistra e per ascoltare quei cittadini che da troppo tempo il PD non contatta più.
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Ecco il modo truffaldino con cui Renzi cerca voti tra gli elettori più qualunquisti. Questi "SI" sono voti qualunquisti, di destra, e nessuno può sperare che si aggiungano ai voti della SX. ... Vedi di piúVedi meno

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Ecco oltre 270 persone, con una storia di impegno nella sinistra padovana, che voteranno NO al referendum sul cambio della Costituzione

Anna Abbate, Adina Agugiaro Boschetti, Concetta Albanese, Antonio Aldrigo, Giovanni Alliney, Marco Almagisti, Maria Altomare Cascella, Gabriella Andrian, Marina Aresu, Leopoldo Armellini, Alessandra Baldan, Severina Baracco, Amelio Barco, Elisa Bassani, Giuliano Bastianello, Sergio Baù, Hussein Bazzi, Francesco Bolognini, Bruno Bellon, Claudio Benazzato, Gabriele Benetazzo, Raffaella Benettazzo, Riccardo Bentsik, Gianna Benucci, Riccardo Bernardinello, Valter Betto, Roberto Beverini, Arianna Boaretto, Armando Boaretto, Franco Boaretto, Giancarla Boaretto, Tatiana Boaretto, Stefano Bonomo, Salvatore Borelli, Tatiana Borin, Nicola Bortolami, Mauro Bortoli, Rossella Bortolotto, Alberto Boscagli, Enrico Boscato, Milvia Boselli, Ferdinando Bozzato, Vanni Bozzato, Giuliana Bozzolan, Ivana Bozzolan, Mirko Braga, Michele Brombin, Mimmo Brombin, Rosario Brumat, Daniela Brunino, Isabella Buniolo, Raffaella Cabbia Fiorin, Cosimo Cacciavillani, Lucio Caccin, Luana Calabrese, Roberto Callegari, Pietro Calogero, Jessica Calore, Isabella Campi, Alberto Cantonetti, Marco Carrai, Franca Cassol, Giovanni Castrezzati, Oscar Cavallaro, Gianni Ceccarello, Maurizio Celloni, Paolo Cesaro, Marco Cinetto, Mario Chiodin, Alberto Collauto, Lucio Collauto, Eva Contino, Bruna Coscia, Rudi Costa, Carlo Covino, Juri Crespan, Valia Crespan, Rita Cutraro, Beatrice Dalla Barba, Carolina Daniele, Renzo Deana, Chiara De Benetti, Morena De Bortoli, Carlo De March Piero De Togni, Roberto De Toni, Sabrina Di Napoli, Franca Di Ninni, Gabriella Di Ninni, Francesca Dissera, Silvana Donati, Alessandro Donà, Maria Teresa D’Urzo, Cristina Esposito, Nona Evghenie, Sergio Faccipieri, Rosi Favaron, Gino Favero, Bruno Ferraro, Lucia Ferro, Piero Ferro, Maria Teresa Finotto, Pietro Folena, Michela Foresti, Marco Foroni, Roberto Franco, Gianna Frasson, Moris Fregonese, Enrico Galiazzo, Roberto Gallinari, Antonia Gallo, Renato Galtarossa, Michela Galzigna, Roberto Gardellin, Vanni Garon, Igor Gazzignato, Sergio Gelain, Antonio Giacobbi, Barbara Giacometti, Davide Giacometti, Tito Giacon, Marco Giampieretti, Cosimo Giordano, Ennio Girardi, Imma Greco, Luciano Greco, Giuseppe Greggio, Margherita Grigolato, Roberta Guarnieri, Alessandro Guastella, Lorenzo Guella, Lidia Kobal, Nello Kum, Giusi La Manna, Nadia Lamberti, Sandra Lazzari, Anita Lazzaro, Ennio Lion, Massimo Loreggian, Antonia Maddalosso, Giovanni Mandoliti, Marta Manera, Lilia Manganaro, Sergio Manzato, Bruno Maran, Tania Marcialis, Anna Marcon, Renato Marcon, Antonio Martini, Costantino Mason, Giorgia Marzotto, Cosimo Mazzeo, Odette Mbuyi, Giampaolo Mercanzin, Graziella Michelotto, Daniela Minicchio, Manuel Miolo, Moreno Moratti, Giulia Moschini, Manuel Negri, Roberto Ongaro, Stefano Ordan, Marco Orlandi, Daniela Pancheri, Laura Pancheri, Luigi Pancheri, Michele Partipilo, Rita Pasqualetto, Luisa Pavanello, Luigi Perissinotto, Serena Persili, Giulio Peruzzi, Carmine Pesce, Rosanna Pesce, Alberico Pessa, Ester Piccinni, Rosa Maria Picchiuro, Ada Pignatelli, Giorgio Pigozzo, Giuseppe Pitarresi, Anna Lucia Pizzati, Arturo Polonio, Giovanni Ponchio, Luca Proto, Antonio Puccio, Giovanni Punzo, Eleonora Rampazzo, Eugenio Rampin, Meris Randolfini, Claudio Ranghetto, Giorgia Ranzato, Roberto Ranzato, Marisa Rettore, Guido Rigatti, Irene Righetto, Fernanda Rigoni, Francesco Rinaldi, Sebastiano Rizzardi, Angela Rizzato, Rosa Rizzato, Floriana Rizzetto, Maria Pia Rizzo, Mirko Romanato, Michele Romano, Giancarlo Rossi, Paolo Rossi, Giorgio Roverato, Piero Ruzzante, Pierluca Sagramora, Roberto Salviato, Giuseppe Santaguida, Orfeo Sartori, Bruno Sauli, Giuseppe Scabello, Enrico Scacco, Nicoletta Scalisi, Antonia Scandaletti, Martina Esposito Scandaletti, Chiara Scantissima, Fabio Scapin, Mario Scarparo, Daniela Sgaravatto, Annalisa Sgarbossa, Ilario Simonaggio, Angelo Soravia, Giulia Soravia, Roberto Stradiotto, Carlo Suitner, Sofia Talas, Diego Talpo, Annalisa Tasinato, Anna Telloli, Giovanna Tempesta, Giorgio Tinazzi, Ernesto Tisato, Paolo Tognon, Elena Tonazzo, Gianni Tonelotto, Anna Torelli, Franco Tosi, Luisella Traini, Ugo Trivellato, Cinzia Valentini, Rosa Valentino, Alessandro Verdicchio, Giorgio Verga, Claudio Vergerio, Susy Vettore, Giovanni Vianello, Giorgio Villi, Sergio Vitale, Marilena Volpin, Mirella Vonghia, Antonia Cariali Zaggia, Lorena Zaggia, Fiorenzo Zago, Valeria Zampieri, Vanna Zanella, Giuseppe Zanellato, Giorgio Zanet, Massimo Zanetti, Michele Zani, Alessandra Zanon, Mario Zanon, Flavio Zanonato, Marcello Zanonato, Pierluigi Zanonato, Egidio Zanovello, Lisa Zanovello, Franco Zignale, Mattia Zignale, Viviana Zignale, Luigi Zoppello, Alice Zorzi, Piero Zuccherato
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Flavio Zanonato ha aggiunto un evento. ... Vedi di piúVedi meno

Le ragioni del nostro NO

dicembre 1, 2016, 8:45pm - dicembre 1, 2016, 10:30pm

Palazzo Moroni - Comune di Padova

GIOVEDì 1 DICEMBRE, ORE 20.45 SALA ANZIANI - MUNICIPIO DI PADOVA Tante persone...

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Efficace risposta a Michele Serra:
ALZATI DA QUELL’AMACA!
MICHELE SERRA E IL REFERENDUM

Di GIANCARLO GHIGI
Ipotesi sperimentale: c’è uno Stato distopico. Un posto che richiede un po’ di impegno immaginativo. Immaginiamo un luogo nel quale i cittadini siano completamente avulsi, estranei ad ogni conoscenza, anche solo abbozzata, dei meccanismi finanziari, economici e costituzionali, sociali ed ambientali. Siano perciò indifferenti e nello stesso tempo indifesi. Immaginiamo che in questo Stato (e pietoso stato) questi topolini da laboratorio cerchino solo lo zucchero, cerchino un tubicino che goccioli una narrazione scritta apposta per loro, si nutrano insomma di pura demagogia. In questo Stato, la topolina di Voghera sceglierà lo zucchero integrale, il sorcione di Trento quello raffinato, la cavia di Milano invece seguirà un primordiale istinto, ed il fiuto la porterà verso l’irresistibile profumo delle cozze ammuffite col fez.
In questo mondo puramente immaginario ed ipotetico, ci sarebbero solo due tipi di creature; i pensatori col camice bianco ed i sorci da laboratorio. La composizione della melodia di fondo, il melange di sapori, il dosaggio degli ingredienti, la sostanza insomma, verrebbe decisa dai soli pensatori, dai demiurghi, mentre il consumo di ciascuno di questi sottoprodotti sarebbe pertinenza delle cavie. Ma c’è un ultimo dettaglio che rende assolutamente interessante questo mondo immaginario. Per una contorsione ideologica derivante da vetuste e balzane teorie egualitarie, avviene che l’infinito popolo dei sorci abbia il potere ogni quattro anni di decidere il futuro dell’intero microcosmo. Infatti i sorci possono votare, scegliendo ovviamente in base ai propri gusti. Capiterebbe così, in questo Stato immaginario, che ai pensatori tocchi, certo solo in rari periodi molto convulsi, il difficile compito di farsi rieleggere, somministrando debitamente alla plebaglia, tramite i soliti gocciolatoi, ogni sorta di porcheria, un mix sapientemente dosato di Nulla, e che nulla avrebbe a che fare con la reale complessità dell’amministrazione del piccolo mondo, ma in grado di direzionare, con trucchi retorici, i voti dei topolini. I topolini infatti non conoscono per niente il funzionamento del laboratorio, ne sono estranei, lo sappiamo, vivono in un luogo del quale conoscono solo anonimi labirinti.

Il rito elettorale, in questo paese ipotetico, è l’unico elemento dissonante. Pur non capendo infatti cosa votano, le cavie effettivamente decidono il loro destino, rieleggono i pensatori, li scelgono. E lo fanno, guidate solo da gusti assolutamente inadeguati e incoerenti rispetto alla reale dimensione dei problemi sui quali delegano tale rappresentanza. L’abile lavorio dei pensatori starebbe proprio nel convertire in sapori spendibili nel mercato elettorale qualcosa che per sua natura invece non ha niente a che fare col mondo dei sapori. Sta nel fornire, anzi costruire a tavolino, delle narrazioni, delle sintesi spiazzanti, storie di fantasia, sistematicamente tradite dalla dura realtà dei fatti.
La competizione elettorale tra pensatori si ridurrebbe perciò a questo: come infilare difficili scelte strategiche, magari identiche, dentro pasticche diversamente colorate, come produrre consenso privo di consequenzialità, come creare odori che sembrino nuovi, che condizionino strade, che poi portano a luoghi, con tutt’altri aromi. In una società simile, prevarrebbero, alla lunga, ovviamente, i somministratori di intrugli sapidi, magari dannosi per la salute, ma saporiti. Questi pensatori sdolcinati facilmente vincerebbero le elezioni. L’arte del “come te la racconto” prevarrebbe senz’altro sul “cosa faremo veramente domani”, perché il “cosa faremo” rimane estraneo, superiore, infinitamente oltre ogni possibile orizzonte conoscitivo delle cavie da laboratorio. Come diceva uno dei più influenti pubblicitari del novecento, Edward Bernays, nel suo saggio “Propaganda” del 1928, “Noi siamo in gran parte governati da uomini di cui ignoriamo tutto, ma che sono in grado di plasmare la nostra mentalità, orientare i nostri gusti, suggerirci cosa pensare.”

In questo mondo puramente ipotetico, Michele Serra scriverebbe esattamente ciò che scrive oggi. Scriverebbe cioè che la casalinga di Voghera non può scegliere la natura costituzionale dello Stato in cui vive, perché una cosa del genere a lei, direttamente, non interessa; e se invece le interessa, in pura ed astrusa ipotesi, questo costituisce un caso fortuito, il raro caso d’un topolino che ha scavalcato la transenna; mentre la norma dice che, nella sostanza, la casalinga è e rimarrà per sempre estranea alle conseguenze del suo voto. Il referendum, istituto che fa scegliere tra due assetti costituzionali dello Stato non è alla portata dei topi che abitano lo Stato, né mai potrà esserlo. E questo sebbene la forma di Stato del piccolo laboratorio sia stata il frutto di uno storico referendum istituzionale, e sebbene pure la stessa Costituzione della Repubblica dei topi sia stata il frutto di una precisa consultazione elettiva ad hoc, dove i topi erano chiamati non ad eleggere generici rappresentanti, bensì costituenti. Serra oggi sentenzia che basta, è arrivata l’ora di chiudere con questa faccenda.
Quando i topolini infatti, il 4 dicembre 2016, prevedibilmente -e sbagliando- sceglieranno inconsapevolmente il croissant, così facendo, questi ingrati, manderanno a casa il governo di Fonzi. I topi vanno privati, per il bene del laboratorio tutto, di questa delirante prassi del voto referendario. “Abbasso il referendum” concluderebbe Michele Serra.
Poi si, certo, nel resto dei casi, essi scelgano pure, scelgano ogni tanto, opzionino tra il dolce e il salato, perché quella scelta innocente è alla loro portata, e poi in fin dei conti è senza conseguenze. Ma non scelgano che questo. Il resto spetta ai manovratori.

Leggere, in trama, un portato reazionario nelle parole di Serra non è ipotesi retorica. La scuola stalinista diffidava sommamente del popolo. Il popolo, in quell’immaginario elitistico (traghettato così bene ai giorni nostri da quest’amacato epigone) è una pura massa da dirigere, un immaginario da coartare, un gregge a cui spesso abbaiare. L’inerzia del popolo si vince solo con la propaganda, ed il leader, che ne incarna le forme sintetiche, certo per il bene del popolo, ne deve poter gestire con sicurezza le redini ultime. Perché il leader “vince” le elezioni, che gli offrono in dono lo Stato per i prossimi anni. “Poche balle”, è solo l’identificazione dell’idea col leader che fa quella differenza, che poi è l’unica sostanziale. Tutto il resto, tutta la gestione del resto, e’ solo una ricaduta di questo, e sarà poi compito dei valletti del leader, in camice bianco, di gestire il funzionamento della macchina nel quotidiano.
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