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I Fondi Europei!

La nuova programmazione dei fondi europei per il periodo 2014/2020 prevede fondi e programmi a gestione diretta dell’Unione Europea e delle sue agenzie ovvero:

  • HORIZON 2020 per la ricerca e l’innovazione (70 miliardi di Euro)
  • COSME per la competitività e lo sviluppo delle imprese
  • ERASMUS PLUS per l’Istruzione di base, secondaria ed universitaria, Formazione ed Educazione degli adulti, Istruzione e Formazione professionale, Gioventù e Sport
  • LIFE per l’ambiente
  • Europa per i Cittadini per gemellaggi tra città, etc.
  • Europa Creativa per la cultura

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Le nuove etichette di efficienza energetica

Mercoledì il Parlamento Europeo ha approvato a larghissima maggioranza l’aggiornamento legislativo che introduce nuove classi per l’efficienza energetica degli elettrodomestici. Mettere mano alle etichette energetiche degli elettrodomestici europei vuol dire entrare nel merito della competizione tra modelli industriali e commerciali differenti e spesso alternativi.   Spingere l’industria europea a stare al passo con il progresso … Continua a leggere Le nuove etichette di efficienza energetica

Dopo la Brexit serve un new deal per l’Europa – Intervista al Mattino di Padova

A questo link puoi trovare la mia intervista rilasciata al Mattino di Padova dopo l’esito del referendum sulla Brexit:  http://goo.gl/QtyVDW    

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A proposito dello stadio Euganeo.

Non si fa un pony accorciando le gambe ad un cavallo!

Spero non sia vero, spero che quello che mi hanno raccontato oggi sia solo una chiacchiera... qualcuno vorrebbe riproporre una vecchia e sbagliata idea sull'Euganeo, ovvero spostare il campo di gioco verso una tribuna distruggendo la pista di atletica e costruire sull'altro lato una nuova tribuna. Purtroppo questa vecchia idea, di cui ho parlato anni fa con l'allora assessore allo sport Sinigaglia, che dovrebbe contrapporsi alla trasformazione dello stadio di rugby in stadio di calcio è sbagliata come l'altra e finirà col favorire proprio il Bitonci, che si dice di voler mettere in difficoltà. Il perché è presto detto: con questa proposta si assume il punto di vista per cui l'Euganeo non va bene per il gioco del calcio, che si possono spendere ancora denari per accontentare tifosi e soprattutto ultras per un impianto nuovo o rifatto. Alla faccia delle priorità sociali e culturali dei padovani.
Un po' di storia per chi non la sa: sono diventato sindaco, succedendo a Paolo Giaretta, nel 93 e uno dei problemi che ho dovuto risolvere è stato quello di uno Stadio in costruzione con i fondi dei mondiali di calcio "Italia 90". La magistratura aveva scoperto che l'operazione stadio era segnata da un fatto di importante corruzione. Scelsi, affrontando grandi difficoltà, di completare l'opera e di non fermarla. Il Padova giocava ancora allo stadio Appiani, completamente fuori norma, e non sarebbe stata possibile la serie A (e neppure la B) in quel impianto obsoleto. Ma c'era un motivo di fondo -che valse per altre opere "tangentate" come il Nuovo Tribunale e il palazzo CEAT- non volevo che la corruzione decidesse il destino di opere che ritenevo importanti per il futuro della città. Sullo stadio furono importanti dirigenti comunali che mi aiutarono: la dott. Sandra Lucia, l'ing. Umberto Rovini e l'avv. Alberto Sichel.
Il finanziamento e la progettazione dello stadio si mostrarono subito carenti, mancava un sistema idraulico adeguato per smaltire le acque meteoriche e si decise di realizzare un laghetto con la funzione di polmone, dei parcheggi non era prevista l'asfaltatura, indispensabile per la sicurezza. Erano previste due tribune Est e Ovest scoperte e una sola tribuna nord (ovvero non era finanziata la tribuna sud quella dei tifosi padovani). Mancava inoltre una adeguata viabilità per l'accesso al nuovo impianto sportivo. Tutti i sistemi di recinzione e di sicurezza erano carenti. Vennero realizzate le cose indispensabili per poter giocare in sicurezza e potemmo finalmente lasciare l'Appiani che ormai cadeva a pezzi. Bello da ricordare il Padova finalmente fu promossa in serie A e vi rimase per due stagioni giocando all'Euganeo. Negli anni successivi furono realizzate moltissime opere di completamento: copertura delle due tribune lunghe, realizzazione di una efficiente viabilità, realizzazione della tribuna sud, chiusura degli angoli per ottenere l'effetto catino, nuova e più potente illuminazione, terrapieno per dare allo stadio un aspetto più gradevole e maggiore funzionalità, realizzati tutti gli ultimi ritrovati per dare allo stadio maggiore sicurezza contro la violenza sportiva (esempio telecamere ad alta risoluzione e tornelli). In totale credo siano stati spesi più di 50 milioni di €. Certo lo stadio Euganeo è un impianto per il calcio e contemporaneamente per l'atletica leggera e quindi ha la pista, fu questo il vincolo imposto dal CONI per i finanziamenti, e questa rende più lontani i giocatori dagli spettatori, ma contemporaneamente la città ha il più grande impianto di atletica del Veneto. (Anche a Roma l'Olimpico ha la pista per la corsa) Inoltre l'Euganeo può ospitare grandi spettacoli fino a 50 mila persone (fantastici sono stati i concerti organizzati da Zed).
Ora qualcuno, non capisco per compiacere chi, proporrebbe di ridimensionare l'Euganeo con un operazione "Frankenstein" facendolo diventare un campo per il solo calcio, spendendo altri soldi e buttando via un grande patrimonio. Alla faccia delle priorità sociali, delle manutenzioni, delle cose che veramente sono indispensabili per Padova.
Dico subito che non sono d'accordo.
Flavio Zanonato
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Trovo inaccettabile l'incipit con cui stamattina un giornalista del mattino di Padova (che per altro ha fatto dei bellissimi servizi sulla manifestazione) ha descritto gli operai come soggetti “che dovrebbero venire salvaguardati dal Wwf, poche centinaia di persone un po’ avanti con gli anni che strombazzavano e scampanellavano”, in piazza pronti a bere birra e spritz. Si sarebbe mai sognato Giorgio Sbrissa di parlare così di una manifestazione di protesta dei giornalisti?! Ieri un migliaio di lavoratori hanno manifestato arrivando in Piazza dei Signori chiedendo 100 euro in più al mese. Quelli che servono per vivere, non per sbevazzare. Lo hanno fatto per loro e per i loro compagni, con dignità e compostezza. Sono una categoria debole che lotta contro i più forti, ed è un esercizio che sempre in meno praticano, nella disillusione crescente, nella crisi dei corpi intermedi, nell'individualismo di massa e nell'illusione che sia possibile “salvarsi da soli”. Ma di fronte a questa crisi della rappresentanza, trovo fastidioso il cinismo di certi osservatori, questa scommessa sullo sfascio, questo pontificare sui dettagli inutili, senza andare alla sostanza, quella sostanza che fa informazione e - diciamocelo - può migliorare la realtà. E verrebbe da reagire con durezza, magari chiedendosi se qualcuno analizza seriamente la crisi che attraversano i giornali, la loro capacità reale di orientare l'opinione pubblica, la loro scommessa sulle "vendite" (ricordo drammatiche campagne sulla quotidiana "emergenza sicurezza", che ha riempito le vele a Bitonci) e il fatto che si sostengano anche sulle condizioni di precarietà in cui condannano centinaia di collaboratori.

Le tute blu non sono in crisi. Le tute blu sono donne e uomini dell'economia che ci salva, tutti, dell'economia reale, quella che ridistribuisce di più e crea meno disuguaglianza. Nella sfida globale in Europa si parla di reindustrializzazione, di Industria 4.0, di urgenza di un nuovo manifatturiero; a Padova e provincia i metalmeccanici sono 54 mila: non li descriverei come quattro amici al bar. Certo, quelli che hanno una tessera di Fiom, Fim e Uilm sono ovviamente meno, ma da sempre c'è una minoranza – numerosa – che va avanti, che lotta per i diritti, che cerca di far valere la voce di chi non ha voce. A queste persone bisognerebbe dire grazie, solo grazie. Sempre. Altro che sberleffi, altro che cinismo, altro che alimentare lo schifo generale, che peggiora il contesto in cui tutti viviamo, e di cui – volenti o nolenti – fanno parte pure gli "osservatori". Anche loro, che si credono assolti, sono pur sempre coinvolti.
Flavio Zanonato
Ps
Sulla critica a Bitonci concordo ma qui per criticare Bitonci si dileggiano i lavoratori dipendenti.
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Nuovo Ospedale a Padova. Alle parole devono seguire i fatti

luglio 15, 2016, 4:30pm

Sala della Carita', via San Francesco 61 Padova

Padova, venerdì 15 luglio, ore 16.30 Sala della Carità, via san Francesco, 61 ...

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Spero che il PD di Padova si renda presto consapevole che attaccare Bitonci per tutte le assurdità che caratterizzano la sua amministrazione è importante, ma non sufficiente. Non basterà dimostrare che gli avversari politici sono scadenti se contemporaneamente non dimostriamo che il PD è un'alternativa valida, per competenza e capacità di governo. ... Vedi di piúVedi meno

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Bellissima mattinata ... Vedi di piúVedi meno

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SCIENZA & DEMOCRAZIA: la grande sfida della #ricerca in #Europa, il nesso tra Ricerca e #Sviluppo, i dati del declino dell'Università, il rapporto tra Scienza e Sinistra.
Oggi, ore 17.30, in Sala Anziani in Municipio a Padova.
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La sinistra ha un leader, e nient'altro: l'eredità storico-politica, che fa parte della storia migliore del Paese, è stata derisa e svenduta a saldo, come se le idee e gli uomini si potessero rottamare al pari delle macchine. Ma dopo il salto nel cerchio di fuoco, spenti gli applausi, rimane solo la cenere...

La storia rottamata

di EZIO MAURO

Con tutto il vento seminato in questi ultimi anni, il Pd non può certo stupirsi della tempesta che ha raccolto domenica sera nelle urne. Quando la sorte e le circostanze trasformano un partito da forza di maggioranza relativa in perno del sistema politico-istituzionale e questa occasione storica viene dissipata, la politica si vendica, l'opinione pubblica si ribella e il voto lo certifica. (...) Quando si destrutturano i valori e i fondamenti culturali di storie politiche che hanno attraversato il secolo, rimane un deserto politico da presunto Anno Zero: teatro solo di performance, come se la politica fosse pura rappresentazione e interpretazione di pièce improvvisate ed estemporanee, senza un ancoraggio nella carne della società, nei suoi interessi legittimi, nelle sue forze vive. .... La sinistra sganciata dal sociale e dalla storia, si perde nel gesto politico fine a se stesso, dove tutto è istintivo e istantaneo, fino a diventare isterico. (...)
Desertificato di riferimenti culturali (che certo sono ingombranti, perché obbligano terribilmente) il campo della contesa disegnato dalla sinistra al potere diventa basico e nudo, con parole d'ordine elementari e radicali. Una su tutte: il cambiamento ma senza progetto, senza alleanze sociali, senza uno schema di trasformazione, cambiamento per il cambiamento, dunque soprattutto anagrafico, spesso con una donna al posto di un uomo. La rottamazione della storia si è portata via anche il deposito di significato, la traccia di senso che la storia lascia dietro di sé, comprese le competenze e naturalmente le esperienze, quel legame tra le generazioni che forma il divenire di una comunità e si chiama trasmissione della conoscenza, del sapere, delle emozioni condivise. Tutte cose che altrove fanno muovere le bandiere di un partito, consapevole di avere un popolo che in quelle insegne si riconosce. Solo da noi la bandiera della sinistra, ammesso che ci sia ancora, è floscia come se vivessimo sulla luna, dove non c'è vento. (...)
La sinistra ha predicato per tre anni che nulla della sua storia civica e politica valeva la pena d'essere salvato e indicato come riferimento, solo la germinazione spontanea del nuovo meritava attenzione, mentre la classe dirigente non andava rinnovata ma sostituita, come si fa con una gomma bucata. (...) alla prima resa dei conti, molti cittadini tra il "cambiamento di governo" di Renzi e il "cambiamento contro tutti" di Grillo hanno preferito la spallata. Perché governare e rottamare insieme è difficile, quasi impossibile. E soprattutto, governare senza una storia politica a far da cornice e dei valori di riferimento, diventa un'interpretazione autistica, staccata dal corpo sociale. Si irrideva alla competenza e all'esperienza, promuovendo ministro la famosa cuoca di Lenin? Bene, ecco gli apprendisti cuochi di Grillo, più nuovi del nuovo, digiuni delle cucine del potere, totalmente inesperti da sembrare ignoranti, così politicamente "ignoranti" da apparire innocenti, talmente innocenti da funzionare come garanzia non solo di novità ma molto di più: di alterità, come se venissero da un altrove ingenuo e incontaminato, per molti cittadini il mondo ideale residuo, dopo che della politica si è voluto coscientemente fare un deserto, chiamandolo partito della nazione. (...)
E qui, c'è l'ultima questione. Perché l'irruzione delle forze antisistema nel campo vuoto della politica è sicuramente una sirena d'allarme per Renzi, che forse ha esaurito il capitale politico della sua avventura, e oggi dopo aver svuotato il Pd fa i conti con la sua assenza. Ma è una campana a morto per il cosiddetto establishment , incapace di proiettare un'immagine civica di sé e di costruire una vera classe dirigente del Paese in grado di coniugare gli interessi particolari legittimi con l'interesse generale: più facile da domattina — scommettiamo? — lusingare il nuovo potere nascente, per mantenere una rendita di posizione, come sempre. Questa è la verità: gli antisistema vincono perché non c'è più il sistema. Ecco perché oggi la campana suona per tutti, suona per noi.
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