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finanziamenti

I Fondi Europei!

La nuova programmazione dei fondi europei per il periodo 2014/2020 prevede fondi e programmi a gestione diretta dell’Unione Europea e delle sue agenzie ovvero:

  • HORIZON 2020 per la ricerca e l’innovazione (70 miliardi di Euro)
  • COSME per la competitività e lo sviluppo delle imprese
  • ERASMUS PLUS per l’Istruzione di base, secondaria ed universitaria, Formazione ed Educazione degli adulti, Istruzione e Formazione professionale, Gioventù e Sport
  • LIFE per l’ambiente
  • Europa per i Cittadini per gemellaggi tra città, etc.
  • Europa Creativa per la cultura

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2016, un anno in Europa

Qui di seguito puoi sfogliare l’opuscolo che ripercorre l’ attività svolta nel 2016: il lavoro a Bruxelles e a Strasburgo, le iniziative nel territorio, alcune riflessioni sulla globalizzazione, l’Europea e la Sinistra. Buona lettura!      

La mia Agenda

L’impegno quotidiano a Bruxelles, a Strasburgo e nel territorio

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Oct
14

Industria 4.0 e Lavoro

Auditorium CGIL, via Dandolo, 4 Treviso
20.45
Auditorium CGIL, via Dandolo, 4 Treviso

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Tel. +33(0)3 88 1 75363
Fax +33(0)3 88 1 79363

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Tel. 049 7335776
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Piazza dei Frutti, 36
35122 Padova (PD)

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Alcune brevissime considerazioni sulla decisione della "Consulta" relativa al Referendum sul Jobs act che ha ammesso due quesiti (voucher e appalti) ma non il terzo, il più importante, relativo all'art.18 sui licenziamenti.
Ha sbagliato la CGIL a proporre un quesito che non solo cancellava la modifica dell'articolo 18 ma estendeva la tutela contro i licenziamenti ad imprese con più di 5 dipendenti (prima la protezione era per i dipendenti con più di 15 dipendenti). Come sempre "chi troppo vuole nulla stringe" e credo che si possa sostenere che la CGIL ha subito l'influenza delle sue componenti più radicali.
Trovo allo stesso tempo sbagliate le posizioni degli esponenti del PD che esultano per questa decisione. La Corte Costituzionale non decideva sulla legge ma sul far votare i cittadini affinché loro decidessero sulla abolizione dell'articolo 18.
Questa "contentezza" tradisce la paura di dirigenti del PD del voto dei cittadini, evidentemente ritenuti incapaci di decidere su una questione rilevante nella loro vita di lavoratori.
Ancora una volta non viene compreso dai dirigenti del PD che se i cittadini non possono decidere con uno strumento democratico come il Referendum la decisione verrà semplicemente rinviata alle elezioni politiche. Purtroppo il Referendum Costituzionale non ha insegnato nulla.
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Alcune brevissime considerazioni sulla decisione della "Consulta" relativa al Referendum sul Jobs act che ha ammesso due quesiti (voucher e appalti) ma non il terzo, il più importante, relativo all'art.18 sui licenziamenti.
Ha sbagliato la CGIL a proporre un quesito che non solo cancellava la modifica dell'articolo 18 ma estendeva la tutela contro i licenziamenti ad imprese con più di 5 dipendenti (prima la protezione era per i dipendenti con più di 15 dipendenti). Come sempre "chi troppo vuole nulla stringe" e credo che si possa sostenere che la CGIL ha subito l'influenza delle sue componenti più radicali.
Trovo allo stesso tempo sbagliate le posizioni degli esponenti del PD che esultano per questa decisione. La Corte Costituzionale non decideva sulla legge ma sul far votare i cittadini affinché loro decidessero sulla abolizione dell'articolo 18.
Questa "contentezza" tradisce la paura di dirigenti del PD del voto dei cittadini, evidentemente ritenuti incapaci di decidere su una questione rilevante nella loro vita di lavoratori.
Ancora una volta non viene compreso dai dirigenti del PD che se i cittadini non possono decidere con uno strumento democratico come il Referendum la decisione verrà semplicemente rinviata alle elezioni politiche. Purtroppo il Referendum Costituzionale non ha insegnato nulla.
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L’addio a Teresa Martini

Si è spenta la 97enne partigiana deportata a Mauthausen, maestra e moglie del medico Andrea Redetti.

Si è spenta Teresa Martini, sopravvissuta alle privazioni assolute di Mauthausen, una testimone delle peggiori atrocità del secolo scorso e una grande maestra di vita. Teresa Martini aveva 97 anni, viveva alla Guizza. Aveva sposato Andrea Redetti, medico della mutua, nel dopoguerra mezza Padova si rivolgeva a lui a tutte le ore, e la precedenza andava sempre ai più bisognosi; dalla loro unione sono nati quattro figli: Gastone, Marina, Francesco e Andreina. “Sia Andrea che Teresa erano stati deportati nei campi di concentramento, anche se ne hanno parlato, come tanti che avevano condiviso questo dramma atroce, solo tardi. C’era una sorta di riserbo di chi era "sopravvissuto". Negli anni ’70 li conoscevamo essenzialmente per il comune impegno politico”, ricordano l’ex sindaco ed eurodeputato, Flavio Zanonato, e il consigliere regionale Piero Ruzzante. “Dopo l’8 settembre del ’43, Teresa con le sorelle Lidia e Liliana si impegnò per il salvataggio di ebrei e di prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento; venivano da una famiglia numerosa, sei sorelle e sei fratelli. In quel frangente, entrarono in contatto con personalità straordinarie, come Padre Placido Cortese e Maria Borgato, suora laica orsolina, uccisa in un campo di concentramento”. Teresa e Liliana vennero arrestate il 14 marzo 1944 assieme ad altre donne coinvolte nella loro “rete” di salvataggio e a luglio furono internate nel campo di Mauthausen e poi nel campo di lavoro obbligatorio di Linz. “E qui conobbero Andrea Redetti, studente di Medicina. Andrea era comunista, militante del Fronte della Gioventù di Eugenio Curiel, Teresa cattolica: a Padova si ritrovarono e sposarono”. Teresa Martini si è dedicata alla famiglia, all’insegnamento – è stata per anni maestra a Cornegliana, frazione di Due Carrare - e all’impegno politico nel Pci. Solo più tardi, negli anni della vecchiaia, in tante interviste e negli incontri con gli allievi delle scuole, questa donna tenace ha raccontato i mesi terribili della prigionia: i lavori forzati, i 25 gradi sotto zero, la fatica infinita, la necessità di tenere viva la speranza. “Era una donna silenziosa e determinata, che, nello spirito della Costituzione nata dalla Resistenza al nazifascismo, ha sostenuto il marito Andrea nell’esperienza del circolo culturale “Il Ponte” . Questa associazione – anticipando l’intuizione di Berlinguer del compromesso storico - voleva costruire un “ponte” tra cattolici e comunisti, tra la realtà della sezione e il tessuto della parrocchia. In un certo senso, per Andrea e Teresa questo “ponte” era naturalissimo, la loro stessa vita e il loro matrimonio erano cresciuti dentro questo incontro. Un circolo straordinario, caratterizzato dall’impegno di compagni come Armando Boaretto, Gilberto Rossetto, Sergio Lion detto Cioci, Lino Zancanaro”, concludono Zanonato e Ruzzante.

Teresa Martini sarà salutata dall’Anpi, dalle istituzioni e dalle compagne e compagni di una vita giovedì 29 Dicembre alle 11, nella Sala del Commiato presso il Cimitero Maggiore di Padova.
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‪Giachetti ha dato della faccia come il c..o a Speranza, di questa Boschi che dice?‬ ... Vedi di piúVedi meno

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La discussione su come condurre la campagna elettorale e scegliere il candidato sindaco per Padova sta assumendo aspetti surreali. Da una parte chi indica il metodo scritto nello statuto del PD, ovvero primarie di coalizione per scegliere e legittimare un candidato chiunque sia; civico (una volta si sarebbe detto della società civile, ora c'è più pudore ad usare questo termine) o con una militanza politica alle spalle. Dall'altra parte non si vogliono le primarie ma non si indica né il metodo di scelta, né il nome del miracoloso candidato civico in grado per chissà quali virtù taumaturgiche di vincere contro Bitonci e i 5 Stelle. Intanto il tempo passa, non parte un'attività e una mobilitazione in città e nei quartieri dove é attivo solo Bitonci . Forse qualcuno spera di rendere impossibili le primarie per mancanza di tempo... si vede che a qualche apprendista stregone de noaltri non é servita a nulla la lezione della Liguria e di Cofferrati o quella di Napoli con Bassolino. ... Vedi di piúVedi meno

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Alcune considerazioni sulle prossime elezioni amministrative a Padova.

Non sono sicuro che il modo in cui é avvenuta la defenestrazione di Bitonci, e soprattutto il modo in cui é stata raccontata dai media, favorirà il PD e il centro sinistra nelle prossime elezioni comunali a primavera. Vedo il rischio che il fallimento di Bitonci, che dopo aver cacciato tre assessori della sua giunta ha perso il sostegno di ben cinque consiglieri della sua maggioranza, venga percepito dai cittadini meno politicizzati -la maggioranza- come una trama di Palazzo, come un gioco che ha contrapposto l'eletto dai cittadini ai "politici". È questo infatti ciò che racconta Bitonci nelle iniziative pubbliche che ha già fatto partire in Città senza che per ora -ed é tardi- questa narrazione sia stata contrastata nei quartieri da una adeguata attività di informazione del PD. Segnalo questo problema e questo rischio.

Non c'é dubbio che Bitonci ha portato Padova su un binario morto. La situazione dell'ex-amministrazione cittadina era diventata davvero imbarazzante anche a livello nazionale e la città di Padova appariva come una nave alla deriva, senza timoniere, incapace di darsi una rotta e un futuro.

Ma l'inconcludenza e il fallimento di Bitonci, che dobbiamo in tutti i modi evidenziare, non porterà come effetto automatico ad un vantaggio del Partito Democratico padovano, potrebbe portare acqua al mulino degli incazzati su tutto, ovvero dei 5 Stelle o/e della Lega.

Da questa prima riflessione si ricava, a mio parere, che la prima esigenza del Partito Democratico Padovano è quella di dimostrare che è capace di governare la città, che è in grado di dare soluzioni realistiche ed efficaci ai problemi dei padovani. Questo naturalmente è sempre stato importante ma oggi è decisivo.

Ecco che serve un serio programma amministrativo a cui giungere con una vasta discussione e confronto e con al centro i bisogni e le esigenze della maggioranza dei padovani. E, io credo, che debba essere forte il messaggio sociale, di sinistra, di questo programma perché il futuro risultato sarà segnato dalla capacità di riportare a votare i nostri astenuti delusi e non dall'esigenza di conquistare voti al centro.

Serve poi una forte capacità di coinvolgimento -una volta si sarebbe parlato di alleanze- Sindacati, forze economiche e sociali, Università, mondo del volontariato, lavoratori autonomi, devono essere i protagonisti di questa volontà di dare a Padova una nuova Amministrazione. Il PD deve recuperare la capacità di essere il cemento di questo vasto accordo, deve essere la forza politica più unitaria e quella in grado di fare sintesi.

Naturalmente si pone da subito il problema del candidato sindaco, non a caso é la prima domanda che viene posta nelle conversazioni informali o dai giornalisti. Anche su questo, io credo, il PD non deve accettare facili semplificazioni... si vince con un candidato di centro perché "mediano" nel nostro schieramento politico, balle!
Occorre trovare un candidato che crei nei militanti di un ampia alleanza di centro sinistra, entusiasmo, voglia di impegnarsi, fiducia, passione. Oggi questo candidato non c'é, bisogna "costruirlo" attraverso un percorso che lo individui, lo faccia conoscere, lo accrediti tra gli elettori delle nostre periferie. In questo percorso sono imprescindibili le "primarie". So che alcuni non le digeriscono e conosco anche i difetti delle primarie quando vengono gestite male o vissute come una pratica inutile e dannosa, ma non vedo alternative; solo un anno fa le hanno fatte Fassino a Torino e Sala a Milano. Si potrebbe, sulle primarie, parafrasare Winston Churchill che definì la democrazia come la peggior forma di governo esistente, aggiungendo però che non ne aveva mai conosciuta una migliore. Per questo non si può perdere tempo, chi perde tempo rischia di non consentirne di fatto lo svolgimento.

infine é necessario un grande lavoro organizzato, un'organizzazione, che persegua con determinazione, scientificamente, l'obiettivo della riconquista della Città. In città deve essere il PD che forma una parte dell'opinione pubblica. Quella parte più consapevole che non si accontenta della protesta e della denuncia ma che vuole mettersi in gioco, dare risposte, governare.
Lavoro organizzato, alleanze, programma, primarie, candidato, facile a dirsi, difficile, oggi più che mai, da farsi ma non credo esistano scorciatoie, come credo che non si possano aspettare ancora settimane per partire. Ma la crisi in cui l'Amministrazione Bitonci ha portato Padova impone uno scatto comune, popolare, fatto di generosità, apertura, visione, impegno.
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16. Referendum, il giorno dopo.

Il NO ad una riforma a colpi di maggioranza.
Non c'è molto da capire sul voto referendario di ieri: gli italiani a larghissima maggioranza hanno respinto una pessima riforma costituzionale e non hanno condiviso il metodo adottato da Renzi, la Costituzione non deve essere cambiata a colpi di maggioranza e per iniziativa del Governo. Renzi si é mosso arrogantemente contro questa regola, che ci eravamo dati nella carta dei valori del Partito Democratico, e gli italiani gli hanno detto giustamente di NO, come avevano detto di NO 10 anni fa a Berlusconi. Fortunatamente non si é creato il precedente per il quale ogni maggioranza e ogni Governo avrebbero potuto in futuro manipolare la legge fondamentale che garantisce la convivenza pacifica nel nostro Paese.

Un segnale d’allarme: il PD deve tornare in sintonia con i giovani e le parti più deboli del Paese.
Ora molti commentano questo risultato come la premessa di una prossima sconfitta del PD nelle prossime elezioni politiche, é vero solo se si considera questo voto come un campanello di allarme. Non é la sirena antincendio che causa l'incendio, quindi questo voto non causa una perdita di consenso ma lo segnala, segnala che il PD non é più in sintonia con il Paese, che il PD non é più capace, e forse non vuole, rappresentare il mondo del lavoro dipendente, i giovani, le parti più deboli e in difficoltà del Paese. Perché stupirci se chi non si sente rappresentato non ci vota più? Questo é il problema! È il PD che deve cambiare, é il PD che deve tornare ad essere il riferimento di ceti sociali che non si sentono più rappresentati.

Una grande opera di ricomposizione.
Alcuni - "opinionisti del giorno dopo" - si azzardano a raccontare che Renzi avrebbe con questo voto il 40% del consenso nel Paese, una vera sciocchezza se si pensa che il grosso delle argomentazioni dei promotori del Sì sono state non sul merito della legge ma di tipo populista del tipo "meno soldi agli eletti", "meno politici". In questo modo una parte del voto Sì non si può sommare con il voto per il centro sinistra. Mentre esiste nel voto del NO chi, come me, vuole restare nel PD e nel centro sinistra e quindi può essere riconquistato (per inciso: secondo le prime analisi sui flussi un quarto di elettori del PD ieri ha votato NO). Quindi: nel Sì non sono tutti voti per Renzi e nel NO molti voti non sono contro il PD e contro Renzi. Alla luce di questo quadro, è necessaria una grande opera di ricomposizione.

Il voto a Padova e l’alternativa a Bitonci.
Interessante, poi, il voto di Padova, dove il Sì perde con uno scarto inferiore a quello nazionale, 47%, e dove c'è stata una grande partecipazione al voto, la maggiore delle città venete e tra le maggiori in Italia. Anche in questo caso va fatta un'analisi attenta del voto referendario: accanto al segnale generale si può anche leggere un ulteriore messaggio, positivo per le prossime elezioni amministrative. Credo che una buona parte del voto affermativo abbia il significato di un forte disaccordo con l'amministrazione comunale ora sciolta, per me una parte dell'elettorato non ha guardato alla riforma o ad altri aspetti del voto, ma si é orientata pensando al locale e alla necessità di lasciare a Cittadella Bitonci, tanto per cominciare non votando come lui. Credo ci siano delle interessanti premesse per il centro sinistra, che può rivincere la città. Ora bisogna ricomporre i cocci del PD, e la cosa immediatamente successiva é ricomporre una larga alleanza a sinistra con la quale condurre la sfida: rimettersi tutti insieme con l'obbiettivo di restituire alla città un'amministrazione democratica. E su questa strada non mancherà un mio appassionato impegno e contributo.
CRONACHE DALLA GALASSIA.
Il dibattito nel PD e nella sinistra sul referendum costituzionale
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