Chi Sono

Il PCI.pci
Mi sono iscritto al PCI giovanissimo. Sono stato eletto in Consiglio Comunale a Padova nel 1975. Dal 1983 al 1987 ho ricoperto la carica di Segretario di Federazione, ero con Enrico Berlinguer sul palco di Piazza dei Frutti la sera del suo ultimo comizio. La figura di Enrico Berlinguer ha segnato il mio impegno politico.

Berlinguer 1984-2014, il ricordo di Zanonato: “Questione morale, regola inascoltata”

Cosa ricorda Flavio Zanonato, dell’ultima giornata di Berlinguer a Padova?

Enrico arriva in auto da Genova, lo aspettiamo al casello di Padova Est e lo portiamo al Plaza, dove pranziamo: con lui ci sono Antonio Tatò, Ugo Baduel, Franco Busetto, Gianni Pellicani ed io, a quel tempo segretario della federazione padovana. Poi va a riposare e si scrive il discorso, compresa la fase finale, quell’implorazione: «andate tutti casa per casa, azienda per azienda».Verso le 5 del pomeriggio c’è un incontro con gli operai della Galileo guidati da Silvio Finesso, che compare nel film di Veltroni “Quando c’era Berlinguer”. L’azienda di Battaglia Terme era stata acquistata dai francesi della Merlin Gerin, gli operai non volevano che venisse scorporato il ramo carpenteria da quello degli interruttori, ma alla fine il piano industriale è passato con l’ok del governo


Arriva l’ora del comizio, alle 9 di sera: che succede sul palco di piazza dei Frutti?

La videoregistrazione del comizio l’ho voluta io con Leopoldo Zanetti della Target, primo caso in Italia, e ora quello è un documento storico eccezionale. Quando Berlinguer ha i primi conati di vomito Giuliano Lenci, medico, sale sul palco e Tatò ci rassicura: ha mangiato troppo, state tranquilli, non ha nulla di grave. La gente lo incoraggia con un applauso ma poi grida «basta-basta-basta».Il suo volto è sfigurato dal dolore, ma lui vuole finire il comizio e si accascia sul palco. Con un’Alfetta della Digos lo portiamo all’hotel Plaza dove arriva Lenci che gli fa il test “babinski” sulla pianta del piede e ci dice: Berlinguer ha avuto un’emorragia cerebrale. Lo portiamo con l’ambulanza a Neurochirurgia dove lo opera il professor Mingrino. Da quel momento scatta una straordinaria veglia popolare: non c’erano i telefonini, ma il passaparola. Migliaia di persone davanti all’ospedale giorno e notte. Da Roma arriva Ugo Pecchioli, poi Nilde Iotti e anche il presidente della repubblica Pertini, che si riporterà a Roma in aereo Enrico Berlinguer


Cosa resta della lezione di Berlinguer sulla questione morale con la denuncia della lottizzazione, dell’occupazione delle poltrone da parte dei partiti? Il messaggio è sempre attuale, ma inascoltato

Berlinguer è il simbolo della politica pulita, dell’onestà. La sua battaglia contro la corruzione è rimasta inascoltata e ne stiamo pagando le tragiche e pesantissime conseguenze, come dimostrano le inchieste di questi giorni. Per sconfiggere la corruzione ci vuole una grande mobilitazione morale e popolare, come contro la mafia. Berlinguer aveva denunciato la lottizzazione sistematica dei posti di potere da parte dei partiti, anticamera dei fenomeni corruttivi che la magistratura porterà a galla qualche anno dopo


Cosa resta dell’eredità politica: il compromesso storico rappresentava l’incontro della cultura comunista con quella cattolica. Lei crede che Veltroni con la nascita del Pd ne abbia realizzato la sintesi?

Il compromesso storico è morto con il sequestro Moro, ma l’incontro di due grandi culture politiche e ideologie opposte, quella comunista e quella cattolica, è stato realizzato con la nascita del Pd di Veltroni, che rappresenta la sintesi migliore di quel messaggio e di quei valori. L’austerità, la lotta agli sprechi, la difesa della legalità, la giustizia sociale e il rispetto delle idee degli avversari sono scritti nello statuto del Pd


Grillo ha detto che il MS5 è l’erede della lezione morale di Berlinguer e Renzi gli ha risposto che prima di fare quel nome si deve sciacquare la bocca: lei cosa dice a Grillo?

Grillo è un buffone e un despota, non sa cosa sia un partito e la democrazia. Decide tutto lui da solo sul web. Non ha mai letto nemmeno una riga di Berlinguer, offende gli avversari e li insulta con una dialettica eversiva. Il Pci di Berlinguer è stato un grandissimo partito popolare, che discuteva nelle sezioni di tutt’Italia


Giorgio Gaber disse che «Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona» e lo stesso concetto lo ripete anche Jovanotti nel film-documentario di Veltroni: lei perché scelse il Pci da ragazzo?

Mi sono iscritto al Pci perché «ero convinto che il mondo, anche questo terribile, intricatomondo di oggi, può essere conosciuto, interpretato, trasformato e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita». Queste sono le parole che più mi hanno colpito di Enrico Berlinguer. Quando è morto in ospedale a Padova, mi hanno consegnato i suoi vestiti e mi sono stupito per lo stile di vita: i pantaloni erano lisi, sembravano il saio di un francescano. La politica come missione e servizio, senza lussi e privilegi


 

sindaco3Sindaco di Padova.
Sindaco di Padova dal 1993 al 1999 e dal 2004 al 2013, ho ricoperto l’incarico di Vice Presidente nazionale dell’Anci con deleghe alla sicurezza e all’immigrazione.

Consigliere Regionale.
Ho guidato l’opposizione dei Democratici di Sinistra a Galan dal 2000 al 2004, denunciando allora un sistema di potere che gli scandali del Mose hanno oggi fatto emergere.

 

Ministro dello Sviluppo Economico.GAL_92111
Sono stato Ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Letta raggiungendo risultati concreti: la riduzione delle bollette energetiche (alleggerite di circa 5 miliardi di euro), la soluzione di tante crisi del nostro sistema industriale (Ilva ed Electrolux le più note), le agevolazioni per le startup.

Europarlamentare.
Il 25 maggio 2014 quasi 100 mila cittadine e cittadini mi hanno dato la loro fiducia, più di 80 mila solo in Veneto.

 

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Difficile dargli torto...
Massimo D’Alema, valeva la pena fare tutto questo per fondare un partitino del 3%?
«Ognuno deve fare quello che corrisponde ai propri valori. Meglio prendere il 3% a favore di ciò che si ritiene giusto che il 20 a favore di ciò che si ritiene sbagliato. E comunque io credo che lo spazio a sinistra del Pd sia molto più grande».
Era proprio inevitabile la scissione?
«Inevitabile e persino tardiva. Bisognava farla prima: era matura già con il Jobs Act. Tutta l’ispirazione politica renziana è contraria ai valori della sinistra e prima ancora agli interessi del Paese. Il renzismo non è stato che il revival del berlusconismo».
Non le pare di esagerare?
«Meno tasse per tutti. Bonus. Abolizione dell’articolo 18. Financo il ponte sullo Stretto. Mi stupisco che Berlusconi non si rivolga alla Siae per avere i diritti d’autore. E per due anni e mezzo si è paralizzato il Parlamento per una riforma costituzionale confusa, spazzata via dal popolo; e per una legge elettorale incostituzionale, frutto di un mix di insipienza e arroganza».
Alla Siae il copyright dell’arroganza è suo.
«No. Io posso essere arrogante con i prepotenti; non mi permetterei mai di esserlo con l’interesse del Paese. Renzi ha imposto una legge elettorale solo per la Camera, dando per scontato che il Senato venisse abolito. Ora siamo alla vigilia delle elezioni e la legge elettorale non c’è. Il fallimento del renzismo non potrebbe essere più totale; ma nessuno ha il coraggio di scriverlo, per non fare la fine di Campo Dall’Orto».
Si lavora a un accordo sul modello similtedesco.
«Un vero maggioritario, sul modello del Mattarellum, lo avremmo apprezzato. Ma in commissione è stata approvata una legge escogitata dal senatore Verdini, che con il Mattarellum non ha nulla in comune. Si vota con un’unica scheda, su cui tutti i partiti presentano il loro simbolo; però collegio per collegio possono decidere di presentare anche un candidato. Una legge immorale, che genera accordi di potere di natura notabilare, ricatti, condizionamenti: in venti collegi do via libera a Verdini, ad Alfano garantisco che nessuno si presenterà contro di lui ad Agrigento… Questo nella tradizione italiana si chiama trasformismo. Torniamo all’età giolittiana senza Giolitti, ma con tanti piccoli Depretis».
Perché ce l’ha tanto con Verdini?
«Sono i magistrati che ce l’hanno con lui, non io. È un uomo intelligente. Renzi si è scelto un consigliere di qualità: un professionista. Che però non esprime l’idea di rinnovamento del Paese cui penso». <<< Come è sua Natura Massimo D'Alema le cose Non li manda Mai a dire : Fa parlare il suo Cervello dicendo Sempre che che pensa e che sono Sempre per Servire il Suo Paese e la Gente con cui ha deciso di Rappresentare e Difendere. Nei confronti del "renzino" del giglio NERO, non fa alcun sconto assimilandolo Sempre al berlusconi che ha sempre combattuto perchè ha rappresentato il PEGGIO con tutta la sua "coorte" di Inquisiti,tangentisti sempre vicini agli interessi OSCURI di forze, spesso anche maffiose comunque nelle varie realtà del Paese vengono chiamati. Risposte all'intervistatore sempre Pacate e precise : alla domanda del perchè la scissione dal pd, D'Alema risponde che era Necessaria perchè, quel partito comandato da renzi aveva Tradito tutti i motivi e le scelte di Campo che i Padri Fondatori hanno Voluto e Indicato : Democratico Progressista Riformista Europeista e di Sinistra. Semmai, va detto che dovevamo Lasciare quel pd nel momento in cui Milioni di Elettori,Uomini e Donne , tradizionalmente di Sinistre e Centrosinistra gli hanno Negato il voto per le sue scelte di Rottura col Mondo del Lavoro e con le loro Confederazioni del Lavoro, nel momento in cui ha scelto- renzi e il pd- di allearsi con i "marchionni e i vari serra" che rappresentavano imprenditoria/reazionaria d'assalto, oltre gli Evasori Elusori Tangentisti e Peggio Ancora. La "perla/renziana" si può individuare nella scelta a sostegno di un'uomo di centrodestra, Macron , Mentre la Sinistra Francese tentava, senza però riuscirci di Ricomporre una Sinistra che, ancora era divisa per Contrastare il Pericolo dell'Ultradestra "lepeniana" alla Presidenza della Repubblica. Questa Ignobile e sciagurata scelta renziana, Oggi è riproposta in Italia, ed è la prima cosa da Fare per Batterla con una Sinistra UNITA , oltre il pd. Rifare un Centrosinistra Largo, rappresentativo delle Forze SANE E MIGLIORE DEL PAESE CERTAMENTE POTRA' BATTERE il centrodestra e il m5s che è la pancia Peggiore di un populismo BIECO E RAZZISTA >>>
Intervista al Corriere della Sera
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“Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di o...

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Flavio Zanonato ha condiviso la foto di Articolo UNO - Movimento Democratico e Progressista - Bruxelles. ... Vedi di piúVedi meno

I tre Parlamentari Europei di "Art. 1 - MDP": Pier Antonio Panzeri, Massimo Paol...

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Una polemica sbagliata di Lorenzoni.

Sono un vecchio sindaco, come dice Arturo Lorenzoni, che sostiene Sergio Giordani come sindaco di Padova: e allora?

In questi mesi mi sono inutilmente impegnato per un candidato unico di tutta quella parte della città che ha avuto modo di sperimentare Bitonci e di conseguenza è preoccupata della sua -improbabile ma possibile- riconferma. Purtroppo il PD non ha voluto le primarie e quindi ci saranno due candidati a cui la sinistra e i democratici di centrosinistra faranno riferimento. Una situazione complessa, per questo ho apprezzato il lavoro di chi cerca comunque di unire e di Giordani che, con grande fair play, ha subito dichiarato una grande e positiva disponibilità nei confronti di Lorenzoni.

In questi mesi ho avuto modo di incontrare Arturo: si tratta indubbiamente di una persona piacevole e positiva. E, a proposito di vecchi sindaci e di appoggi, forse si ricorderà Arturo che lui e il suo entourage avrebbero apprezzato molto il mio appoggio e me lo chiesero. Del resto, alcuni miei assessori - come Marco Carrai, Francesco Bicciato, Claudio Piron, persone che stimo - sono con Lorenzoni e non per questo è venuta meno la mia stima verso di loro. Anzi. Ma ho spiegato che preferisco Giordani per una ormai lunga amicizia che me ne ha fatto apprezzare l'onestà, la correttezza, l'intelligenza concreta nell'affrontare i problemi, e inoltre credo che Giordani - ti ricordi Arturo, ne abbiamo parlato bevendo una birra dopo l'incontro di Articolo UNO in cui siete intervenuti entrambi - abbia più possibilità di raccogliere consenso in città e quindi di vincere.

Allora mi chiedo, o meglio chiedo ad Arturo: perché l'appoggio del vecchio sindaco a Giordani rappresenta una cosa negativa mentre un appoggio a te sarebbe stato positivo e gradito?

Suggerisco ad Arturo Lorenzoni - che vedo già a Palazzo Moroni con incarichi di grande responsabilità insieme a Sergio Giordani - di non accettare i suggerimenti di qualche improbabile "spin doctor" e di impegnarsi per riconquistare il governo della città. La città viene prima della comunicazione.
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PRIMARIE: ALTRO CHE SUCCESSO, CONTINUA IL DECLINO DEL PDR
Trovo davvero incredibile che il risultato delle cosiddette primarie (si tratta in effetti di elezione diretta) del PD del 30 aprile scorso venga presentato come un successo da Renzi e dai sui collaboratori. Sicuramente c'è stata un'abile regia nel comunicare i dati: dopo la pantomima dell' "almeno un milione", la notizia data dei 2 milioni di votanti (si è trattato in realtà di un milione e 750 mila) è stata riportata senza verifiche dalla grande stampa italiana, si è fissata nella memoria di molti sprovveduti italiani e continuerà ad essere raccontata come un grande successo.

Ma in realtà le cose stanno diversamente e anche nelle "primarie" del 30 aprile si è manifestato fortemente il processo di declino del Partito Democratico.

Preciso che la cosa non mi rallegra affatto.

Dopo il 40,82% del PD alle Europee del 2014, tutte le prove elettorali del Partito Democratico sono state negative: le regionali del 2015 hanno visto la più bassa partecipazione elettorale di sempre (e a novembre del 2014 si registrò il 37% di affluenza in Emilia-Romagna), le comunali del 2016 sono state un disastro con la perdita di moltissimi grandi comuni a favore dei 5 stelle -emblematico il caso di Torino - per poi finire con la disfatta di Renzi al Referendum sulla Costituzione.

Determinatamente e con scuse varie, Renzi ha evitata come la peste un'analisi puntuale del voto su cui ha sempre raccontato una comoda versione propagandistica dei risultati. E ha sempre citato come riferimento valido il dato delle Europee, che qualsiasi osservatore sa essere molto lontano dalla situazione attuale.

Ora, con grande e recitato entusiasmo, viene celebrato il dato delle "primarie" che hanno visto sì stravincere Renzi ma partecipare un milione in meno di persone rispetto al 2013. Accettando il fatto che i dati raccontati dal PD siano veritieri, nella tabella che presento si vedono i votanti del 2013 raffrontati con i voti alle elezioni Europee e con i votanti dello scorso 30 aprile. Se dovesse esserci una proporzione tra presenze alle primarie e voto politico oggi il PD raccoglierebbe 7 milioni di voti contro gli oltre 11 milioni del 2014 ovvero 4 milioni di voti in meno! E con una percentuale che dal 40,8 scenderebbe al 25,7!

Anche questa volta, con buona pace di Orlando, nel PDR non ci sarà nessuna analisi e nessuna seria discussione.
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Padova, venerdì 5 maggio, ore 18.00
Sala della Carità, via San Francesco 61 – Padova


L'EUROPA RIPARTE DALLA CULTURA.
LA CULTURA COME MOTORE DI SVILUPPO.



Intervengono:

Massimo Bray, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, già Ministro ai beni culturali

Anna Abbate, Insegnante, pedagogista),

Monica Balbinot, già assessore alla Cultura del Comune di Padova

Pietro Folena, Presidente dell’Associazione Culturale Metamorfosi

Maurizio Cecconi, Ad Villaggio Globale International, già assessore alla Cultura del Comune di Venezia

Mabel Maljan, Padovani del Mondo

Flavio Zanonato, Eurodeputato S&D
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L'Europa riparte dalla Cultura

maggio 5, 2017, 6:00pm - maggio 5, 2017, 9:00pm

Sala della Carità

Padova, venerdì 5 maggio, ore 18.00 Sala della Carità, via San Francesco 61 ...

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Padova, venerdì 5 maggio, ore 18.00
Sala della Carità, via San Francesco 61 – Padova


L'EUROPA RIPARTE DALLA CULTURA.
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Intervengono:

Massimo Bray, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, già Ministro ai beni culturali

Anna Abbate, Insegnante, pedagogista),

Monica Balbinot, già assessore alla Cultura del Comune di Padova

Pietro Folena, Presidente dell’Associazione Culturale Metamorfosi

Maurizio Cecconi, Ad Villaggio Globale International, già assessore alla Cultura del Comune di Venezia

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Flavio Zanonato, Eurodeputato S&D
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