Energia

Libro bianco del Gruppo S&D: "Verso un'Unione Energetica"

Introduzione

L’idea di una “Unione Energetica” è in cima all’agenda politica europea. Nel 2010 il think tank Notre Europe, Jacques Delors e il presidente del Parlamento Jerky Buzek proposero una “Comunità Energetica Europea”.
L’idea fu successivamente appoggiata da Martin Schulz nel 2012 nel suo primo mandato da presidente del Parlamento. Recentemente Jean-Claude Juncker, candidandosi come presidente della Commissione, ha fatto dell’Unione Energetica una delle sue cinque priorità, e anche il Consiglio Europeo, nelle conclusioni del meeting del giugno 2014, ha sostenuto l’idea di un’Unione Energetica, appoggiata dal presidente francese François Hollande.
La nuova Commissione Juncker presenta al proprio interno un vicepresidente socialista, Maroš Šefčovič, con responsabilità specifiche per l’Unione Energetica e di conseguenza il nostro gruppo dovrebbe definire rapidamente le proprie priorità.

Perché un’Unione Energetica

Le sfide ad ampio raggio più urgenti che l’Unione Europa e i suoi Stati membri si trovano a dover affrontare includono:

  • la necessità urgente di una transizione verso un’economia sostenibile e decarbonizzata, basata su fonti energetiche rinnovabili, in linea con l’obiettivo dell’Ue di ridurre le emissioni di gas serra fino al 95% entro il 2050. Efficienza energetica, fonti rinnovabili e infrastrutture moderne e intelligenti dovrebbero formare la colonna portante dell’unione energetica
  • la necessità di garantire forniture energetiche sicure, stabili e a buon mercato di cui possano beneficiare l’industria e i consumatori europei, ponendo inoltre fine alla povertà energetica.
  • sicurezza dell’approvvigionamento energetico, compresa l’indipendenza dalle onerose importazioni (420 miliardi di euro all’anno) dai fornitori dei paesi terzi dominanti e sempre più inaffidabili.
  • un mercato energetico interno pienamente connesso
  • la creazione di posti di lavoro di alta qualità e lo sviluppo di nuovi mercati di esportazione attraverso ulteriori investimenti nella ricerca, nello sviluppo e nell’innovazione, che supportino le nostre Pmi e migliorino la competitività industriale dell’Ue per raggiungere l’obiettivo del 20% di industrializzazione.

Gli ultimi cinque anni hanno fatto registrare progressi su tutte queste questioni gravemente trascurate a causa della mancanza di prospettive, ambizione e impegno da parte degli Stati membri e della precedente Commissione.
Mentre è chiaro che nel lungo periodo sarà necessario disporre di strumenti più efficaci a livello europeo, per i prossimi cinque anni dovremmo impegnarci per accelerare le nostre azioni all’interno del quadro dei trattati esistenti, sviluppando politiche innovative e ambiziose e metodi di lavoro che ci permettano di raggiungere i nostri scopi.
L’unione energetica deve essere attuata in maniera trasparente e democratica, utilizzando a pieno la procedura legislativa ordinaria, e considerando ogni tentativo di eluderla come non democratico e contrario ai trattati.
Dal momento che le politiche energetiche degli Stati membri diventano sempre più interconnesse sia politicamente che fisicamente, e che le decisioni prese in uno Stato membro possono influenzare seriamente la situazione energetica in un altro, è necessario che in Europa vi sia un maggiore livello di scambio di informazioni, di coordinamento e di processi decisionali. Pertanto è necessario mettere in piedi un'ambiziosa ed efficace struttura di governance.

Obiettivi e ambizioni di un’Unione Energetica

In quanto principale forza progressista in Europa, i Socialisti e Democratici sono convinti che l’unione energetica dovrebbe consistere in un nuovo modello energetico per l’Europa, coniugando i vari aspetti della politica energetica per accelerare la transizione dai combustibili fossili ad alta emissione di carbonio verso un sistema energetico sostenibile e lungimirante.
Dando priorità all’efficienza energetica e all’energia rinnovabile si ridurranno il nostro fabbisogno complessivo e le importazioni, riducendo così i nostri costi di importazione e permettendo al contempo di indirizzare nuovi investimenti verso le infrastrutture intelligenti, lo sviluppo della microgenerazione a livello comunitario, lo sviluppo marittimo e i meccanismi di adattamento in funzione alla domanda che traggono grande beneficio dalle nuove tecnologie digitali, al fine di modificare le abitudini dei consumatori e di avvicinarsi a un'economia circolare. La digitalizzazione avrà un ruolo importante nell'unione energetica e nel ridurre le emissioni.
E l'Europa dovrebbe essere in prima linea nello sviluppo di nuove soluzioni innovative per compiere il salto da un'economia "usa e getta" a un'economia circolare.

La transizione energetica deve essere socialmente giusta. Come Socialisti e Democratici, dobbiamo garantire che gli aspetti sociali diventino una componente profondamente radicata nell’unione energetica, che comprenda il rafforzamento del dialogo sociale e politiche di supporto alla forza lavoro occupata nel settore energetico e in altri settori ad esso collegati, insieme anche a forti misure di protezione dei consumatori, con un’attenzione particolare alle necessità dei più vulnerabili e con una vera e propria dichiarazione di guerra alla povertà energetica.

Un approccio del genere dovrebbe essere parte integrante delle nostre politiche di ricerca, sviluppo e innovazione, così come della nostra strategia industriale, generando progresso sostenibile e lavori di alta qualità e garantendo all’industria e agli investitori la massima certezza sulla direzione di marcia dell’Europa.
Nel medio e lungo termine dobbiamo garantire una fornitura energetica stabile e competitiva, che internalizzi i costi esterni delle fonti energetiche per assicurare una competizione equa, ponendo fine una volta per tutte al mito che vede l’energia rinnovabile come l’opzione più costosa. Nel breve periodo dovremmo porre particolare attenzione alla competitività delle imprese europee ad alta intensità energetica e garantire misure proporzionate per creare parità di condizioni.

Infine, un mercato energetico interno funzionante e compiuto non è un fine in sé, ma piuttosto un impianto generale che dovrebbe permetterci di raggiungere i nostri obiettivi. Il terzo pacchetto energetico dovrebbe essere attuato senza ritardi e occorrerebbe prevedere una sua revisiona più giusta socialmente.

Elementi chiave della nuova unione energetica per i Socialisti e Democratici



1. Transizione sostenibile

L’unione energetica deve avere come priorità centrale il progresso sostenibile e deve essere basata su un impegno politico chiaro per dare priorità alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica, facendo dell’Europa il leader mondiale nel settore. Il recente accordo quadro 2030 per le politiche energetiche e climatiche ha deluso perché troppo debole e la sua natura non vincolante implica che difficilmente otterrà risultati e sarà preso sul serio dagli Stati membri. Inoltre è in contrasto con l’obiettivo condiviso dell’Ue di ridurre le emissioni di gas serra del 95% entro il 2050.
Il Gruppo S&D ritiene che andrebbero significativamente corretti al rialzo gli obiettivi per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili e che tali obiettivi debbano essere resi vincolanti per gli Stati membri, indipendentemente dai progressi dei colloqui internazionali sui cambiamenti climatici. Allo stesso tempo invitiamo a rivedere la direttiva sull’efficienza energetica e le direttive sul rendimento energetico degli edifici perché l’energia più conveniente e pulita è quella che non viene utilizzata.
I miglioramenti nell’efficienza energetica si ripagano da soli, attraverso la riduzione dei costi energetici e della dipendenza dalle importazioni. Grazie all’efficienza energetica si potrebbero creare due milioni di posti di lavoro entro il 2020, in particolare attraverso l’enorme potenziale del settore edilizio, che rappresenta il 40% della domanda energetica totale nell'Ue. I fondi a disposizione per i progetti per l’efficienza energetica devono essere drasticamente rivisti verso l’alto. Dal punto di vista della produzione, è di fondamentale importanza muoversi, entro il 2050, verso un contesto energetico che sia basato quasi interamente sulle rinnovabili. Per raggiungere questo scopo, occorrerebbe sfruttare tutti i tipi di produzione sostenibile, sia su piccola che su grande scala.

Azioni

  • Revisione del pacchetto clima-energia 2030 per aumentare l’ambizione dell’EE target (al 40%) e del RES target (al 45%) e attuarli attraverso obiettivi nazionali vincolanti
  • Aggiornare la direttiva sull’efficienza energetica e le direttive sulle energie rinnovabili
  • Rivedere la direttiva sul rendimento energetico degli edifici

Azioni

  • Stabilire un nuovo target obbligatorio per le interconnessioni elettriche tra gli Stati membri
  • Incrementare il sostegno disponibile per le interconnessioni come parte integrante del Connecting Europe Facility
  • Aggiornare la lista dei progetti infrastrutturali chiave (PCI) che occorre completare per assicurare una rete intelligente trans-europea e garantire lo sblocco degli investimenti necessari

2. Infrastrutture intelligenti

Ciò che è necessario è una unione delle infrastrutture, che comprenda un imponente programma di investimenti per modernizzare e aggiornare le nostre reti energetiche. Occorrerebbe accordarsi su un nuovo obiettivo obbligatorio per le interconnessioni tra gli Stati membri per evitare le strozzature dei sistemi di approvvigionamento energetico, e sarebbe necessario supportare la creazione di una super-rete europea per garantire un’efficiente fornitura di fonti rinnovabili ai principali centri di consumo. L’implementazione delle reti intelligenti è fondamentale per fornire maggiore efficienza attraverso la gestione della domanda, per evitare la sovra-capacità produttiva e per minimizzare il bisogno di costose soluzioni per lo stoccaggio.
Per fare tutto ciò occorre rivedere, riorientare e rendere più efficienti gli attuali schemi di finanziamento. Oltre a questo, sarebbe necessario iniettare denaro pubblico per promuovere progetti infrastrutturali selezionati di grande importanza e incentivare gli investimenti privati.
È importante dare sostegno prioritario solo a quei progetti infrastrutturali che offrano realmente un valore aggiunto all’Europa, sia a livello di trasmissione che di distribuzione, e che garantiscano sicurezza nelle forniture nella maniera più conveniente e sostenibile, facendo così un uso ottimale degli investimenti pubblici e privati e permettendo di evitare inutili mercati delle capacità, laddove misure di gestione della domanda possono offrire migliori alternative. Occorre realizzare questi investimenti oggi perché rimandarli comporterà semplicemente una maggiore spesa in futuro e peserà sulle future generazioni. Per ogni euro non speso oggi nel settore energetico, ne occorreranno quattro volte tanti dopo il 2020 solo per compensare le emissioni addizionali generate.

3. Le persone al centro.

Occorre attuare una revisione del terzo pacchetto energia per rafforzare i diritti dei consumatori, assicurando che il calo dei prezzi all'ingrosso si rifletta in modo corretto nei prezzi al dettaglio e consentendo ai consumatori di trarre beneficio da tariffe energetiche più basse, di avere un maggiore controllo sui propri consumi energetici attraverso il pieno sfruttamento del potenziale delle nuove tecnologie digitali e di beneficiare della micro-generazione con un accesso senza ostacoli alla rete.
La piaga della povertà energetica deve essere una priorità da affrontare con urgenza e, al fianco di misure di politica sociale, occorre sviluppare la prospettiva europea attraverso piani di azione nazionali coordinati tra gli Stati membri, tabelle di valutazione, scambi di buone pratiche e un approccio orizzontale all'accessibilità dei prezzi dell'energia secondo cui tutte le nuove proposte politiche in campo energetico siano valutate per la loro capacità di aiutare i consumatori più vulnerabili.
In quanto parte delle direttive sull'Efficienza energetica e sulle Performance energetiche degli edifici, la povertà energetica dovrebbe essere innalzata allo status di priorità e le relative misure dovrebbero essere incentrate sugli immobili più inefficienti da un punta di vista energetico dove vivono famiglie a basso reddito, siano esse proprietarie o affittuarie. Per esempio, il social housing dovrebbe essere priorizzato quando si occupa di ristrutturare gli edifici secondo criteri di efficienza energetica. Noi Socialisti e Democratici dobbiamo porre particolare attenzione all'impatto della transizione energetica sull'occupazione. Per esempio, i risparmi della spesa pubblica, derivanti dall'attuazione delle decisioni prese all'unanimità dal G20 e dal Consiglio europeo per eliminare progressivamente le sovvenzioni dannose ai combustibili fossili, dovrebbero contribuire a finanziare la riconversione e la riqualificazione della forza lavoro .

Azioni

  • Revisione del terzo pacchetto energetico per rafforzare i diritti dei consumatori e la trasparenza, assicurando che i prezzi all'ingrosso più bassi comportino prezzi più bassi anche al dettaglio e che tutti i consumatori siano piazzati automaticamente sulla migliore tariffa possibile.
  • Una comunicazione specifica della Commissione sulla povertà energetica in Europa accompagnata da un piano d'azione che includa una definizione di povertà energetica e lo sviluppo di tabelle di valutazione nazionali sulla povertà energetica.
  • Revisione delle direttive EED ed EPBD per concentrarsi sulla ristrutturazione degli immobili occupati dalle famiglie a basso reddito (siano esse affittuarie o proprietarie).

Azioni

  • Riforma strutturale urgente dell'ETS dell'Ue per garantire un prezzo sufficientemente alto del prezzo del carbonio che assicuri che i nuovi investimenti siano in linea con i nostro obiettivi di lungo termine su energia e clima, evitando effetti di "lock-in"
  • Studio di fattibilità da parte della Commissione su misure di adeguamento alle frontiere e standard sulle emissioni di carbonio o su altri modi per proteggere l'industria europea dalla concorrenza sleale.

4. Pari condizioni per tutti

Non è più accettabile che il denaro dei contribuenti sia speso per mantenere concorrenziali le risorse tradizionali di energia, sia che questo avvenga sotto forma di sovvenzioni, sussidi o altre forme di aiuti. Nonostante il ruolo potenziale della CCS di contribuire alla decarbonizzazione dell'industria ad alta intensità energetica, un ulteriore supporto dovrebbe provenire principalmente dal settore privato, dal momento che nonostante i grandi investimenti fatti finora, questa tecnologia deve ancora dimostrare la sua efficacia.
Inoltre, è di fondamentale importanza una prospettiva di lungo termine, dato che le decisioni prese oggi, come quelle relative alle nuove centrali termoelettriche a carbone, avranno conseguenze per i decenni a venire e rischiano di creare spiacevoli effetti "catenaccio" (lock-in). Se vogliamo indirizzare nuovi investimenti verso il nostro nuovo modello energetico, è essenziale che ci sia un prezzo elevato del carbonio e che il sistema ETS dell'Ue venga sostanzialmente rivisto per dare agli investitori privati un segnale chiaro per gli investimenti di lungo termine.
L'obiettivo di lungo termine dovrebbe consistere in un prezzo mondiale del carbonio così da garantire parità di condizioni a livello globale: un obiettivo da raggiungere progressivamente evitando che la transizione energetica vada a scapito delle nostre industrie ad alta intensità energetica. La Commissione dovrebbe inoltre valutare come creare pari condizioni tra i produttori europei e non europei. In tal senso, dovrebbero essere messe sul tavolo tutte le opzioni possibili, tra cui la fattibilità di misure di adeguamento alle frontiere o di standard sulle emissioni di carbonio.

5. Nuova strategia per investimenti pubblici e privati

Dobbiamo affrontare la carenza cronica di investimenti nel settore energetico. Allo stato attuale, c'è molta confusione sui vari meccanismi di finanziamento e questo non sta creando i giusti incentivi. Questi fondi devono essere gestiti e spesi in modo più efficiente per garantire il massimo impatto, utilizzando al meglio strumenti di finanziamento innovativi e adatti a sfruttare i fondi privati, compresi i project bond. Tuttavia, la semplificazione degli strumenti esistenti e la valorizzazione di nuovi strumenti finanziari non saranno sufficienti. Occorre iniettare nel sistema del denaro fresco, soprattutto per i progetti infrastrutturali, che in genere hanno bisogno di un livello elevato di finanziamento pubblico (circa il 50%) per attrarre fondi privati.
Pertanto, abbiamo bisogno di andare oltre alle misure previste dal piano di investimenti di 315 miliardi della Commissione. Nella sua strategia per stimolare gli investimenti in Europa, il Gruppo S&D ha proposto un nuovo strumento, l'European Investment Instrument (EII). L'EII potrebbe garantire per i prossimi sei anni una capacità finanziaria pubblica di 400 miliardi di euro (basata su 100 miliardi, capitali versati gradualmente dagli Stati membri e una garanzia di bilancio Ue, con un ammontare addizionale di 300 miliardi di prestiti raccolti sui mercati dei capitali).
Questo capitale versato dagli Stati membri sarebbe scomputato dal calcolo dei loro deficit e debiti pubblici, cosa che incoraggerà gli investimenti maggiormente necessari (invece che penalizzarli). Con questa capacità finanziaria pubblica di 400 miliardi, l'EII potrebbe attrarre investimenti privati per 100 miliardi per cofinanziare i progetti infrastrutturali, supporto finanziario agli investimenti per l'efficienza energetica e il credito a sostegno dell'innovazione per le Pmi. Nel complesso, si potrebbero aggiungere nuovi investimenti pubblici e privati per un totale di 500 miliardi.

Azioni

  • Realizzare uno strumento europeo per gli investimenti (EII), come proposto da tempo dal Gruppo S&D, per garantire una capacità di 400 miliardi di euro in sei anni.

Azioni

  • La revisione di medio termine di Horizon 2020 dovrebbe riflettere le priorità dell'unione energetica e allocare maggiori risorse su tale area

6. Base industriale forte e investimenti in R&S

Un maggiore sostegno alla R&S nel campo energetico è la chiave per una giusta transizione energetica ed è vitale per rafforzare la leadership tecnologica dell'Ue dinanzi al resto del mondo, garantendo soluzioni più efficaci per lo stoccaggio di elettricità, energia rinnovabile di nuova generazione (onde, i biocarburanti prodotti dalle alghe), la valorizzazione della Co2 (microalghe, policarbonati), gestione delle ICT per il nostro sistema energetico e i nostri elettrodomestici intelligenti.
L'unione energetica dovrebbe essere parte di una più ampia e articolata strategia industriale che si ponga l'obiettivo di raggiungere un target di reindustrializzazione del 20% (ossia che il 20% del Pil dell'Ue provenga dall'industria). Pertanto, è necessario aumentare i livelli di R&S se vogliamo aumentare la competitività, rilanciare l'economia e assicurare il progresso necessario per raggiungere prezzi energetici stabili e bassi. La revisione di medio termine del programma di ricerca Horizon2020 dovrebbe essere condotta tenendo bene a mente queste priorità.

Un'attenzione speciale dovrebbe essere data al potenziale della crescita blu, dato che l'elettricità sostenibile proveniente dal mare (eolico offshore, energia dalle maree e dalle onde) potrebbe creare 1,6 milioni di nuovi posti di lavoro e 100 miliardi di valore aggiunto lordo entro il 2020.

7. Parlare con una sola voce

La politica energetica e quella estera dovrebbero andare di pari passo se vogliamo evitare tattiche del divide et impera da parte di potenti fornitori esteri e prevenire azioni come il blocco delle forniture di energia per esercitare pressioni sull'Ue e sui suoi stati membri. La voce dell'Europa deve essere una sola, così da poter essere amplificata nelle organizzazioni internazionali come l'Agenzia internazionale per l'energia. Inoltre, l'Unione deve agire per conto dei suoi stati membri nel diversificare le forniture energetiche.
Occorre individuare e promuovere rotte e fornitori alternativi, specialmente per quei paesi che a oggi dipendono da un solo fornitore. La Commissione dovrebbe fissare le possibili opzioni per una negoziazione congiunta dei contratti energetici con i fornitori esteri a nome degli Stati membri e assumersi la responsabilità di pianificare e sviluppare i principali progetti infrastrutturali strategici. Progetti che devono sempre rispettare l'acquis di energia dell'Ue. L'Ue dovrebbe assumere poi una posizione più forte in merito alle misure anti-dumping per assicurare che l'industria manifatturiera possa trarre vantaggio dalla transizione energetica (turbine, pannelli solari, acciaio di alta qualità e materiali di costruzione).

Azioni

  • Revisione della Decisione N. 994/2012/EU che stabilisce un meccanismo per lo scambio di informazioni sugli accordi intergovernativi tra gli Stati membri e i paesi terzi nel campo dell'energia al fine di rafforzare le proprie disposizioni e assicurare la compatibilità con la legislazione sul mercato interno dell'energia e un ruolo rafforzato per la Commissione.
  • Dare nuovi poteri alla Commissione a seconda del caso, per pianificare e negoziare i principali progett infrastrutturali
  • Un monitoraggio più stretto dei comportamenti anti-concorrenziali e delle misure anti-dumping per proteggere le nostre industrie energetiche
  • Organizzazione da parte della Commissione di un'acquisto congiunto di gas per conto di quegli enti privati e pubblici interessati

Azioni

  • Revisione del regolamento del 2010 sulla sicurezza nelle forniture di gas con particolare attenzione al rafforzamento delle forniture di gas e alla possibile costituzione di riserve strategiche comuni
  • Proposte da parte della Commissione per potenziare i meccanismi europei e migliorare il coordinamento delle politiche energetiche tra gli Stati membri
  • Aumentare la capacità di riserva

8. Solidarietà

C'è un aumento dell'interdipendenza tra le scelte e le strategie energetiche nazionali. Le decisioni in uno Stato membro possono avere diverse conseguenze (positive e negative) per gli altri Stati membri. Occorre migliorare, almeno, la comunicazione, la consultazione e la cooperazione tra gli Stati membri e bisogna prendere in considerazione dei meccanismi europei (possibilmente sulla base del "Semestre europeo", ma con i miglioramenti democratici per cui la nostra famiglia politica si sta battendo).
La solidarietà deve essere un pilastro della nostra politica energetica. Ci deve essere una valutazione dettagliata dell'ambito d'azione, dei valori e delle modalità per stabilire le riserve strategiche comuni di gas e aumentare significativamente la capacità di flusso invertito, con lo scopo di affrontare gli eventuali shock dal lato dell'offerta e garantire che il gas possa essere efficacemente portato laddove è necessario in caso di crisi, con particolare attenzione alla solidarietà tra gli Stati membri.
Una priorità dell'unione energetica dovrebbe consistere nel raggiungimento dell'obiettivo di porre fine alle isole energetiche. Tra le proposte, anche quella di prendere in considerazione i risultati degli attuali stress test di energia.

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Dall’uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: “Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio”.
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
“Viva la pace, abbasso la guerra”.
Gianni Rodari
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Un bell'intervento di Elio Armano

L’orgoglio di esser veneti per poter essere europei.

L’u­ni­tà eu­ro­pea è qual­co­sa di più, molto di più dei pur im­por­tan­ti trat­ta­ti che, im­prov­vi­sa­men­te e fi­nal­men­te, pa­io­no ri­sco­prir­si in que­sti gior­ni, qual­co­sa di più dei re­go­la­men­ti e del­l’eu­ro cui si at­tri­bui­sco­no, er­ro­nea­men­te, trop­pe colpe e re­spon­sa­bi­li­tà che tro­va­no ori­gi­ne, in­ve­ce, nella crisi epo­ca­le in­ne­sca­ta nel 2008 dai truf­fa­to­ri di Wall Street e nel­l’i­na­de­gua­tez­za po­li­ti­ca e cul­tu­ra­le di quel­li che con­ti­nuia­mo a chia­ma­re “grup­pi di­ri­gen­ti”. E’ ciò che da qual­che set­ti­ma­na, alle 14 di ogni do­me­ni­ca, vo­glio­no espri­me­re quei cit­ta­di­ni eu­ro­pei che si ri­tro­va­no nelle piaz­ze delle gran­di città, sven­to­lan­do la ban­die­ra d’Eu­ro­pa e dif­fon­den­do l’In­no alla gioia di Bee­tho­ven; un’i­ni­zia­ti­va spon­ta­nea che sot­to­li­nea come l’Eu­ro­pa ap­par­ten­ga in­nan­zi­tut­to ai cit­ta­di­ni e possa es­se­re forte e giu­sta solo gra­zie alla loro par­te­ci­pa­zio­ne. Do­vrem­mo farlo anche noi nel no­stro Ve­ne­to, con­tro l’i­gno­ran­za, l’in­tol­le­ran­za e la vio­len­za, per for­tu­na fin qui sol­tan­to ver­ba­le, che av­ve­le­na l’a­ria che re­spi­ria­mo; per­ché il ri­schio della de­ri­va è forte e ab­bia­mo ben visto, pur­trop­po, come anche i ve­ne­ti ab­bia­no pa­ga­to un prez­zo al­tis­si­mo alle guer­re dei na­zio­na­li­smi, dai lon­ta­nis­si­mi tempi del Ru­zan­te a quel­li più re­cen­ti della Prima e della Se­con­da guer­ra mon­dia­le, come ci ri­cor­da il no­stro mai ab­ba­stan­za letto Mario Ri­go­ni Stern. Per non farci so­praf­fa­re dalle si­re­ne dei luo­ghi co­mu­ni e della fa­ci­le re­to­ri­ca del­l’es­se­re pa­ro­ni a casa no­stra, è im­por­tan­te ri­cor­da­re il ruolo che sto­ri­ca­men­te la no­stra gente ha avuto nella crea­zio­ne del­l’u­ni­tà eu­ro­pea: le mi­glia­ia e mi­glia­ia di emi­gran­ti ve­ne­ti che hanno la­vo­ra­to in Eu­ro­pa, sono stati am­ba­scia­to­ri in­con­sa­pe­vo­li del pro­ces­so di in­te­gra­zio­ne, so­prat­tut­to i tanti che si sono ra­di­ca­ti nel Paese che li ha ac­col­ti senza mai rom­pe­re con le loro ori­gi­ni; e que­sto no­stro po­po­lo, pro­ver­bial­men­te ope­ro­so, porta l’e­re­di­tà gran­dis­si­ma, aper­ta e ci­vi­lis­si­ma di una gran­de tra­di­zio­ne cul­tu­ra­le che me­glio do­vreb­be es­se­re dif­fu­sa nella scuo­la del­l’ob­bli­go, ri­fiu­tan­do ogni ot­tu­sa ca­ri­ca­tu­ra che lo vuole con­ta­di­no igno­ran­te o sgob­bo­ne vo­ta­to al la­vo­ro. Basti pen­sa­re alla Se­re­nis­si­ma Re­pub­bli­ca di Ve­ne­zia, en­ti­tà sta­ta­le forte per i suoi com­mer­ci, per la sua cul­tu­ra e l’o­spi­ta­li­tà con­ge­ni­ta, più pe­ne­tran­te e du­re­vo­le delle armi; uno stato che ac­co­glie­va Ga­li­leo e pro­teg­ge­va la ri­cer­ca scien­ti­fi­ca, fon­da­men­ta­le ieri come oggi. E che dire dei no­stri che si sono di­stin­ti nelle arti e nella co­no­scen­za? Il pa­do­va­no An­drea Pal­la­dio, l’ar­chi­tet­to per an­to­no­ma­sia, ha im­pres­so il suo segno in­con­fon­di­bi­le, de­sti­na­to a du­ra­re nei se­co­li, alle ville e ai pa­laz­zi di tut­t’Eu­ro­pa, e, ai gior­ni no­stri, il ve­ne­zia­no Carlo Scar­pa ha fatto co­no­sce­re al mondo in­te­ro la gran­dez­za della sua crea­ti­vi­tà. Ti­zia­no Ve­cel­lio, ca­do­ri­no, ri­trae­va su loro sup­pli­ca i po­ten­ti del suo tempo, e An­to­nio Ca­no­va, l’in­si­gne scul­to­re di Pos­sa­gno, fu anche il gran­de ne­go­zia­to­re eu­ro­peo senza il quale al­l’I­ta­lia non sa­reb­be­ro stati re­sti­tui­ti gli ine­sti­ma­bi­li ca­po­la­vo­ri raz­zia­ti da Na­po­leo­ne. Cin­que­cen­to anni fa, a Ve­ne­zia, lo stam­pa­to­re ed edi­to­re Aldo Ma­nu­zio ha cam­bia­to il mondo della co­mu­ni­ca­zio­ne e il suo erede vi­cen­ti­no, Fe­de­ri­co Fag­gin, negli anni ’70 crea il mi­cro­chip. Da Vi­val­di a Tar­ti­ni fino a Ma­li­pie­ro e a Luigi Nono, anche nel campo della mu­si­ca l’Eu­ro­pa deve al Ve­ne­to tan­tis­si­mo; così come è bene ri­cor­da­re il filo che lega Giam­bat­ti­sta Tie­po­lo, con la sua pre­sen­za a Ma­drid, a Fran­ci­sco Goya, l’ar­ti­sta che ci ram­men­ta che il sonno della ra­gio­ne ge­ne­ra mo­stri. E da Ni­co­lò Tom­ma­seo ad An­drea Zan­zot­to nomi e an­co­ra nomi, tanti che qui non si pos­so­no ci­ta­re e che co­sti­tui­sco­no, in­sie­me al pae­sag­gio e alle città, un pa­tri­mo­nio in­scin­di­bi­le dal­l’Eu­ro­pa, dalle sue di­ver­si­tà e dalle sue in­tel­li­gen­ti au­to­no­mie, valga per tutte la Sco­zia. L’Eu­ro­pa, la no­stra Eu­ro­pa sta cor­ren­do gran­di pe­ri­co­li: “so­vra­ni­smi” e na­zio­na­li­smi tra­ve­sti­ti da de­ma­go­gia sono sem­pre più ag­gres­si­vi. A essi dob­bia­mo con­trap­por­re l’i­dea forte che co­strui­re gli Stati Uniti d’Eu­ro­pa equi­va­le a co­strui­re un fu­tu­ro di pace, si­cu­rez­za, svi­lup­po e mi­glio­re qua­li­tà della vita; ma per rag­giun­ge­re que­sto obiet­ti­vo ser­vo­no nuove spin­te pro­pul­si­ve, che de­vo­no ar­ri­va­re non solo dalla po­li­ti­ca e dalle isti­tu­zio­ni sco­la­sti­che, ma anche dal basso, dai cit­ta­di­ni: e noi in par­ti­co­la­re, forti del no­stro gran­de pas­sa­to, oggi più che mai dob­bia­mo sen­ti­re che l’or­go­glio di es­se­re ve­ne­ti è in­dis­so­lu­bi­le da quel­lo di es­se­re eu­ro­pei, senza ri­ser­ve. Elio Ar­ma­no
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QUALE EUROPA DI FRONTE ALL’AMERICA DI TRUMP?
Oggi, alle ore 18.00, nella Sala della Carità, in via San Francesco, a Padova. Un dialogo con Enrico Rossi (Presidente della Regione Toscana), Marco Morini (Ricercatore di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Padova), Giulio Peruzzi (Professore universitario) e Valeria Zampieri (Dottoressa in Scienze Politiche).
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Triste usare le sofferenze dei bimbi per fare campagna elettorale
di PAOLO GIA­RET­TA
Usare le sof­fe­ren­ze dei bam­bi­ni e delle loro fa­mi­glie per fare cam­pa­gna elet­to­ra­le non si era an­co­ra visto. Ma per il peg­gio c’è sem­pre una pos­si­bi­li­tà, pur­trop­po. Il si­pa­riet­to of­fer­to dal can­di­da­to sin­da­co Mas­si­mo Bi­ton­ci, in com­pa­gnia del pre­si­den­te della com­mis­sio­ne sa­ni­tà della Re­gio­ne, del pre­si­den­te della Fon­da­zio­ne Città della Spe­ran­za e dalla vi­ce­di­ret­tri­ce del­l’I­sti­tu­to di Me­di­ci­na Mo­le­co­la­re è di que­sta na­tu­ra. Ma­ga­ri si ri­sol­ves­se fi­nal­men­te e con ur­gen­za il pro­ble­ma dram­ma­ti­co della pe­dia­tria pa­do­va­na. La sa­ni­tà re­gio­na­le, da sem­pre nelle mani della Lega, ha ver­go­gno­sa­men­te tra­scu­ra­to que­sta strut­tu­ra. Ora si pro­met­te un pron­tis­si­mo in­ter­ven­to. Anzi sa­reb­be l’an­ti­ci­po del tra­sfe­ri­men­to del­l’O­spe­da­le a Pa­do­va est e del suc­ces­si­vo tra­sfe­ri­men­to del San­t’An­to­nio in via Giu­sti­nia­ni. Com­ples­sa ope­ra­zio­ne per la quale come è noto non c’è nulla di so­li­do: pro­get­ti e soldi. C’è solo una cosa che è stato chia­ma­to ac­cor­do di pro­gram­ma, che è al mas­si­mo una let­te­ra d’in­ten­ti in at­te­sa di ap­pro­va­zio­ne piena di con­di­zio­ni, di se e di ma. Spe­ria­mo che siano veri i soldi per Pe­dia­tria, che sa­reb­be­ro poi quel­li che do­ve­va­no ser­vi­re per ini­zia­re il nuovo ospe­da­le. Di­spia­ce che a que­sto si­pa­riet­to si siano pre­sta­te delle per­so­ne che avreb­be­ro il do­ve­re di non coin­vol­ge­re in cam­pa­gna elet­to­ra­le le isti­tu­zio­ni che rap­pre­sen­ta­no. La dot­to­res­sa Viola vi­ce­di­ret­tri­ce del­l’I­sti­tu­to di Me­di­ci­na Mo­le­co­la­re dice che era pre­sen­te solo per­ché ri­tie­ne im­por­tan­te il dia­lo­go tra ri­cer­ca e l’am­mi­ni­stra­zio­ne della città. Giu­sto, spero però si sia resa conto che non ha in­con­tra­to l’am­mi­ni­stra­zio­ne della città ma sem­pli­ce­men­te un can­di­da­to sin­da­co. Il Vimm, splen­di­da real­tà do­vu­ta alla lun­gi­mi­ran­za del prof. Pa­ga­no, è una delle ec­cel­len­ze pa­do­va­ne che ci fanno co­no­sce­re in tutto il mondo. È un pa­tri­mo­nio di tutta la città, evi­tia­mo di coin­vol­ger­lo nelle pic­co­lez­ze della cam­pa­gna elet­to­ra­le. Il Pre­si­den­te della Fon­da­zio­ne Città della Spe­ran­za as­si­cu­ra che la Fon­da­zio­ne sarà sem­pre al fian­co di Bi­ton­ci e Boron. Li­be­ro il dot­tor Fran­co Ma­sel­lo na­tu­ral­men­te di es­se­re un elet­to­re, fi­nan­zia­to­re, so­ste­ni­to­re della Lega. Ma do­vreb­be evi­ta­re di coin­vol­ge­re una Fon­da­zio­ne che si trova a pre­sie­de­re pro tem­po­re, che non è di sua pro­prie­tà, ed è il frut­to della ge­ne­ro­si­tà di tanti: isti­tu­zio­ni pub­bli­che, pri­va­ti, azien­de, vo­lon­ta­ri che con de­na­ri, tempo de­di­ca­to, fan­ta­sia e pas­sio­ne hanno fatto della Città della Spe­ran­za quel­la che è. Ha ben ri­cor­da­to Ivo Rossi la na­tu­ra par­ti­co­la­re di una Fon­da­zio­ne pri­va­ta che am­mi­ni­stra fondi lar­ga­men­te pub­bli­ci. Che ha avuto me­ri­ta­ta­men­te dalle isti­tu­zio­ni pub­bli­che ap­pog­gi im­por­tan­ti, a co­min­cia­re dalla scel­ta lun­gi­mi­ran­te di An­ge­lo Bo­schet­ti di do­na­re alla Fon­da­zio­ne un ter­re­no della Zona In­du­stria­le per edi­fi­ca­re la Torre della Ri­cer­ca. Tutti noi, donatori, volontari o semplicemente cittadini di Padova che con le loro tasse hanno contribuito al finanziamento della Città della Speranza, abbiamo il diritto di pretendere che la Fondazione non sia usata per finalità elettorali. Chi lo fa abusa del suo ruolo. Ne approfitto anche per dire che può ben capitare che nella vita delle istituzioni, delle aziende, delle associazioni ad un certo punto diversità di opinioni portino a divorzi in sodalizi precedentemente solidi. Non ho il diritto di giudicare sulle ragioni della rottura tra il dottor Masello e Stefano Bellon. Ho però gli elementi per dire che senza Stefano Bellon la Città della Speranza non sarebbe quella che è: non solo una istituzione di ricerca, ma anche una bella realtà che è entrata nel cuore di tante persone, che l’hanno sentita come motivo d’orgoglio per il proprio territorio. I divorzi capitano, ma i veri leader li sanno gestire con lungimiranza, usando parole di riconoscenza e di rispetto per chi molto ha dato, piuttosto che indispettite parole di rancore. Perché di imprenditori che amministrano risorse pubbliche con istinti padronali ne abbiamo avuto parecchi e quasi sempre alla lunga hanno avuto pessimo esito per le istituzioni che hanno governato. L’ultimo esempio è quello del Cavaliere del lavoro (?) Gianni Zonin.
Paolo Giaretta ex sindaco di Padova già senatore del Pd
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Carissime/i, domani ricorre la giornata mondiale di sensibilizzazione sulla sindrome di Down. Ho fatto un messaggio Twitter che potere vedere. L'idea della Campagna è mettersi due calzini di colore diverso e poi pubblicare una foto o un breve video. Potreste farlo anche voi, ci sono degli hashtag Potete copiare dal mio messaggio e si possono Indicare Altre Persone. Ciao Flavio ... Vedi di piúVedi meno

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Giovedì 23 marzo, alle ore 18, in Sala della Carità di via San Francesco, 61 a Padova. Vi aspetto! ... Vedi di piúVedi meno

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