Energia

Libro bianco del Gruppo S&D: "Verso un'Unione Energetica"

Introduzione

L’idea di una “Unione Energetica” è in cima all’agenda politica europea. Nel 2010 il think tank Notre Europe, Jacques Delors e il presidente del Parlamento Jerky Buzek proposero una “Comunità Energetica Europea”.
L’idea fu successivamente appoggiata da Martin Schulz nel 2012 nel suo primo mandato da presidente del Parlamento. Recentemente Jean-Claude Juncker, candidandosi come presidente della Commissione, ha fatto dell’Unione Energetica una delle sue cinque priorità, e anche il Consiglio Europeo, nelle conclusioni del meeting del giugno 2014, ha sostenuto l’idea di un’Unione Energetica, appoggiata dal presidente francese François Hollande.
La nuova Commissione Juncker presenta al proprio interno un vicepresidente socialista, Maroš Šefčovič, con responsabilità specifiche per l’Unione Energetica e di conseguenza il nostro gruppo dovrebbe definire rapidamente le proprie priorità.

Perché un’Unione Energetica

Le sfide ad ampio raggio più urgenti che l’Unione Europa e i suoi Stati membri si trovano a dover affrontare includono:

  • la necessità urgente di una transizione verso un’economia sostenibile e decarbonizzata, basata su fonti energetiche rinnovabili, in linea con l’obiettivo dell’Ue di ridurre le emissioni di gas serra fino al 95% entro il 2050. Efficienza energetica, fonti rinnovabili e infrastrutture moderne e intelligenti dovrebbero formare la colonna portante dell’unione energetica
  • la necessità di garantire forniture energetiche sicure, stabili e a buon mercato di cui possano beneficiare l’industria e i consumatori europei, ponendo inoltre fine alla povertà energetica.
  • sicurezza dell’approvvigionamento energetico, compresa l’indipendenza dalle onerose importazioni (420 miliardi di euro all’anno) dai fornitori dei paesi terzi dominanti e sempre più inaffidabili.
  • un mercato energetico interno pienamente connesso
  • la creazione di posti di lavoro di alta qualità e lo sviluppo di nuovi mercati di esportazione attraverso ulteriori investimenti nella ricerca, nello sviluppo e nell’innovazione, che supportino le nostre Pmi e migliorino la competitività industriale dell’Ue per raggiungere l’obiettivo del 20% di industrializzazione.

Gli ultimi cinque anni hanno fatto registrare progressi su tutte queste questioni gravemente trascurate a causa della mancanza di prospettive, ambizione e impegno da parte degli Stati membri e della precedente Commissione.
Mentre è chiaro che nel lungo periodo sarà necessario disporre di strumenti più efficaci a livello europeo, per i prossimi cinque anni dovremmo impegnarci per accelerare le nostre azioni all’interno del quadro dei trattati esistenti, sviluppando politiche innovative e ambiziose e metodi di lavoro che ci permettano di raggiungere i nostri scopi.
L’unione energetica deve essere attuata in maniera trasparente e democratica, utilizzando a pieno la procedura legislativa ordinaria, e considerando ogni tentativo di eluderla come non democratico e contrario ai trattati.
Dal momento che le politiche energetiche degli Stati membri diventano sempre più interconnesse sia politicamente che fisicamente, e che le decisioni prese in uno Stato membro possono influenzare seriamente la situazione energetica in un altro, è necessario che in Europa vi sia un maggiore livello di scambio di informazioni, di coordinamento e di processi decisionali. Pertanto è necessario mettere in piedi un'ambiziosa ed efficace struttura di governance.

Obiettivi e ambizioni di un’Unione Energetica

In quanto principale forza progressista in Europa, i Socialisti e Democratici sono convinti che l’unione energetica dovrebbe consistere in un nuovo modello energetico per l’Europa, coniugando i vari aspetti della politica energetica per accelerare la transizione dai combustibili fossili ad alta emissione di carbonio verso un sistema energetico sostenibile e lungimirante.
Dando priorità all’efficienza energetica e all’energia rinnovabile si ridurranno il nostro fabbisogno complessivo e le importazioni, riducendo così i nostri costi di importazione e permettendo al contempo di indirizzare nuovi investimenti verso le infrastrutture intelligenti, lo sviluppo della microgenerazione a livello comunitario, lo sviluppo marittimo e i meccanismi di adattamento in funzione alla domanda che traggono grande beneficio dalle nuove tecnologie digitali, al fine di modificare le abitudini dei consumatori e di avvicinarsi a un'economia circolare. La digitalizzazione avrà un ruolo importante nell'unione energetica e nel ridurre le emissioni.
E l'Europa dovrebbe essere in prima linea nello sviluppo di nuove soluzioni innovative per compiere il salto da un'economia "usa e getta" a un'economia circolare.

La transizione energetica deve essere socialmente giusta. Come Socialisti e Democratici, dobbiamo garantire che gli aspetti sociali diventino una componente profondamente radicata nell’unione energetica, che comprenda il rafforzamento del dialogo sociale e politiche di supporto alla forza lavoro occupata nel settore energetico e in altri settori ad esso collegati, insieme anche a forti misure di protezione dei consumatori, con un’attenzione particolare alle necessità dei più vulnerabili e con una vera e propria dichiarazione di guerra alla povertà energetica.

Un approccio del genere dovrebbe essere parte integrante delle nostre politiche di ricerca, sviluppo e innovazione, così come della nostra strategia industriale, generando progresso sostenibile e lavori di alta qualità e garantendo all’industria e agli investitori la massima certezza sulla direzione di marcia dell’Europa.
Nel medio e lungo termine dobbiamo garantire una fornitura energetica stabile e competitiva, che internalizzi i costi esterni delle fonti energetiche per assicurare una competizione equa, ponendo fine una volta per tutte al mito che vede l’energia rinnovabile come l’opzione più costosa. Nel breve periodo dovremmo porre particolare attenzione alla competitività delle imprese europee ad alta intensità energetica e garantire misure proporzionate per creare parità di condizioni.

Infine, un mercato energetico interno funzionante e compiuto non è un fine in sé, ma piuttosto un impianto generale che dovrebbe permetterci di raggiungere i nostri obiettivi. Il terzo pacchetto energetico dovrebbe essere attuato senza ritardi e occorrerebbe prevedere una sua revisiona più giusta socialmente.

Elementi chiave della nuova unione energetica per i Socialisti e Democratici



1. Transizione sostenibile

L’unione energetica deve avere come priorità centrale il progresso sostenibile e deve essere basata su un impegno politico chiaro per dare priorità alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica, facendo dell’Europa il leader mondiale nel settore. Il recente accordo quadro 2030 per le politiche energetiche e climatiche ha deluso perché troppo debole e la sua natura non vincolante implica che difficilmente otterrà risultati e sarà preso sul serio dagli Stati membri. Inoltre è in contrasto con l’obiettivo condiviso dell’Ue di ridurre le emissioni di gas serra del 95% entro il 2050.
Il Gruppo S&D ritiene che andrebbero significativamente corretti al rialzo gli obiettivi per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili e che tali obiettivi debbano essere resi vincolanti per gli Stati membri, indipendentemente dai progressi dei colloqui internazionali sui cambiamenti climatici. Allo stesso tempo invitiamo a rivedere la direttiva sull’efficienza energetica e le direttive sul rendimento energetico degli edifici perché l’energia più conveniente e pulita è quella che non viene utilizzata.
I miglioramenti nell’efficienza energetica si ripagano da soli, attraverso la riduzione dei costi energetici e della dipendenza dalle importazioni. Grazie all’efficienza energetica si potrebbero creare due milioni di posti di lavoro entro il 2020, in particolare attraverso l’enorme potenziale del settore edilizio, che rappresenta il 40% della domanda energetica totale nell'Ue. I fondi a disposizione per i progetti per l’efficienza energetica devono essere drasticamente rivisti verso l’alto. Dal punto di vista della produzione, è di fondamentale importanza muoversi, entro il 2050, verso un contesto energetico che sia basato quasi interamente sulle rinnovabili. Per raggiungere questo scopo, occorrerebbe sfruttare tutti i tipi di produzione sostenibile, sia su piccola che su grande scala.

Azioni

  • Revisione del pacchetto clima-energia 2030 per aumentare l’ambizione dell’EE target (al 40%) e del RES target (al 45%) e attuarli attraverso obiettivi nazionali vincolanti
  • Aggiornare la direttiva sull’efficienza energetica e le direttive sulle energie rinnovabili
  • Rivedere la direttiva sul rendimento energetico degli edifici

Azioni

  • Stabilire un nuovo target obbligatorio per le interconnessioni elettriche tra gli Stati membri
  • Incrementare il sostegno disponibile per le interconnessioni come parte integrante del Connecting Europe Facility
  • Aggiornare la lista dei progetti infrastrutturali chiave (PCI) che occorre completare per assicurare una rete intelligente trans-europea e garantire lo sblocco degli investimenti necessari

2. Infrastrutture intelligenti

Ciò che è necessario è una unione delle infrastrutture, che comprenda un imponente programma di investimenti per modernizzare e aggiornare le nostre reti energetiche. Occorrerebbe accordarsi su un nuovo obiettivo obbligatorio per le interconnessioni tra gli Stati membri per evitare le strozzature dei sistemi di approvvigionamento energetico, e sarebbe necessario supportare la creazione di una super-rete europea per garantire un’efficiente fornitura di fonti rinnovabili ai principali centri di consumo. L’implementazione delle reti intelligenti è fondamentale per fornire maggiore efficienza attraverso la gestione della domanda, per evitare la sovra-capacità produttiva e per minimizzare il bisogno di costose soluzioni per lo stoccaggio.
Per fare tutto ciò occorre rivedere, riorientare e rendere più efficienti gli attuali schemi di finanziamento. Oltre a questo, sarebbe necessario iniettare denaro pubblico per promuovere progetti infrastrutturali selezionati di grande importanza e incentivare gli investimenti privati.
È importante dare sostegno prioritario solo a quei progetti infrastrutturali che offrano realmente un valore aggiunto all’Europa, sia a livello di trasmissione che di distribuzione, e che garantiscano sicurezza nelle forniture nella maniera più conveniente e sostenibile, facendo così un uso ottimale degli investimenti pubblici e privati e permettendo di evitare inutili mercati delle capacità, laddove misure di gestione della domanda possono offrire migliori alternative. Occorre realizzare questi investimenti oggi perché rimandarli comporterà semplicemente una maggiore spesa in futuro e peserà sulle future generazioni. Per ogni euro non speso oggi nel settore energetico, ne occorreranno quattro volte tanti dopo il 2020 solo per compensare le emissioni addizionali generate.

3. Le persone al centro.

Occorre attuare una revisione del terzo pacchetto energia per rafforzare i diritti dei consumatori, assicurando che il calo dei prezzi all'ingrosso si rifletta in modo corretto nei prezzi al dettaglio e consentendo ai consumatori di trarre beneficio da tariffe energetiche più basse, di avere un maggiore controllo sui propri consumi energetici attraverso il pieno sfruttamento del potenziale delle nuove tecnologie digitali e di beneficiare della micro-generazione con un accesso senza ostacoli alla rete.
La piaga della povertà energetica deve essere una priorità da affrontare con urgenza e, al fianco di misure di politica sociale, occorre sviluppare la prospettiva europea attraverso piani di azione nazionali coordinati tra gli Stati membri, tabelle di valutazione, scambi di buone pratiche e un approccio orizzontale all'accessibilità dei prezzi dell'energia secondo cui tutte le nuove proposte politiche in campo energetico siano valutate per la loro capacità di aiutare i consumatori più vulnerabili.
In quanto parte delle direttive sull'Efficienza energetica e sulle Performance energetiche degli edifici, la povertà energetica dovrebbe essere innalzata allo status di priorità e le relative misure dovrebbero essere incentrate sugli immobili più inefficienti da un punta di vista energetico dove vivono famiglie a basso reddito, siano esse proprietarie o affittuarie. Per esempio, il social housing dovrebbe essere priorizzato quando si occupa di ristrutturare gli edifici secondo criteri di efficienza energetica. Noi Socialisti e Democratici dobbiamo porre particolare attenzione all'impatto della transizione energetica sull'occupazione. Per esempio, i risparmi della spesa pubblica, derivanti dall'attuazione delle decisioni prese all'unanimità dal G20 e dal Consiglio europeo per eliminare progressivamente le sovvenzioni dannose ai combustibili fossili, dovrebbero contribuire a finanziare la riconversione e la riqualificazione della forza lavoro .

Azioni

  • Revisione del terzo pacchetto energetico per rafforzare i diritti dei consumatori e la trasparenza, assicurando che i prezzi all'ingrosso più bassi comportino prezzi più bassi anche al dettaglio e che tutti i consumatori siano piazzati automaticamente sulla migliore tariffa possibile.
  • Una comunicazione specifica della Commissione sulla povertà energetica in Europa accompagnata da un piano d'azione che includa una definizione di povertà energetica e lo sviluppo di tabelle di valutazione nazionali sulla povertà energetica.
  • Revisione delle direttive EED ed EPBD per concentrarsi sulla ristrutturazione degli immobili occupati dalle famiglie a basso reddito (siano esse affittuarie o proprietarie).

Azioni

  • Riforma strutturale urgente dell'ETS dell'Ue per garantire un prezzo sufficientemente alto del prezzo del carbonio che assicuri che i nuovi investimenti siano in linea con i nostro obiettivi di lungo termine su energia e clima, evitando effetti di "lock-in"
  • Studio di fattibilità da parte della Commissione su misure di adeguamento alle frontiere e standard sulle emissioni di carbonio o su altri modi per proteggere l'industria europea dalla concorrenza sleale.

4. Pari condizioni per tutti

Non è più accettabile che il denaro dei contribuenti sia speso per mantenere concorrenziali le risorse tradizionali di energia, sia che questo avvenga sotto forma di sovvenzioni, sussidi o altre forme di aiuti. Nonostante il ruolo potenziale della CCS di contribuire alla decarbonizzazione dell'industria ad alta intensità energetica, un ulteriore supporto dovrebbe provenire principalmente dal settore privato, dal momento che nonostante i grandi investimenti fatti finora, questa tecnologia deve ancora dimostrare la sua efficacia.
Inoltre, è di fondamentale importanza una prospettiva di lungo termine, dato che le decisioni prese oggi, come quelle relative alle nuove centrali termoelettriche a carbone, avranno conseguenze per i decenni a venire e rischiano di creare spiacevoli effetti "catenaccio" (lock-in). Se vogliamo indirizzare nuovi investimenti verso il nostro nuovo modello energetico, è essenziale che ci sia un prezzo elevato del carbonio e che il sistema ETS dell'Ue venga sostanzialmente rivisto per dare agli investitori privati un segnale chiaro per gli investimenti di lungo termine.
L'obiettivo di lungo termine dovrebbe consistere in un prezzo mondiale del carbonio così da garantire parità di condizioni a livello globale: un obiettivo da raggiungere progressivamente evitando che la transizione energetica vada a scapito delle nostre industrie ad alta intensità energetica. La Commissione dovrebbe inoltre valutare come creare pari condizioni tra i produttori europei e non europei. In tal senso, dovrebbero essere messe sul tavolo tutte le opzioni possibili, tra cui la fattibilità di misure di adeguamento alle frontiere o di standard sulle emissioni di carbonio.

5. Nuova strategia per investimenti pubblici e privati

Dobbiamo affrontare la carenza cronica di investimenti nel settore energetico. Allo stato attuale, c'è molta confusione sui vari meccanismi di finanziamento e questo non sta creando i giusti incentivi. Questi fondi devono essere gestiti e spesi in modo più efficiente per garantire il massimo impatto, utilizzando al meglio strumenti di finanziamento innovativi e adatti a sfruttare i fondi privati, compresi i project bond. Tuttavia, la semplificazione degli strumenti esistenti e la valorizzazione di nuovi strumenti finanziari non saranno sufficienti. Occorre iniettare nel sistema del denaro fresco, soprattutto per i progetti infrastrutturali, che in genere hanno bisogno di un livello elevato di finanziamento pubblico (circa il 50%) per attrarre fondi privati.
Pertanto, abbiamo bisogno di andare oltre alle misure previste dal piano di investimenti di 315 miliardi della Commissione. Nella sua strategia per stimolare gli investimenti in Europa, il Gruppo S&D ha proposto un nuovo strumento, l'European Investment Instrument (EII). L'EII potrebbe garantire per i prossimi sei anni una capacità finanziaria pubblica di 400 miliardi di euro (basata su 100 miliardi, capitali versati gradualmente dagli Stati membri e una garanzia di bilancio Ue, con un ammontare addizionale di 300 miliardi di prestiti raccolti sui mercati dei capitali).
Questo capitale versato dagli Stati membri sarebbe scomputato dal calcolo dei loro deficit e debiti pubblici, cosa che incoraggerà gli investimenti maggiormente necessari (invece che penalizzarli). Con questa capacità finanziaria pubblica di 400 miliardi, l'EII potrebbe attrarre investimenti privati per 100 miliardi per cofinanziare i progetti infrastrutturali, supporto finanziario agli investimenti per l'efficienza energetica e il credito a sostegno dell'innovazione per le Pmi. Nel complesso, si potrebbero aggiungere nuovi investimenti pubblici e privati per un totale di 500 miliardi.

Azioni

  • Realizzare uno strumento europeo per gli investimenti (EII), come proposto da tempo dal Gruppo S&D, per garantire una capacità di 400 miliardi di euro in sei anni.

Azioni

  • La revisione di medio termine di Horizon 2020 dovrebbe riflettere le priorità dell'unione energetica e allocare maggiori risorse su tale area

6. Base industriale forte e investimenti in R&S

Un maggiore sostegno alla R&S nel campo energetico è la chiave per una giusta transizione energetica ed è vitale per rafforzare la leadership tecnologica dell'Ue dinanzi al resto del mondo, garantendo soluzioni più efficaci per lo stoccaggio di elettricità, energia rinnovabile di nuova generazione (onde, i biocarburanti prodotti dalle alghe), la valorizzazione della Co2 (microalghe, policarbonati), gestione delle ICT per il nostro sistema energetico e i nostri elettrodomestici intelligenti.
L'unione energetica dovrebbe essere parte di una più ampia e articolata strategia industriale che si ponga l'obiettivo di raggiungere un target di reindustrializzazione del 20% (ossia che il 20% del Pil dell'Ue provenga dall'industria). Pertanto, è necessario aumentare i livelli di R&S se vogliamo aumentare la competitività, rilanciare l'economia e assicurare il progresso necessario per raggiungere prezzi energetici stabili e bassi. La revisione di medio termine del programma di ricerca Horizon2020 dovrebbe essere condotta tenendo bene a mente queste priorità.

Un'attenzione speciale dovrebbe essere data al potenziale della crescita blu, dato che l'elettricità sostenibile proveniente dal mare (eolico offshore, energia dalle maree e dalle onde) potrebbe creare 1,6 milioni di nuovi posti di lavoro e 100 miliardi di valore aggiunto lordo entro il 2020.

7. Parlare con una sola voce

La politica energetica e quella estera dovrebbero andare di pari passo se vogliamo evitare tattiche del divide et impera da parte di potenti fornitori esteri e prevenire azioni come il blocco delle forniture di energia per esercitare pressioni sull'Ue e sui suoi stati membri. La voce dell'Europa deve essere una sola, così da poter essere amplificata nelle organizzazioni internazionali come l'Agenzia internazionale per l'energia. Inoltre, l'Unione deve agire per conto dei suoi stati membri nel diversificare le forniture energetiche.
Occorre individuare e promuovere rotte e fornitori alternativi, specialmente per quei paesi che a oggi dipendono da un solo fornitore. La Commissione dovrebbe fissare le possibili opzioni per una negoziazione congiunta dei contratti energetici con i fornitori esteri a nome degli Stati membri e assumersi la responsabilità di pianificare e sviluppare i principali progetti infrastrutturali strategici. Progetti che devono sempre rispettare l'acquis di energia dell'Ue. L'Ue dovrebbe assumere poi una posizione più forte in merito alle misure anti-dumping per assicurare che l'industria manifatturiera possa trarre vantaggio dalla transizione energetica (turbine, pannelli solari, acciaio di alta qualità e materiali di costruzione).

Azioni

  • Revisione della Decisione N. 994/2012/EU che stabilisce un meccanismo per lo scambio di informazioni sugli accordi intergovernativi tra gli Stati membri e i paesi terzi nel campo dell'energia al fine di rafforzare le proprie disposizioni e assicurare la compatibilità con la legislazione sul mercato interno dell'energia e un ruolo rafforzato per la Commissione.
  • Dare nuovi poteri alla Commissione a seconda del caso, per pianificare e negoziare i principali progett infrastrutturali
  • Un monitoraggio più stretto dei comportamenti anti-concorrenziali e delle misure anti-dumping per proteggere le nostre industrie energetiche
  • Organizzazione da parte della Commissione di un'acquisto congiunto di gas per conto di quegli enti privati e pubblici interessati

Azioni

  • Revisione del regolamento del 2010 sulla sicurezza nelle forniture di gas con particolare attenzione al rafforzamento delle forniture di gas e alla possibile costituzione di riserve strategiche comuni
  • Proposte da parte della Commissione per potenziare i meccanismi europei e migliorare il coordinamento delle politiche energetiche tra gli Stati membri
  • Aumentare la capacità di riserva

8. Solidarietà

C'è un aumento dell'interdipendenza tra le scelte e le strategie energetiche nazionali. Le decisioni in uno Stato membro possono avere diverse conseguenze (positive e negative) per gli altri Stati membri. Occorre migliorare, almeno, la comunicazione, la consultazione e la cooperazione tra gli Stati membri e bisogna prendere in considerazione dei meccanismi europei (possibilmente sulla base del "Semestre europeo", ma con i miglioramenti democratici per cui la nostra famiglia politica si sta battendo).
La solidarietà deve essere un pilastro della nostra politica energetica. Ci deve essere una valutazione dettagliata dell'ambito d'azione, dei valori e delle modalità per stabilire le riserve strategiche comuni di gas e aumentare significativamente la capacità di flusso invertito, con lo scopo di affrontare gli eventuali shock dal lato dell'offerta e garantire che il gas possa essere efficacemente portato laddove è necessario in caso di crisi, con particolare attenzione alla solidarietà tra gli Stati membri.
Una priorità dell'unione energetica dovrebbe consistere nel raggiungimento dell'obiettivo di porre fine alle isole energetiche. Tra le proposte, anche quella di prendere in considerazione i risultati degli attuali stress test di energia.

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Difficile dargli torto...
Massimo D’Alema, valeva la pena fare tutto questo per fondare un partitino del 3%?
«Ognuno deve fare quello che corrisponde ai propri valori. Meglio prendere il 3% a favore di ciò che si ritiene giusto che il 20 a favore di ciò che si ritiene sbagliato. E comunque io credo che lo spazio a sinistra del Pd sia molto più grande».
Era proprio inevitabile la scissione?
«Inevitabile e persino tardiva. Bisognava farla prima: era matura già con il Jobs Act. Tutta l’ispirazione politica renziana è contraria ai valori della sinistra e prima ancora agli interessi del Paese. Il renzismo non è stato che il revival del berlusconismo».
Non le pare di esagerare?
«Meno tasse per tutti. Bonus. Abolizione dell’articolo 18. Financo il ponte sullo Stretto. Mi stupisco che Berlusconi non si rivolga alla Siae per avere i diritti d’autore. E per due anni e mezzo si è paralizzato il Parlamento per una riforma costituzionale confusa, spazzata via dal popolo; e per una legge elettorale incostituzionale, frutto di un mix di insipienza e arroganza».
Alla Siae il copyright dell’arroganza è suo.
«No. Io posso essere arrogante con i prepotenti; non mi permetterei mai di esserlo con l’interesse del Paese. Renzi ha imposto una legge elettorale solo per la Camera, dando per scontato che il Senato venisse abolito. Ora siamo alla vigilia delle elezioni e la legge elettorale non c’è. Il fallimento del renzismo non potrebbe essere più totale; ma nessuno ha il coraggio di scriverlo, per non fare la fine di Campo Dall’Orto».
Si lavora a un accordo sul modello similtedesco.
«Un vero maggioritario, sul modello del Mattarellum, lo avremmo apprezzato. Ma in commissione è stata approvata una legge escogitata dal senatore Verdini, che con il Mattarellum non ha nulla in comune. Si vota con un’unica scheda, su cui tutti i partiti presentano il loro simbolo; però collegio per collegio possono decidere di presentare anche un candidato. Una legge immorale, che genera accordi di potere di natura notabilare, ricatti, condizionamenti: in venti collegi do via libera a Verdini, ad Alfano garantisco che nessuno si presenterà contro di lui ad Agrigento… Questo nella tradizione italiana si chiama trasformismo. Torniamo all’età giolittiana senza Giolitti, ma con tanti piccoli Depretis».
Perché ce l’ha tanto con Verdini?
«Sono i magistrati che ce l’hanno con lui, non io. È un uomo intelligente. Renzi si è scelto un consigliere di qualità: un professionista. Che però non esprime l’idea di rinnovamento del Paese cui penso». <<< Come è sua Natura Massimo D'Alema le cose Non li manda Mai a dire : Fa parlare il suo Cervello dicendo Sempre che che pensa e che sono Sempre per Servire il Suo Paese e la Gente con cui ha deciso di Rappresentare e Difendere. Nei confronti del "renzino" del giglio NERO, non fa alcun sconto assimilandolo Sempre al berlusconi che ha sempre combattuto perchè ha rappresentato il PEGGIO con tutta la sua "coorte" di Inquisiti,tangentisti sempre vicini agli interessi OSCURI di forze, spesso anche maffiose comunque nelle varie realtà del Paese vengono chiamati. Risposte all'intervistatore sempre Pacate e precise : alla domanda del perchè la scissione dal pd, D'Alema risponde che era Necessaria perchè, quel partito comandato da renzi aveva Tradito tutti i motivi e le scelte di Campo che i Padri Fondatori hanno Voluto e Indicato : Democratico Progressista Riformista Europeista e di Sinistra. Semmai, va detto che dovevamo Lasciare quel pd nel momento in cui Milioni di Elettori,Uomini e Donne , tradizionalmente di Sinistre e Centrosinistra gli hanno Negato il voto per le sue scelte di Rottura col Mondo del Lavoro e con le loro Confederazioni del Lavoro, nel momento in cui ha scelto- renzi e il pd- di allearsi con i "marchionni e i vari serra" che rappresentavano imprenditoria/reazionaria d'assalto, oltre gli Evasori Elusori Tangentisti e Peggio Ancora. La "perla/renziana" si può individuare nella scelta a sostegno di un'uomo di centrodestra, Macron , Mentre la Sinistra Francese tentava, senza però riuscirci di Ricomporre una Sinistra che, ancora era divisa per Contrastare il Pericolo dell'Ultradestra "lepeniana" alla Presidenza della Repubblica. Questa Ignobile e sciagurata scelta renziana, Oggi è riproposta in Italia, ed è la prima cosa da Fare per Batterla con una Sinistra UNITA , oltre il pd. Rifare un Centrosinistra Largo, rappresentativo delle Forze SANE E MIGLIORE DEL PAESE CERTAMENTE POTRA' BATTERE il centrodestra e il m5s che è la pancia Peggiore di un populismo BIECO E RAZZISTA >>>
Intervista al Corriere della Sera
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“Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di o...

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Flavio Zanonato ha condiviso la foto di Articolo UNO - Movimento Democratico e Progressista - Bruxelles. ... Vedi di piúVedi meno

I tre Parlamentari Europei di "Art. 1 - MDP": Pier Antonio Panzeri, Massimo Paol...

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Una polemica sbagliata di Lorenzoni.

Sono un vecchio sindaco, come dice Arturo Lorenzoni, che sostiene Sergio Giordani come sindaco di Padova: e allora?

In questi mesi mi sono inutilmente impegnato per un candidato unico di tutta quella parte della città che ha avuto modo di sperimentare Bitonci e di conseguenza è preoccupata della sua -improbabile ma possibile- riconferma. Purtroppo il PD non ha voluto le primarie e quindi ci saranno due candidati a cui la sinistra e i democratici di centrosinistra faranno riferimento. Una situazione complessa, per questo ho apprezzato il lavoro di chi cerca comunque di unire e di Giordani che, con grande fair play, ha subito dichiarato una grande e positiva disponibilità nei confronti di Lorenzoni.

In questi mesi ho avuto modo di incontrare Arturo: si tratta indubbiamente di una persona piacevole e positiva. E, a proposito di vecchi sindaci e di appoggi, forse si ricorderà Arturo che lui e il suo entourage avrebbero apprezzato molto il mio appoggio e me lo chiesero. Del resto, alcuni miei assessori - come Marco Carrai, Francesco Bicciato, Claudio Piron, persone che stimo - sono con Lorenzoni e non per questo è venuta meno la mia stima verso di loro. Anzi. Ma ho spiegato che preferisco Giordani per una ormai lunga amicizia che me ne ha fatto apprezzare l'onestà, la correttezza, l'intelligenza concreta nell'affrontare i problemi, e inoltre credo che Giordani - ti ricordi Arturo, ne abbiamo parlato bevendo una birra dopo l'incontro di Articolo UNO in cui siete intervenuti entrambi - abbia più possibilità di raccogliere consenso in città e quindi di vincere.

Allora mi chiedo, o meglio chiedo ad Arturo: perché l'appoggio del vecchio sindaco a Giordani rappresenta una cosa negativa mentre un appoggio a te sarebbe stato positivo e gradito?

Suggerisco ad Arturo Lorenzoni - che vedo già a Palazzo Moroni con incarichi di grande responsabilità insieme a Sergio Giordani - di non accettare i suggerimenti di qualche improbabile "spin doctor" e di impegnarsi per riconquistare il governo della città. La città viene prima della comunicazione.
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PRIMARIE: ALTRO CHE SUCCESSO, CONTINUA IL DECLINO DEL PDR
Trovo davvero incredibile che il risultato delle cosiddette primarie (si tratta in effetti di elezione diretta) del PD del 30 aprile scorso venga presentato come un successo da Renzi e dai sui collaboratori. Sicuramente c'è stata un'abile regia nel comunicare i dati: dopo la pantomima dell' "almeno un milione", la notizia data dei 2 milioni di votanti (si è trattato in realtà di un milione e 750 mila) è stata riportata senza verifiche dalla grande stampa italiana, si è fissata nella memoria di molti sprovveduti italiani e continuerà ad essere raccontata come un grande successo.

Ma in realtà le cose stanno diversamente e anche nelle "primarie" del 30 aprile si è manifestato fortemente il processo di declino del Partito Democratico.

Preciso che la cosa non mi rallegra affatto.

Dopo il 40,82% del PD alle Europee del 2014, tutte le prove elettorali del Partito Democratico sono state negative: le regionali del 2015 hanno visto la più bassa partecipazione elettorale di sempre (e a novembre del 2014 si registrò il 37% di affluenza in Emilia-Romagna), le comunali del 2016 sono state un disastro con la perdita di moltissimi grandi comuni a favore dei 5 stelle -emblematico il caso di Torino - per poi finire con la disfatta di Renzi al Referendum sulla Costituzione.

Determinatamente e con scuse varie, Renzi ha evitata come la peste un'analisi puntuale del voto su cui ha sempre raccontato una comoda versione propagandistica dei risultati. E ha sempre citato come riferimento valido il dato delle Europee, che qualsiasi osservatore sa essere molto lontano dalla situazione attuale.

Ora, con grande e recitato entusiasmo, viene celebrato il dato delle "primarie" che hanno visto sì stravincere Renzi ma partecipare un milione in meno di persone rispetto al 2013. Accettando il fatto che i dati raccontati dal PD siano veritieri, nella tabella che presento si vedono i votanti del 2013 raffrontati con i voti alle elezioni Europee e con i votanti dello scorso 30 aprile. Se dovesse esserci una proporzione tra presenze alle primarie e voto politico oggi il PD raccoglierebbe 7 milioni di voti contro gli oltre 11 milioni del 2014 ovvero 4 milioni di voti in meno! E con una percentuale che dal 40,8 scenderebbe al 25,7!

Anche questa volta, con buona pace di Orlando, nel PDR non ci sarà nessuna analisi e nessuna seria discussione.
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Padova, venerdì 5 maggio, ore 18.00
Sala della Carità, via San Francesco 61 – Padova


L'EUROPA RIPARTE DALLA CULTURA.
LA CULTURA COME MOTORE DI SVILUPPO.



Intervengono:

Massimo Bray, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, già Ministro ai beni culturali

Anna Abbate, Insegnante, pedagogista),

Monica Balbinot, già assessore alla Cultura del Comune di Padova

Pietro Folena, Presidente dell’Associazione Culturale Metamorfosi

Maurizio Cecconi, Ad Villaggio Globale International, già assessore alla Cultura del Comune di Venezia

Mabel Maljan, Padovani del Mondo

Flavio Zanonato, Eurodeputato S&D
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L'Europa riparte dalla Cultura

maggio 5, 2017, 6:00pm - maggio 5, 2017, 9:00pm

Sala della Carità

Padova, venerdì 5 maggio, ore 18.00 Sala della Carità, via San Francesco 61 ...

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Padova, venerdì 5 maggio, ore 18.00
Sala della Carità, via San Francesco 61 – Padova


L'EUROPA RIPARTE DALLA CULTURA.
LA CULTURA COME MOTORE DI SVILUPPO.



Intervengono:

Massimo Bray, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, già Ministro ai beni culturali

Anna Abbate, Insegnante, pedagogista),

Monica Balbinot, già assessore alla Cultura del Comune di Padova

Pietro Folena, Presidente dell’Associazione Culturale Metamorfosi

Maurizio Cecconi, Ad Villaggio Globale International, già assessore alla Cultura del Comune di Venezia

Mabel Maljan, Padovani del Mondo

Flavio Zanonato, Eurodeputato S&D
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