Energia

Libro bianco del Gruppo S&D: "Verso un'Unione Energetica"

Introduzione

L’idea di una “Unione Energetica” è in cima all’agenda politica europea. Nel 2010 il think tank Notre Europe, Jacques Delors e il presidente del Parlamento Jerky Buzek proposero una “Comunità Energetica Europea”.
L’idea fu successivamente appoggiata da Martin Schulz nel 2012 nel suo primo mandato da presidente del Parlamento. Recentemente Jean-Claude Juncker, candidandosi come presidente della Commissione, ha fatto dell’Unione Energetica una delle sue cinque priorità, e anche il Consiglio Europeo, nelle conclusioni del meeting del giugno 2014, ha sostenuto l’idea di un’Unione Energetica, appoggiata dal presidente francese François Hollande.
La nuova Commissione Juncker presenta al proprio interno un vicepresidente socialista, Maroš Šefčovič, con responsabilità specifiche per l’Unione Energetica e di conseguenza il nostro gruppo dovrebbe definire rapidamente le proprie priorità.

Perché un’Unione Energetica

Le sfide ad ampio raggio più urgenti che l’Unione Europa e i suoi Stati membri si trovano a dover affrontare includono:

  • la necessità urgente di una transizione verso un’economia sostenibile e decarbonizzata, basata su fonti energetiche rinnovabili, in linea con l’obiettivo dell’Ue di ridurre le emissioni di gas serra fino al 95% entro il 2050. Efficienza energetica, fonti rinnovabili e infrastrutture moderne e intelligenti dovrebbero formare la colonna portante dell’unione energetica
  • la necessità di garantire forniture energetiche sicure, stabili e a buon mercato di cui possano beneficiare l’industria e i consumatori europei, ponendo inoltre fine alla povertà energetica.
  • sicurezza dell’approvvigionamento energetico, compresa l’indipendenza dalle onerose importazioni (420 miliardi di euro all’anno) dai fornitori dei paesi terzi dominanti e sempre più inaffidabili.
  • un mercato energetico interno pienamente connesso
  • la creazione di posti di lavoro di alta qualità e lo sviluppo di nuovi mercati di esportazione attraverso ulteriori investimenti nella ricerca, nello sviluppo e nell’innovazione, che supportino le nostre Pmi e migliorino la competitività industriale dell’Ue per raggiungere l’obiettivo del 20% di industrializzazione.

Gli ultimi cinque anni hanno fatto registrare progressi su tutte queste questioni gravemente trascurate a causa della mancanza di prospettive, ambizione e impegno da parte degli Stati membri e della precedente Commissione.
Mentre è chiaro che nel lungo periodo sarà necessario disporre di strumenti più efficaci a livello europeo, per i prossimi cinque anni dovremmo impegnarci per accelerare le nostre azioni all’interno del quadro dei trattati esistenti, sviluppando politiche innovative e ambiziose e metodi di lavoro che ci permettano di raggiungere i nostri scopi.
L’unione energetica deve essere attuata in maniera trasparente e democratica, utilizzando a pieno la procedura legislativa ordinaria, e considerando ogni tentativo di eluderla come non democratico e contrario ai trattati.
Dal momento che le politiche energetiche degli Stati membri diventano sempre più interconnesse sia politicamente che fisicamente, e che le decisioni prese in uno Stato membro possono influenzare seriamente la situazione energetica in un altro, è necessario che in Europa vi sia un maggiore livello di scambio di informazioni, di coordinamento e di processi decisionali. Pertanto è necessario mettere in piedi un'ambiziosa ed efficace struttura di governance.

Obiettivi e ambizioni di un’Unione Energetica

In quanto principale forza progressista in Europa, i Socialisti e Democratici sono convinti che l’unione energetica dovrebbe consistere in un nuovo modello energetico per l’Europa, coniugando i vari aspetti della politica energetica per accelerare la transizione dai combustibili fossili ad alta emissione di carbonio verso un sistema energetico sostenibile e lungimirante.
Dando priorità all’efficienza energetica e all’energia rinnovabile si ridurranno il nostro fabbisogno complessivo e le importazioni, riducendo così i nostri costi di importazione e permettendo al contempo di indirizzare nuovi investimenti verso le infrastrutture intelligenti, lo sviluppo della microgenerazione a livello comunitario, lo sviluppo marittimo e i meccanismi di adattamento in funzione alla domanda che traggono grande beneficio dalle nuove tecnologie digitali, al fine di modificare le abitudini dei consumatori e di avvicinarsi a un'economia circolare. La digitalizzazione avrà un ruolo importante nell'unione energetica e nel ridurre le emissioni.
E l'Europa dovrebbe essere in prima linea nello sviluppo di nuove soluzioni innovative per compiere il salto da un'economia "usa e getta" a un'economia circolare.

La transizione energetica deve essere socialmente giusta. Come Socialisti e Democratici, dobbiamo garantire che gli aspetti sociali diventino una componente profondamente radicata nell’unione energetica, che comprenda il rafforzamento del dialogo sociale e politiche di supporto alla forza lavoro occupata nel settore energetico e in altri settori ad esso collegati, insieme anche a forti misure di protezione dei consumatori, con un’attenzione particolare alle necessità dei più vulnerabili e con una vera e propria dichiarazione di guerra alla povertà energetica.

Un approccio del genere dovrebbe essere parte integrante delle nostre politiche di ricerca, sviluppo e innovazione, così come della nostra strategia industriale, generando progresso sostenibile e lavori di alta qualità e garantendo all’industria e agli investitori la massima certezza sulla direzione di marcia dell’Europa.
Nel medio e lungo termine dobbiamo garantire una fornitura energetica stabile e competitiva, che internalizzi i costi esterni delle fonti energetiche per assicurare una competizione equa, ponendo fine una volta per tutte al mito che vede l’energia rinnovabile come l’opzione più costosa. Nel breve periodo dovremmo porre particolare attenzione alla competitività delle imprese europee ad alta intensità energetica e garantire misure proporzionate per creare parità di condizioni.

Infine, un mercato energetico interno funzionante e compiuto non è un fine in sé, ma piuttosto un impianto generale che dovrebbe permetterci di raggiungere i nostri obiettivi. Il terzo pacchetto energetico dovrebbe essere attuato senza ritardi e occorrerebbe prevedere una sua revisiona più giusta socialmente.

Elementi chiave della nuova unione energetica per i Socialisti e Democratici



1. Transizione sostenibile

L’unione energetica deve avere come priorità centrale il progresso sostenibile e deve essere basata su un impegno politico chiaro per dare priorità alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica, facendo dell’Europa il leader mondiale nel settore. Il recente accordo quadro 2030 per le politiche energetiche e climatiche ha deluso perché troppo debole e la sua natura non vincolante implica che difficilmente otterrà risultati e sarà preso sul serio dagli Stati membri. Inoltre è in contrasto con l’obiettivo condiviso dell’Ue di ridurre le emissioni di gas serra del 95% entro il 2050.
Il Gruppo S&D ritiene che andrebbero significativamente corretti al rialzo gli obiettivi per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili e che tali obiettivi debbano essere resi vincolanti per gli Stati membri, indipendentemente dai progressi dei colloqui internazionali sui cambiamenti climatici. Allo stesso tempo invitiamo a rivedere la direttiva sull’efficienza energetica e le direttive sul rendimento energetico degli edifici perché l’energia più conveniente e pulita è quella che non viene utilizzata.
I miglioramenti nell’efficienza energetica si ripagano da soli, attraverso la riduzione dei costi energetici e della dipendenza dalle importazioni. Grazie all’efficienza energetica si potrebbero creare due milioni di posti di lavoro entro il 2020, in particolare attraverso l’enorme potenziale del settore edilizio, che rappresenta il 40% della domanda energetica totale nell'Ue. I fondi a disposizione per i progetti per l’efficienza energetica devono essere drasticamente rivisti verso l’alto. Dal punto di vista della produzione, è di fondamentale importanza muoversi, entro il 2050, verso un contesto energetico che sia basato quasi interamente sulle rinnovabili. Per raggiungere questo scopo, occorrerebbe sfruttare tutti i tipi di produzione sostenibile, sia su piccola che su grande scala.

Azioni

  • Revisione del pacchetto clima-energia 2030 per aumentare l’ambizione dell’EE target (al 40%) e del RES target (al 45%) e attuarli attraverso obiettivi nazionali vincolanti
  • Aggiornare la direttiva sull’efficienza energetica e le direttive sulle energie rinnovabili
  • Rivedere la direttiva sul rendimento energetico degli edifici

Azioni

  • Stabilire un nuovo target obbligatorio per le interconnessioni elettriche tra gli Stati membri
  • Incrementare il sostegno disponibile per le interconnessioni come parte integrante del Connecting Europe Facility
  • Aggiornare la lista dei progetti infrastrutturali chiave (PCI) che occorre completare per assicurare una rete intelligente trans-europea e garantire lo sblocco degli investimenti necessari

2. Infrastrutture intelligenti

Ciò che è necessario è una unione delle infrastrutture, che comprenda un imponente programma di investimenti per modernizzare e aggiornare le nostre reti energetiche. Occorrerebbe accordarsi su un nuovo obiettivo obbligatorio per le interconnessioni tra gli Stati membri per evitare le strozzature dei sistemi di approvvigionamento energetico, e sarebbe necessario supportare la creazione di una super-rete europea per garantire un’efficiente fornitura di fonti rinnovabili ai principali centri di consumo. L’implementazione delle reti intelligenti è fondamentale per fornire maggiore efficienza attraverso la gestione della domanda, per evitare la sovra-capacità produttiva e per minimizzare il bisogno di costose soluzioni per lo stoccaggio.
Per fare tutto ciò occorre rivedere, riorientare e rendere più efficienti gli attuali schemi di finanziamento. Oltre a questo, sarebbe necessario iniettare denaro pubblico per promuovere progetti infrastrutturali selezionati di grande importanza e incentivare gli investimenti privati.
È importante dare sostegno prioritario solo a quei progetti infrastrutturali che offrano realmente un valore aggiunto all’Europa, sia a livello di trasmissione che di distribuzione, e che garantiscano sicurezza nelle forniture nella maniera più conveniente e sostenibile, facendo così un uso ottimale degli investimenti pubblici e privati e permettendo di evitare inutili mercati delle capacità, laddove misure di gestione della domanda possono offrire migliori alternative. Occorre realizzare questi investimenti oggi perché rimandarli comporterà semplicemente una maggiore spesa in futuro e peserà sulle future generazioni. Per ogni euro non speso oggi nel settore energetico, ne occorreranno quattro volte tanti dopo il 2020 solo per compensare le emissioni addizionali generate.

3. Le persone al centro.

Occorre attuare una revisione del terzo pacchetto energia per rafforzare i diritti dei consumatori, assicurando che il calo dei prezzi all'ingrosso si rifletta in modo corretto nei prezzi al dettaglio e consentendo ai consumatori di trarre beneficio da tariffe energetiche più basse, di avere un maggiore controllo sui propri consumi energetici attraverso il pieno sfruttamento del potenziale delle nuove tecnologie digitali e di beneficiare della micro-generazione con un accesso senza ostacoli alla rete.
La piaga della povertà energetica deve essere una priorità da affrontare con urgenza e, al fianco di misure di politica sociale, occorre sviluppare la prospettiva europea attraverso piani di azione nazionali coordinati tra gli Stati membri, tabelle di valutazione, scambi di buone pratiche e un approccio orizzontale all'accessibilità dei prezzi dell'energia secondo cui tutte le nuove proposte politiche in campo energetico siano valutate per la loro capacità di aiutare i consumatori più vulnerabili.
In quanto parte delle direttive sull'Efficienza energetica e sulle Performance energetiche degli edifici, la povertà energetica dovrebbe essere innalzata allo status di priorità e le relative misure dovrebbero essere incentrate sugli immobili più inefficienti da un punta di vista energetico dove vivono famiglie a basso reddito, siano esse proprietarie o affittuarie. Per esempio, il social housing dovrebbe essere priorizzato quando si occupa di ristrutturare gli edifici secondo criteri di efficienza energetica. Noi Socialisti e Democratici dobbiamo porre particolare attenzione all'impatto della transizione energetica sull'occupazione. Per esempio, i risparmi della spesa pubblica, derivanti dall'attuazione delle decisioni prese all'unanimità dal G20 e dal Consiglio europeo per eliminare progressivamente le sovvenzioni dannose ai combustibili fossili, dovrebbero contribuire a finanziare la riconversione e la riqualificazione della forza lavoro .

Azioni

  • Revisione del terzo pacchetto energetico per rafforzare i diritti dei consumatori e la trasparenza, assicurando che i prezzi all'ingrosso più bassi comportino prezzi più bassi anche al dettaglio e che tutti i consumatori siano piazzati automaticamente sulla migliore tariffa possibile.
  • Una comunicazione specifica della Commissione sulla povertà energetica in Europa accompagnata da un piano d'azione che includa una definizione di povertà energetica e lo sviluppo di tabelle di valutazione nazionali sulla povertà energetica.
  • Revisione delle direttive EED ed EPBD per concentrarsi sulla ristrutturazione degli immobili occupati dalle famiglie a basso reddito (siano esse affittuarie o proprietarie).

Azioni

  • Riforma strutturale urgente dell'ETS dell'Ue per garantire un prezzo sufficientemente alto del prezzo del carbonio che assicuri che i nuovi investimenti siano in linea con i nostro obiettivi di lungo termine su energia e clima, evitando effetti di "lock-in"
  • Studio di fattibilità da parte della Commissione su misure di adeguamento alle frontiere e standard sulle emissioni di carbonio o su altri modi per proteggere l'industria europea dalla concorrenza sleale.

4. Pari condizioni per tutti

Non è più accettabile che il denaro dei contribuenti sia speso per mantenere concorrenziali le risorse tradizionali di energia, sia che questo avvenga sotto forma di sovvenzioni, sussidi o altre forme di aiuti. Nonostante il ruolo potenziale della CCS di contribuire alla decarbonizzazione dell'industria ad alta intensità energetica, un ulteriore supporto dovrebbe provenire principalmente dal settore privato, dal momento che nonostante i grandi investimenti fatti finora, questa tecnologia deve ancora dimostrare la sua efficacia.
Inoltre, è di fondamentale importanza una prospettiva di lungo termine, dato che le decisioni prese oggi, come quelle relative alle nuove centrali termoelettriche a carbone, avranno conseguenze per i decenni a venire e rischiano di creare spiacevoli effetti "catenaccio" (lock-in). Se vogliamo indirizzare nuovi investimenti verso il nostro nuovo modello energetico, è essenziale che ci sia un prezzo elevato del carbonio e che il sistema ETS dell'Ue venga sostanzialmente rivisto per dare agli investitori privati un segnale chiaro per gli investimenti di lungo termine.
L'obiettivo di lungo termine dovrebbe consistere in un prezzo mondiale del carbonio così da garantire parità di condizioni a livello globale: un obiettivo da raggiungere progressivamente evitando che la transizione energetica vada a scapito delle nostre industrie ad alta intensità energetica. La Commissione dovrebbe inoltre valutare come creare pari condizioni tra i produttori europei e non europei. In tal senso, dovrebbero essere messe sul tavolo tutte le opzioni possibili, tra cui la fattibilità di misure di adeguamento alle frontiere o di standard sulle emissioni di carbonio.

5. Nuova strategia per investimenti pubblici e privati

Dobbiamo affrontare la carenza cronica di investimenti nel settore energetico. Allo stato attuale, c'è molta confusione sui vari meccanismi di finanziamento e questo non sta creando i giusti incentivi. Questi fondi devono essere gestiti e spesi in modo più efficiente per garantire il massimo impatto, utilizzando al meglio strumenti di finanziamento innovativi e adatti a sfruttare i fondi privati, compresi i project bond. Tuttavia, la semplificazione degli strumenti esistenti e la valorizzazione di nuovi strumenti finanziari non saranno sufficienti. Occorre iniettare nel sistema del denaro fresco, soprattutto per i progetti infrastrutturali, che in genere hanno bisogno di un livello elevato di finanziamento pubblico (circa il 50%) per attrarre fondi privati.
Pertanto, abbiamo bisogno di andare oltre alle misure previste dal piano di investimenti di 315 miliardi della Commissione. Nella sua strategia per stimolare gli investimenti in Europa, il Gruppo S&D ha proposto un nuovo strumento, l'European Investment Instrument (EII). L'EII potrebbe garantire per i prossimi sei anni una capacità finanziaria pubblica di 400 miliardi di euro (basata su 100 miliardi, capitali versati gradualmente dagli Stati membri e una garanzia di bilancio Ue, con un ammontare addizionale di 300 miliardi di prestiti raccolti sui mercati dei capitali).
Questo capitale versato dagli Stati membri sarebbe scomputato dal calcolo dei loro deficit e debiti pubblici, cosa che incoraggerà gli investimenti maggiormente necessari (invece che penalizzarli). Con questa capacità finanziaria pubblica di 400 miliardi, l'EII potrebbe attrarre investimenti privati per 100 miliardi per cofinanziare i progetti infrastrutturali, supporto finanziario agli investimenti per l'efficienza energetica e il credito a sostegno dell'innovazione per le Pmi. Nel complesso, si potrebbero aggiungere nuovi investimenti pubblici e privati per un totale di 500 miliardi.

Azioni

  • Realizzare uno strumento europeo per gli investimenti (EII), come proposto da tempo dal Gruppo S&D, per garantire una capacità di 400 miliardi di euro in sei anni.

Azioni

  • La revisione di medio termine di Horizon 2020 dovrebbe riflettere le priorità dell'unione energetica e allocare maggiori risorse su tale area

6. Base industriale forte e investimenti in R&S

Un maggiore sostegno alla R&S nel campo energetico è la chiave per una giusta transizione energetica ed è vitale per rafforzare la leadership tecnologica dell'Ue dinanzi al resto del mondo, garantendo soluzioni più efficaci per lo stoccaggio di elettricità, energia rinnovabile di nuova generazione (onde, i biocarburanti prodotti dalle alghe), la valorizzazione della Co2 (microalghe, policarbonati), gestione delle ICT per il nostro sistema energetico e i nostri elettrodomestici intelligenti.
L'unione energetica dovrebbe essere parte di una più ampia e articolata strategia industriale che si ponga l'obiettivo di raggiungere un target di reindustrializzazione del 20% (ossia che il 20% del Pil dell'Ue provenga dall'industria). Pertanto, è necessario aumentare i livelli di R&S se vogliamo aumentare la competitività, rilanciare l'economia e assicurare il progresso necessario per raggiungere prezzi energetici stabili e bassi. La revisione di medio termine del programma di ricerca Horizon2020 dovrebbe essere condotta tenendo bene a mente queste priorità.

Un'attenzione speciale dovrebbe essere data al potenziale della crescita blu, dato che l'elettricità sostenibile proveniente dal mare (eolico offshore, energia dalle maree e dalle onde) potrebbe creare 1,6 milioni di nuovi posti di lavoro e 100 miliardi di valore aggiunto lordo entro il 2020.

7. Parlare con una sola voce

La politica energetica e quella estera dovrebbero andare di pari passo se vogliamo evitare tattiche del divide et impera da parte di potenti fornitori esteri e prevenire azioni come il blocco delle forniture di energia per esercitare pressioni sull'Ue e sui suoi stati membri. La voce dell'Europa deve essere una sola, così da poter essere amplificata nelle organizzazioni internazionali come l'Agenzia internazionale per l'energia. Inoltre, l'Unione deve agire per conto dei suoi stati membri nel diversificare le forniture energetiche.
Occorre individuare e promuovere rotte e fornitori alternativi, specialmente per quei paesi che a oggi dipendono da un solo fornitore. La Commissione dovrebbe fissare le possibili opzioni per una negoziazione congiunta dei contratti energetici con i fornitori esteri a nome degli Stati membri e assumersi la responsabilità di pianificare e sviluppare i principali progetti infrastrutturali strategici. Progetti che devono sempre rispettare l'acquis di energia dell'Ue. L'Ue dovrebbe assumere poi una posizione più forte in merito alle misure anti-dumping per assicurare che l'industria manifatturiera possa trarre vantaggio dalla transizione energetica (turbine, pannelli solari, acciaio di alta qualità e materiali di costruzione).

Azioni

  • Revisione della Decisione N. 994/2012/EU che stabilisce un meccanismo per lo scambio di informazioni sugli accordi intergovernativi tra gli Stati membri e i paesi terzi nel campo dell'energia al fine di rafforzare le proprie disposizioni e assicurare la compatibilità con la legislazione sul mercato interno dell'energia e un ruolo rafforzato per la Commissione.
  • Dare nuovi poteri alla Commissione a seconda del caso, per pianificare e negoziare i principali progett infrastrutturali
  • Un monitoraggio più stretto dei comportamenti anti-concorrenziali e delle misure anti-dumping per proteggere le nostre industrie energetiche
  • Organizzazione da parte della Commissione di un'acquisto congiunto di gas per conto di quegli enti privati e pubblici interessati

Azioni

  • Revisione del regolamento del 2010 sulla sicurezza nelle forniture di gas con particolare attenzione al rafforzamento delle forniture di gas e alla possibile costituzione di riserve strategiche comuni
  • Proposte da parte della Commissione per potenziare i meccanismi europei e migliorare il coordinamento delle politiche energetiche tra gli Stati membri
  • Aumentare la capacità di riserva

8. Solidarietà

C'è un aumento dell'interdipendenza tra le scelte e le strategie energetiche nazionali. Le decisioni in uno Stato membro possono avere diverse conseguenze (positive e negative) per gli altri Stati membri. Occorre migliorare, almeno, la comunicazione, la consultazione e la cooperazione tra gli Stati membri e bisogna prendere in considerazione dei meccanismi europei (possibilmente sulla base del "Semestre europeo", ma con i miglioramenti democratici per cui la nostra famiglia politica si sta battendo).
La solidarietà deve essere un pilastro della nostra politica energetica. Ci deve essere una valutazione dettagliata dell'ambito d'azione, dei valori e delle modalità per stabilire le riserve strategiche comuni di gas e aumentare significativamente la capacità di flusso invertito, con lo scopo di affrontare gli eventuali shock dal lato dell'offerta e garantire che il gas possa essere efficacemente portato laddove è necessario in caso di crisi, con particolare attenzione alla solidarietà tra gli Stati membri.
Una priorità dell'unione energetica dovrebbe consistere nel raggiungimento dell'obiettivo di porre fine alle isole energetiche. Tra le proposte, anche quella di prendere in considerazione i risultati degli attuali stress test di energia.

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Lo confesso, ho sostenuto Cuperlo segretario del PD. Penso sia stato giusto nonostante le successive delusioni ... Vedi di piúVedi meno

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Campo progressista: no alleanze ambigue ne' solo testimonianza.
(ANSA) - ROMA, 5 SET - "I partiti stanno giocando una competizione nazionale: da un lato fondata su uno schema di alleanze ambigue e innaturali rispetto al mondo progressista, e dall'altro basato sull'ennesima riproposizione di uno schema di testimonianza, seppur nobile, gia' fallito in passato".
E' quanto si legge in una nota di Campo progressista in vista delle elezioni siciliane.
Secondo quello che capisco io "alleanze ambigue e innaturali" vorrebbe dire no ad Alfano e "No allo schema di testimonianza" vorrebbe dire no a Fava.
E allora che si fa?
Credo sia necessario uno studioso di ermeneutica per chiarire il pensiero di Pisapia e se qualcuno è in grado di fare l'esegesi del comunicato mi scriva, per favore!
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"Meno tasse per tutti uguale: meno tasse per i ricchi e meno stato sociale per i poveri" Come sempre Bersani centra chiaramente il problema ... Vedi di piúVedi meno

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D'Alema su migranti e accordo con la Libia
(Almeno qui si trova un ragionamento..)

“Minniti si è sempre occupato di sicurezza, non ha mai fatto parte di correnti, è quasi un tecnico, diciamo. Però io faccio una riflessione: che cosa sta accadendo? Quali sono gli effetti di questo accordo che abbiamo fatto con la Libia, sul modello di quello che abbiamo fatto con la Turchia, però in una situazione diversa? Con tutti i suoi problemi la Turchia è uno Stato, la Libia no. Il primo effetto è che i libici che ovviamente prima favorivano il transito, ora non potendo più portare i migranti verso di noi, cercano di blindare le loro frontiere e questo, come dicono tutte le grandi organizzazioni umanitarie, aumenta fortemente il numero delle persone che muoiono nel deserto. Quindi non affogano più nel Mediterraneo e noi li lasciamo morire nel deserto così non li vediamo, non sappiamo, l’opinione pubblica è tranquilla…ma loro muoiono.
Un altro effetto è che quelli che riescono ad attraversare il deserto vengono bloccati dai libici e vengono messi in veri e propri campi di concentramento dove non esiste nessuna tutela dei diritti umani. Le donne vengono violentate, ci sono molte testimonianze di violenze e torture. Noi abbiamo fatto un accordo di questo tipo. Prima avevamo una priorità: salvare delle vite umane . Adesso abbiamo altre priorità: non vederli più e fare in modo che se ne occupino altri ,anche se questi altri lo fanno senza umanità e senza rispetto dei diritti umani. Quindi è vero, noi abbiamo meno sbarchi, ma il carico di sofferenze di questa povera gente che viene dall’Africa è enormemente cresciuto. E questo dovrebbe pesare sulla coscienza dell’Europa.
Quando c’era l'ultimo governo di centro-sinistra noi rifiutammo di firmare un accordo con i libici. Questo accordo firmato da Minniti è uguale all’accordo che avrebbero firmato ai tempi Berlusconi e gli altri con Gheddafi. Quando questo accordo fu proposto a noi, noi non firmammo perché ponemmo come condizione a Gheddafi che la conduzione dei campi profughi fosse affidata alle Nazioni Unite e non alle sue milizie. Gheddafi rifiutò di accogliere sul territorio della Libia rappresentanti ONU e siccome la Libia aveva anche rifiutato di firmare la convenzione di Ginevra sui diritti umani, noi non firmammo.
Ho letto che Minniti ha detto che bisognerebbe che l’accoglienza fosse affidata alle Nazioni Unite, alle Organizzazioni internazionali, però attualmente non è così. Io ritengo che l’accordo dovesse essere fatto prima e non dopo. Quando Renzi dice : “La nostra politica sui migranti sta avendo successo” mente: noi non li stiamo aiutando “a casa loro”, casa loro non sono i campi della Libia. Noi stiamo dando soldi alla Libia perché se li tenga e questo è diverso. In ballo c’è il destino delle persone. La realtà è che spaventati da un flusso, che non era neanche così enorme, e dall’incapacità di governarlo, abbiamo pensato bene di tranquillizzare l’opinione pubblica bloccandoli là e lo abbiamo fatto con una certa dose di cinismo .
Questo per me è un problema. Io penso che la sinistra debba anche pensare al destino di quelle donne, di quei bambini, di quegli uomini che noi ora abbiamo lasciato nei campi di concentramento della Libia.”
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Sollecitato dallo stesso autore ho letto "L'anima della frontiera" del padovano Matteo Righetto. La drammatica storia, sul finire dell'800, di una famiglia che coltiva, facendo la fame, tabacco nell'alta val Brenta per il regio monopolio. Con un racconto ricchissimo di informazioni su quelle terre (I lavori, gli animali, le piante, il paesaggio) viene esaltata la figura di una giovanissima e altrettanto coraggiosa ragazza, Jole, che non esita, per aiutare la sua famiglia, dopo la supposta scomparsa del padre, ad affrontare ogni tipo di rischio e di difficoltà. Nella terza parte il romanzo assume gli aspetti di un "noir" con violenza e morte. Si legge in un baleno! ... Vedi di piúVedi meno

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Ieri sera, e fino a notte inoltrata, ho letto il romanzo di Paolo Cognetti "Le otto montagne", bello, lo suggerisco. Parla dell'amicizia, del complesso rapporto padre figlio, delle escursioni nel magico e a volte terribile mondo della montagna. Parla di uomini e donne che, legati alla cultura e alla economia montana, non vogliono perdere il contatto con il loro ambiente e subire la vita frenetica della città, a volte con tragiche conseguenze negli affetti più cari.
Per chi, come me, ama la montagna in tutti i suoi aspetti questo romanzo ha parti che riprendono fortemente esperienze vissute.
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Commemorazione di Gastone Proto

A 94 anni compiuti se ne è andato qualche giorno fa Gastone. Uno dei nostri “grandi vecchi”, amico e maestro di vita di tanti di noi (prima di lui Liliana e Giorgio Tosi, Gastone Peruzzo e Liberia Andrao: li ricordo perché sono persone care che molti di noi hanno visto come un unico gruppo di amici).

Voglio prima di tutto salutare e porgere le condoglianze a Franca, sua moglie, a Zhang Lin che - negli ultimi anni (molti anni) - è stata la sua compagna, ai figli Riccardo, Marina e Luca. È presente, ma solo con il pensiero, l’adorata sorella Wilma, purtroppo assente per ragioni di salute, e ben rappresentata dalle nipoti di Gastone, Adriana e Laura. Anche Marco non ha fatto mancare il suo cordoglio.
Saluto i nipoti Matteo e Sara, Camilla, Giovanni, Alice ed Irene, la piccola pronipote Rebecca, ultima arrivata, e ancora le nuore a cui Gastone era molto affezionato, Lucia e Cristiana, la cognata Francesca e i nipoti Francesco e Carlotta, figli di Walter, il fratello di Gastone che purtroppo è prematuramente scomparso.

***
Gastone era nato a Milano nel 1923, precisamente il 20 aprile, figlio di Gennaro (Cesare) di origini pugliesi e di Elva Tassan, una veneziana.
In origine la sua famiglia paterna commerciava in vino, soprattutto vino da taglio; per un periodo breve aveva anche commerciato in fiori.
Capita, però, che uno dei fratelli di Gennaro sposi la figlia di Luigi Roatto, uno dei grandi padri del cinema italiano. Ed è attraverso questo contatto che il padre di Gastone, Cesare (gli piaceva questo nome) – terzo di 14 figli – cambia la tradizione di famiglia e, agli esordi del Cinema, avvia una nuova (e forse allora più redditizia) attività.
Gestisce sale cinematografiche, distribuisce i film e proverà (con poca fortuna) a produrne alcuni. Ecco i titoli: “Sangue a Cà Foscari” (nel ’46), “Il fabbro del convento” (nel ’47), “Lohengrin” (nel ’48), quest’ultimo prodotto con la Scalera, la più grande casa cinematografica italiana durante il fascismo.

Ma torniamo un attimo indietro.
La prima sede di Proto nel campo del cinema è a Venezia, poi si trasferisce a Padova dove le case cinematografiche trovano più semplice la distribuzione.

Siamo a metà degli anni ’30, Gastone in quel periodo frequenta il Tito Livio, dove conosce anche Franca. Nel ’38 nascono i suoi fratelli, due gemelli, di 15 anni più giovani, Wilma e Walter; poco più di un anno dopo la mamma muore di tifo lasciando orfani i due ragazzini di poco più di un anno.
Sarà Gastone a fare loro non solo da fratello maggiore, ma anche da papà.

Al liceo Gastone si forma una solida coscienza democratica e antifascista ed è uno dei giovani che risponde positivamente all’appello di Concetto Marchesi:“Una generazione di uomini ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra Patria. Traditi dalla frode, dalla violenza, dall’ignavia, dalla servilità criminosa, voi – insieme con la gioventù operaia e contadina – dovete rifare la storia dell’Italia e costruire il Popolo Italiano”.

E così Gastone, con l’amico Franco Santelli, entra nella Brigata di Giustizia e Libertà intitolata a Silvio Trentin.
Sarà per tutto il ’44 e fino al 25 aprile ’45 un gappista.

(Un inciso: l’anno scorso, ricevendo con altri partigiani un riconoscimento dal Prefetto, ha ricordato lucidamente questo suo impegno: “Abbiamo vinto, vi abbiamo liberato”, disse).

Il capo di questi gappisti è Otello Pighin, nome di battaglia “Renato”, una vera “primula rossa”: era stato soldato e poi assistente ad ingegneria. Di lì a pochi mesi verrà “tradito” da un partigiano e fatto cadere in una trappola in via Rosati. Ferito e torturato, morirà il 10 gennaio del ’45. A catturarlo era stato il “Tenente 39”, Antonio Coradeschi, della Banda Carità.

Anche Gastone, che usava documenti falsi per potersi spostare ed agire, viene interrogato dal “Tenente 39”. Riesce, anche sbarazzandosi di documenti compromettenti, a cavarsela. E per sbarazzarsene deve mangiarli.

Molte sono le azioni militari a cui partecipa, ad esempio l’assalto partigiano al Comando Tedesco di Prato della Valle.

Anche il papà della sua futura moglie Franca, Riccardo Decima, era un uomo della Resistenza: possedeva una villa colonica a Massanzago dove aveva una delle sue basi Otello Pighin e la stessa Franca era una staffetta partigiana della formazione di Giustizia e Libertà. Ma i due, che si erano incrociati al Tito Livio, per poi perdersi di vista durante la guerra, scopriranno solo dopo la Resistenza di essere stati entrambi partigiani e addirittura della stessa formazione.

Dopo il ’45, infatti, Gastone e Franca si conoscono, si fidanzano e si sposano nel 1950.

Gastone era stato studente di Medicina, ma non era portato per questa disciplina (sviene alla prima lezione di anatomia durante la dissezione di un corpo umano), quindi si era iscritto alla facoltà di Legge, per poi abbandonare gli studi e seguire l’attività di famiglia: il cinema.

Nel 1952, a 57 anni, muore il padre Gennaro-Cesare, e Gastone, 29enne, con i due fratelli Wilma e Walter di 14, diventa il capofamiglia e anche il titolare dell’attività cinematografica.

Gennaro aveva lasciato un patrimonio importante di sale cinematografiche diffuse in molti comuni: Padova, Bassano, Trento, Rovigo, Rimini, Este, Mira, Chioggia. Dal padre, un uomo di grandi capacità, Gastone aveva anche appreso il mestiere: programmare i cinema, gestirli e distribuire i film delle grandi case cinematografiche italiane e straniere.
Ma, ahimè, aveva pure ereditato una grande quantità di debiti (forse anche perché a Cesare piaceva il gioco d’azzardo). Gastone dimostra subito di saperci fare: da bravo imprenditore risana le attività di famiglia, le rimette in moto e le fa rendere economicamente.

Ha anche uno straordinario senso dell’innovazione che lo porterà – dopo aver comprato nel ‘67 il cinema Astra con il socio Abriani – a inventare a Padova il cinema d’Essai e le rassegne, facendo diventare una sala di periferia una delle più importanti sale cinematografiche italiane (arriverà a 300.000 presenze l’anno).
Sarà sempre lui, con il socio, a trasformare il cinema Astra in MultiAstra, cioè in una sala con più schermi: la prima con queste caratteristiche a Padova.

Molti di noi che l’hanno frequentato sanno che Gastone aveva una cultura sconfinata nel campo del cinema. Bastava accennare ad una trama, anche con errori, per farsi dire titolo, regista, attori del film in questione.
Era davvero incredibile constatare ogni volta come era profonda la sua cultura cinematografica, che comprendeva la conoscenza di ogni dettaglio, dalla regia alla sceneggiatura, dalla fotografia alla scenografia.

Eppure - può sembrare strano - Gastone non voleva che i figli continuassero il suo lavoro. Il cinema - che negli anni ’70 aveva visto in Italia 500 milioni di spettatori (nel senso di biglietti venduti) - si è ridotto negli ultimi anni a 100 milioni (naturalmente a causa di tv, internet, cassette, dvd, etc...). E così Gastone aveva perso il suo ottimismo per questa attività.
Tuttavia, Riccardo, Marina e Luca lavorano nel cinema. Non sempre il padre riusciva, si vede, ad essere del tutto convincente.

È anche per un lungo periodo presidente dell’Anec (l’Associazione Nazionale Esercenti Cinema) e devo ringraziare Marco Sartore, l’attuale segretario, per il bel ricordo che gli ha dedicato nei giornali.

Apriamo ora un altro capitolo, quello sulla montagna.

Quando negli anni ’60 Gastone va a vivere con Franca in Piazza Petrarca - dove abitava Giorgio Tosi con Liliana - scatta una grande amicizia.
Sono tutti e 4 partigiani e tutti e 4 con una grande passione per i viaggi e per la montagna e tutte le attività collegate (escursioni, sci, sci alpinismo).
Tutti e 4 delle stesse idee politiche.
E tutti e 4 con figli all’incirca della stessa età che diventano amici e compagni di attività. Amicizia che non si è mai interrotta e che dura anche oggi.

Dopo un periodo di vacanza in montagna affittando un alloggio Gastone trova l’occasione di una casa nel Comune dove è nata Franca: Taibon Agordino in località Coste. Siamo nel 1962. E poco dopo anche i Tosi - nello stesso Comune, ma in località San Lucano - comprano una casa.
Le due famiglie - a cui si aggiungeranno anche i Peruzzo, Gastone e Libera - diventano grandi frequentatori e conoscitori dell’agordino e delle zone limitrofe.

Instancabili camminatori, non solo raggiungono ogni punto e località ma studiano anche le caratteristiche dei posti, le storie, i costumi della gente. Una camminata con loro era una vera e propria lezione di storia, di botanica e di geologia.

Gastone era diventato da tempo amico di Valentino Angelini, fratello del più famoso Giovanni, nipoti dello scultore Valentino Besarel di Forno di Zoldo. Con lui gira per le montagne, e impara i nomi dei fiori, delle piante, dei funghi, e il significato dei toponimi. Tutte conoscenze che a sua volta trasmetteva a chi aveva il privilegio di camminare con lui.

Arriviamo all’inizio degli anni ’70.

I figli Riccardo, e poi Luca, si iscrivono alla FGCI (la Federazione dei Giovani Comunisti di Padova), e così fanno Paolo e Franco Tosi.
Per gli amici di Riccardo e di Luca (e anche di Paolo e Franco) all’attività politica si aggiunge anche l’attività alpinistica.

La casa di Gastone, a Coste, per gli amici dei figli è sempre aperta e accogliente, c’è sempre qualcosa da mangiare, e da bere, e... non si paga.
Sono così decine i ragazzi che frequentano d’estate Coste e che godono di questa grande generosità. E molti sono qui. Ricordo Enzo Ferragosti, Vanni Garon, Anna Marcon, Dario Urzi, Giorgio Tombola, Pietro Folena, Roberta Guarnieri, Emilio Rigatti, Daria Marini, Vanna Zoletto, Betta Lorenzoni, Barbara Giacometti, Maurizio Ponchia, Graziano Camporese e tanti altri.

Gastone, sempre col sorriso, e anche Franca, vedono distrutta la loro privacy e la loro tranquillità, ma lo accettano perché vogliono bene ai ragazzi, agli amici dei loro figli.

Un episodio solo per dare l’idea del modo di essere di Gastone, della sua generosità: quando compra nel 1962 la casa di Coste la trova con degli inquilini: ci sono Silvia, vedova, con la figlia Albina, e Letizia, una anziana signora.
Cosa fa Gastone? Le manda via? Neppure per sogno. Restano in una parte della grande casa per anni. E infatti le abbiamo conosciute anche tutti noi.

Gastone e i suoi amici amano i viaggi, la natura, le diverse popolazioni, e questo lo porta in ogni continente, con percorsi a volte davvero avventurosi.
Un lungo elenco: America Latina, Cuba, Galapagos (dove nuota con le foche), Kilimangiaro, Viet-Nam, Usa, Cina, Centro America. Credo si farebbe davvero prima a dire dove non è stato...
È attraverso questi viaggi che allarga il giro delle sue amicizie a compagni di viaggio più giovani come Franco Cardin e Alessandra De Lucia.
Conosce anche Zhang Lin che diventerà la sua compagna, con cui ha convissuto negli ultimi 20 anni.
Ma gli amici delle gite e di viaggi sono anche altri, voglio ricordare Piero e Luisa Braga, Alberto e Gianna Marigo.

Gastone, pur essendo un uomo gentile e dai modi raffinati, offre la sua amicizia anche delle persone più semplici: per esempio spesso va a funghi con mia suocera Pina, una donna molto semplice, a cui era affezionato.
Con mio papà e mia mamma – che per alcuni anni frequentano Agordo – è compagno e maestro di gite (sempre con i Tosi e i Peruzzo).

Negli anni ’80 si iscrive al PCI: è attivo nell’ufficio elettorale e poi nelle Feste de l’Unità, in particolare nell’ufficio di contabilità. Anche qui è amico affettuoso di tutti e stabilisce legami con i vecchi compagni come Luigi Stellin, Edoardo Girardi e Marisa Rettore.

Vorrei concludere parlandovi ancora per qualche attimo del carattere e della generosità di Gastone, prendendo spunto da un paio di aneddoti.

Nel 1976 con Riccardo Proto e Pietro Folena, più mia moglie Lella, decidiamo di fare un viaggio in Spagna.
Gastone - senza che ci sia una specifica richiesta - ci presta la sua Audi 100 color blu metalizzato e la sua roulotte Grazia. Ci raccomanda solo una cosa: “Con la roulotte al traino non dovete superare i 100 chilometri all’ora”.
Fu un viaggio bellissimo e tutto è filato liscio anche se il consiglio non lo abbiamo rispettato, come ben sa Riccardo...

E poi: all’inizio degli anni ’70, come raccontavo, eravamo tutti dei giovani comunisti, e una delle attività semi-notturne era quella di affiggere i manifesti o per promuovere un’iniziativa o contro la guerra in Viet-Nam, il colpo di Stato in Cile, etc...
Dopo l’affissione spesso si finiva in casa di Franca e Gastone in via Configliacchi. Potevamo essere una decina, sempre affamati (e assetati) come lupi. Subito si andava a saccheggiare il frigorifero di Gastone dove - in bell’ordine - erano preparati i suoi toast. Ricordo Luca a cucinarli alla piastra, mentre Riccardo stappava bottiglie di vino della cantina Bassi.
Facevamo un enorme casino fino alle 3 di mattina. Eppure una sola volta è apparso Gastone, in pigiama, che con fare pacato ci disse: “Per favore, ragazzi”. Nient’altro. Pare che nessuno lo abbia mai visto andare in escandescenze.

Ecco, Gastone era così: un uomo tranquillo, colto, sportivo, con una naturale disponibilità verso gli altri e di una grande generosità. Ha vissuto bene la sua vita e lo ricorderemo come una persona per bene, con grande affetto e riconoscenza.

Ciao Gastone.

Padova 16 Agosto 2017
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Articolo UNO - Movimento Democratico e Progressista di Padova si stringe a Claudio Vergerio e alla figlia Antonella per la perdita della nostra compagna Lidia Kobal.
Ci mancherà la sua dolcezza, dote rara in politica. Ci mancheranno le sue battaglie per la tutela del vecchio Portello e per un quartiere popolare, e vicino alla sua gente. E non dimenticheremo le sue battaglie per l'ambiente, per la pace e per la partecipazione, per dare alle associazioni spazi sociali.
Una compagna, Lidia, che ad ogni appuntamento della sinistra non faceva mai mancare il suo contributo di volontaria insieme a Claudio.

Porteremo il tuo sorriso, Lidia, con noi, anche per costruire una nuova sinistra alla quale crediamo e stavamo lavorando insieme. Una sinistra che sia capace di riportare dolcezza - e umanità - in politica.

Ciao Lidia, oggi le bandiere rosse sono a lutto.

Le compagne e i compagni di Articolo Uno - MDP
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