10 mosse per costruire un’industria europea per il terzo millennio

RITORNARE ALL’ECONOMIA REALE

L’economia virtuale e speculativa è al cuore della crisi economica e sociale che colpisce l’Europa. La soluzione verrà dall’economia reale, da quei settori che producono veramente delle cose. D’altra parte, le misure prese dalla Banca Centrale Europea (BCE) negli ultimi mesi hanno dimostrato che la ripresa può essere ottenuta anche attraverso l’azione dell’Unione europea. L’Europa è stata a lungo una regione industriale leader e, in questi tempi turbolenti, è nostra responsabilità mantenere questa leadership a livello globale senza sacrificare il nostro modello sociale.

La chiave del futuro dell’Europa è una politica industriale intelligente. L’industria rappresenta circa un terzo del valore aggiunto lordo dell’Ue, con i beni industriali che contribuiscono a circa il 75% delle esportazioni europee. La nostra industria mantiene un posto di lavoro su tre, dando occupazione a circa 57 milioni di persone e rappresentando l’80% della spesa in Ricerca & Sviluppo.Considerando l’indotto, ogni posto di lavoro nell’industria crea circa altri due posti di lavoro nei relativi servizi e l’impatto sull’occupazione è colossale.


Gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo

L’INDUSTRIA AL CUORE DI TUTTE LE POLITICHE UE

1

PROBLEMA

L’industria dell’Europa sta perdendo terreno. I mercati emergenti producono a costi minori e molte aziende delocalizzano la propria produzione fuori dall’UE. Fino ad oggi, c’è stata un’evidente mancanza di riflessione strategica nelle politiche dell’UE e questo ha portato ad una politica industriale debole e inefficiente.

SOLUZIONE

L’Europa ha bisogno di più aziende. La re- industrializzazione dell’Europa deve essere una priorità trasversale ai settori per l’Unione europea. Tutti i nostri sforzi dovrebbero essere diretti a rendere l’UE una potenza industriale competitiva a livello globale. A questo scopo, tutte le altre politiche – ricerca, energia, fondi strutturali e di coesione, politica regionale, commercio, affari giuridici, mercato interno, pesca, ecc. - devono essere formulate avendo ben chiaro in testa la nostra politica industriale. L’industria gioca un ruolo centrale nella crescita sostenibile e per l’occupazione, e costituirà le fondamenta della nostra ripresa economica.

Industia UE
Ricerca Ricerca Ricerca

PROMUOVERE RICERCA E INNOVAZIONE

2

PROBLEMA

L’Europa sta rimanendo indietro nelle nuove tecnologie. Perché non c’è una Silicon valley europea?

SOLUZIONE

Investire di più in Ricerca, Sviluppo e Innovazione. E’ necessario dedicare risorse crescenti e creare reti innovative per mettere insieme università, centri di ricerca e aziende, coprendo l’intera catena del valore, coinvolgendo anche le PMI. L’Europa ha bisogno di un cambio di mentalità per migliorare il dinamismo all’interno delle università e delle aziende. C’è bisogno di flessibilità nel programma Horizon 2020 – lo strumento finanziario dell’Unione europea per la realizzazione di un’Unione della ricerca e dell’innovazione. La flessibilità nelle regole di partecipazione e l’apertura dovrebbero facilitare il flusso di idee e di informazione.

STIMOLARE LA CREATIVITÀ

3

PROBLEMA

L’Europa non sfrutta pienamente la propria creatività. Le menti migliori e più brillanti spesso lasciano l’Europa per andare a lavorare da qualche altra parte, portandosi con sé il potenziale di crescita e innovazione.

SOLUZIONE

Sostenere i giovani e incoraggiare le nuove idee, dare più spazio alle industrie creative, al design, all’arte, ecc. La registrazione di un brevetto dovrebbe essa resa più semplice e le scoperte della ricerca dovrebbero essere protette da un diritto d’autore adeguato.

Creatività
Creatività

QUALIFICHE E FORMAZIONE CHE REALIZZINO IL POTENZIALE DI OGNUNO

4

PROBLEMA

Una combinazione di alta disoccupazione giovanile e mancanza di un contesto adeguato per realizzare il massimo potenziale di ogni europeo chiude troppe porte ai giovani.

SOLUZIONE

Migliorare la qualità dell’educazione. Serve flessibilità per permettere un pieno sviluppo personale, delle capacità migliori e dei sistemi innovativi di apprendimento e formazione. Dovrebbero essere date nuove formule ai giovani affinché inizino a lavorare mentre studiano, come la Garanzia Europea per i Giovani. Questo faciliterà la transizione verso un lavoro a tempo pieno. Investire nelle persone è fondamentale se vogliamo avere un’industria europea capace di gestire le maggiori sfide sociali in modo socialmente sostenibile. La conoscenza non ha età e l’Europa deve investire nella formazione permanente.

INCLUSIONE DEI LAVORATORI PER PERMETTERGLI DI CONDIVIDERE UNA VISIONE

5

PROBLEMA

Grandi licenziamenti e lavoratori demoralizzati. Quelli abbastanza fortunati da conservare il proprio posto di lavoro spesso si sentono soltanto una ruota dell’ingranaggio. Hanno bisogno di condividere una visione comune e di sentirsi una parte considerata di un progetto più ampio.

SOLUZIONE

Meno gerarchia e più partecipazione. Dare fiducia ai lavoratori e sviluppare un’atmosfera di lavoro inclusiva. Costruire fiducia con i sindacati e promuovere un autentico dialogo sociale, la partecipazione dei lavoratori e un maggiore coinvolgimento dei consigli di fabbrica.

Creatività
Piccole e Medie Imprese

PICCOLE E MEDIE IMPRESE

6

PROBLEMA

Le PMI europee (inclusi gli artigiani, le micro imprese, quelle gestite a livello familiare o le aziende dell’economia sociale) dipendono ancora largamente dai propri mercati domestici nonostante le opportunità fornite dal mercato unico allargato e dalla globalizzazione. Le PMI devono affrontare la forte concorrenza delle multinazionali con migliore accesso a prezzi più bassi e a costi minori del lavoro.

SOLUZIONE

Migliorare la competitività delle PMI promuovendo le nuove tecnologie, limitando i costi energetici, promuovendo una legislazione che incoraggi le assunzioni, riducendo la burocrazia e sviluppando un’amministrazione pubblica moderna che sostenga le PMI.

UNA STRATEGIA INTERNAZIONALE PER IL COMMERCIO

7

PROBLEMA

L’Europa ha una bilancia commerciale negativa. In un mondo globalizzato, le aziende hanno bisogno di essere in grado di confrontarsi con una concorrenza crescente da parte delle economie sviluppate ed emergenti e di sfruttare le opportunità fornite dai nuovi mercati di questi Paesi. C’è un legame diretto tra internazionalizzazione delle aziende e migliori prestazioni. Le attività internazionali rafforzano la crescita, aumentano la competitività e sono alla base della sostenibilità a lungo termine delle aziende.

SOLUZIONE

Dobbiamo aprire nuovi mercati ai nostri prodotti. Siamo competitivi sulla qualità e sugli alti standard. Sui diritti ambientali, lavorativi e sociali. Dobbiamo introdurre una nuova filosofia nel commercio internazionale. Lo chiedono i cittadini responsabili.

Commercio
Energia

RISPARMIO ENERGETICO

8

PROBLEMA

Dipendenza da importazioni energetiche (petrolio e gas) sempre più costose; l’industria concentra i propri sforzi sul taglio del costo del lavoro, piuttosto che su quello dell’energia.

SOLUZIONE

Solo il 20% dei costi deriva dal lavoro, mentre il 40% è rappresentato dall’energia. Tagliamo la bolletta energetica! E con questa le emissioni. L’efficienza energetica ha un potenziale enorme per ridurre i costi. Lo sviluppo di fonti energetiche pulite e sostenibili, come le rinnovabili, fornirà un’energia sicura e stabile nel lungo termine.
Investimenti in efficienza energetica e in energia pulita = investimenti in Europa, stimolo all’industria e creazione di posti di lavoro. Un euro speso in Europa vale molti euro spesi fuori in importazioni di petrolio e gas.

AMBIENTE E SOSTENIBILITÀ

9

PROBLEMA

Il modello attuale è insostenibile, costoso e crea dipendenza da regioni e partner instabili.

SOLUZIONE

Sviluppo di tecnologie ed energie amiche dell’ambiente: trasporti, inquinamento, qualità dell’aria, contaminazione delle acque e dei mari sono problemi crescenti nelle economie emergenti come Cina, Brasile e India. Noi possiamo vendergli la soluzione. Sviluppare anche le tecnologie per il riciclo.
Anche le materie prime sono essenziali. Ad esempio i cellulari hanno bisogno di metalli e materie prime preziose, eppure solo l’1,5 per cento viene riciclato. Sviluppare il settore del riciclo e investire nell’occupazione legata all’efficienza delle risorse, ridurre la dipendenza e aumentare la competitività.

Ambiente Sostenibiità
Investimenti

INVESTIMENTI E ACCESSO ALLA FINANZA

10

PROBLEMA

Le aziende – soprattutto le PMI e le micro imprese – incontrano difficoltà nell’avere accesso alla finanza e al capitale di rischio.

SOLUZIONE

Le industrie, soprattutto le PMI e le micro imprese, dovrebbero avere accesso ai finanziamenti. Ci sono linee di bilancio europee disponibili come il COSME – il nuovo programma UE per migliorare l’accesso alla finanza delle PMI – o della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), ma dobbiamo anche sviluppare strumenti finanziari innovativi. Queste linee esistenti e quelle nuove dovrebbero essere utilizzate insieme agli altri strumenti dell’UE, come le linee di bilancio per la politica di coesione o per il programma settennale di ricerca Horizon 2020. L’UE deve sviluppare una rete di servizi di sostegno alle imprese per aiutarle a migliorare la propria competitività e per esplorare le opportunità di business nel Mercato Unico e nei Paesi terzi.

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Dall’uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: “Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio”.
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
“Viva la pace, abbasso la guerra”.
Gianni Rodari
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Un bell'intervento di Elio Armano

L’orgoglio di esser veneti per poter essere europei.

L’u­ni­tà eu­ro­pea è qual­co­sa di più, molto di più dei pur im­por­tan­ti trat­ta­ti che, im­prov­vi­sa­men­te e fi­nal­men­te, pa­io­no ri­sco­prir­si in que­sti gior­ni, qual­co­sa di più dei re­go­la­men­ti e del­l’eu­ro cui si at­tri­bui­sco­no, er­ro­nea­men­te, trop­pe colpe e re­spon­sa­bi­li­tà che tro­va­no ori­gi­ne, in­ve­ce, nella crisi epo­ca­le in­ne­sca­ta nel 2008 dai truf­fa­to­ri di Wall Street e nel­l’i­na­de­gua­tez­za po­li­ti­ca e cul­tu­ra­le di quel­li che con­ti­nuia­mo a chia­ma­re “grup­pi di­ri­gen­ti”. E’ ciò che da qual­che set­ti­ma­na, alle 14 di ogni do­me­ni­ca, vo­glio­no espri­me­re quei cit­ta­di­ni eu­ro­pei che si ri­tro­va­no nelle piaz­ze delle gran­di città, sven­to­lan­do la ban­die­ra d’Eu­ro­pa e dif­fon­den­do l’In­no alla gioia di Bee­tho­ven; un’i­ni­zia­ti­va spon­ta­nea che sot­to­li­nea come l’Eu­ro­pa ap­par­ten­ga in­nan­zi­tut­to ai cit­ta­di­ni e possa es­se­re forte e giu­sta solo gra­zie alla loro par­te­ci­pa­zio­ne. Do­vrem­mo farlo anche noi nel no­stro Ve­ne­to, con­tro l’i­gno­ran­za, l’in­tol­le­ran­za e la vio­len­za, per for­tu­na fin qui sol­tan­to ver­ba­le, che av­ve­le­na l’a­ria che re­spi­ria­mo; per­ché il ri­schio della de­ri­va è forte e ab­bia­mo ben visto, pur­trop­po, come anche i ve­ne­ti ab­bia­no pa­ga­to un prez­zo al­tis­si­mo alle guer­re dei na­zio­na­li­smi, dai lon­ta­nis­si­mi tempi del Ru­zan­te a quel­li più re­cen­ti della Prima e della Se­con­da guer­ra mon­dia­le, come ci ri­cor­da il no­stro mai ab­ba­stan­za letto Mario Ri­go­ni Stern. Per non farci so­praf­fa­re dalle si­re­ne dei luo­ghi co­mu­ni e della fa­ci­le re­to­ri­ca del­l’es­se­re pa­ro­ni a casa no­stra, è im­por­tan­te ri­cor­da­re il ruolo che sto­ri­ca­men­te la no­stra gente ha avuto nella crea­zio­ne del­l’u­ni­tà eu­ro­pea: le mi­glia­ia e mi­glia­ia di emi­gran­ti ve­ne­ti che hanno la­vo­ra­to in Eu­ro­pa, sono stati am­ba­scia­to­ri in­con­sa­pe­vo­li del pro­ces­so di in­te­gra­zio­ne, so­prat­tut­to i tanti che si sono ra­di­ca­ti nel Paese che li ha ac­col­ti senza mai rom­pe­re con le loro ori­gi­ni; e que­sto no­stro po­po­lo, pro­ver­bial­men­te ope­ro­so, porta l’e­re­di­tà gran­dis­si­ma, aper­ta e ci­vi­lis­si­ma di una gran­de tra­di­zio­ne cul­tu­ra­le che me­glio do­vreb­be es­se­re dif­fu­sa nella scuo­la del­l’ob­bli­go, ri­fiu­tan­do ogni ot­tu­sa ca­ri­ca­tu­ra che lo vuole con­ta­di­no igno­ran­te o sgob­bo­ne vo­ta­to al la­vo­ro. Basti pen­sa­re alla Se­re­nis­si­ma Re­pub­bli­ca di Ve­ne­zia, en­ti­tà sta­ta­le forte per i suoi com­mer­ci, per la sua cul­tu­ra e l’o­spi­ta­li­tà con­ge­ni­ta, più pe­ne­tran­te e du­re­vo­le delle armi; uno stato che ac­co­glie­va Ga­li­leo e pro­teg­ge­va la ri­cer­ca scien­ti­fi­ca, fon­da­men­ta­le ieri come oggi. E che dire dei no­stri che si sono di­stin­ti nelle arti e nella co­no­scen­za? Il pa­do­va­no An­drea Pal­la­dio, l’ar­chi­tet­to per an­to­no­ma­sia, ha im­pres­so il suo segno in­con­fon­di­bi­le, de­sti­na­to a du­ra­re nei se­co­li, alle ville e ai pa­laz­zi di tut­t’Eu­ro­pa, e, ai gior­ni no­stri, il ve­ne­zia­no Carlo Scar­pa ha fatto co­no­sce­re al mondo in­te­ro la gran­dez­za della sua crea­ti­vi­tà. Ti­zia­no Ve­cel­lio, ca­do­ri­no, ri­trae­va su loro sup­pli­ca i po­ten­ti del suo tempo, e An­to­nio Ca­no­va, l’in­si­gne scul­to­re di Pos­sa­gno, fu anche il gran­de ne­go­zia­to­re eu­ro­peo senza il quale al­l’I­ta­lia non sa­reb­be­ro stati re­sti­tui­ti gli ine­sti­ma­bi­li ca­po­la­vo­ri raz­zia­ti da Na­po­leo­ne. Cin­que­cen­to anni fa, a Ve­ne­zia, lo stam­pa­to­re ed edi­to­re Aldo Ma­nu­zio ha cam­bia­to il mondo della co­mu­ni­ca­zio­ne e il suo erede vi­cen­ti­no, Fe­de­ri­co Fag­gin, negli anni ’70 crea il mi­cro­chip. Da Vi­val­di a Tar­ti­ni fino a Ma­li­pie­ro e a Luigi Nono, anche nel campo della mu­si­ca l’Eu­ro­pa deve al Ve­ne­to tan­tis­si­mo; così come è bene ri­cor­da­re il filo che lega Giam­bat­ti­sta Tie­po­lo, con la sua pre­sen­za a Ma­drid, a Fran­ci­sco Goya, l’ar­ti­sta che ci ram­men­ta che il sonno della ra­gio­ne ge­ne­ra mo­stri. E da Ni­co­lò Tom­ma­seo ad An­drea Zan­zot­to nomi e an­co­ra nomi, tanti che qui non si pos­so­no ci­ta­re e che co­sti­tui­sco­no, in­sie­me al pae­sag­gio e alle città, un pa­tri­mo­nio in­scin­di­bi­le dal­l’Eu­ro­pa, dalle sue di­ver­si­tà e dalle sue in­tel­li­gen­ti au­to­no­mie, valga per tutte la Sco­zia. L’Eu­ro­pa, la no­stra Eu­ro­pa sta cor­ren­do gran­di pe­ri­co­li: “so­vra­ni­smi” e na­zio­na­li­smi tra­ve­sti­ti da de­ma­go­gia sono sem­pre più ag­gres­si­vi. A essi dob­bia­mo con­trap­por­re l’i­dea forte che co­strui­re gli Stati Uniti d’Eu­ro­pa equi­va­le a co­strui­re un fu­tu­ro di pace, si­cu­rez­za, svi­lup­po e mi­glio­re qua­li­tà della vita; ma per rag­giun­ge­re que­sto obiet­ti­vo ser­vo­no nuove spin­te pro­pul­si­ve, che de­vo­no ar­ri­va­re non solo dalla po­li­ti­ca e dalle isti­tu­zio­ni sco­la­sti­che, ma anche dal basso, dai cit­ta­di­ni: e noi in par­ti­co­la­re, forti del no­stro gran­de pas­sa­to, oggi più che mai dob­bia­mo sen­ti­re che l’or­go­glio di es­se­re ve­ne­ti è in­dis­so­lu­bi­le da quel­lo di es­se­re eu­ro­pei, senza ri­ser­ve. Elio Ar­ma­no
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QUALE EUROPA DI FRONTE ALL’AMERICA DI TRUMP?
Oggi, alle ore 18.00, nella Sala della Carità, in via San Francesco, a Padova. Un dialogo con Enrico Rossi (Presidente della Regione Toscana), Marco Morini (Ricercatore di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Padova), Giulio Peruzzi (Professore universitario) e Valeria Zampieri (Dottoressa in Scienze Politiche).
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Triste usare le sofferenze dei bimbi per fare campagna elettorale
di PAOLO GIA­RET­TA
Usare le sof­fe­ren­ze dei bam­bi­ni e delle loro fa­mi­glie per fare cam­pa­gna elet­to­ra­le non si era an­co­ra visto. Ma per il peg­gio c’è sem­pre una pos­si­bi­li­tà, pur­trop­po. Il si­pa­riet­to of­fer­to dal can­di­da­to sin­da­co Mas­si­mo Bi­ton­ci, in com­pa­gnia del pre­si­den­te della com­mis­sio­ne sa­ni­tà della Re­gio­ne, del pre­si­den­te della Fon­da­zio­ne Città della Spe­ran­za e dalla vi­ce­di­ret­tri­ce del­l’I­sti­tu­to di Me­di­ci­na Mo­le­co­la­re è di que­sta na­tu­ra. Ma­ga­ri si ri­sol­ves­se fi­nal­men­te e con ur­gen­za il pro­ble­ma dram­ma­ti­co della pe­dia­tria pa­do­va­na. La sa­ni­tà re­gio­na­le, da sem­pre nelle mani della Lega, ha ver­go­gno­sa­men­te tra­scu­ra­to que­sta strut­tu­ra. Ora si pro­met­te un pron­tis­si­mo in­ter­ven­to. Anzi sa­reb­be l’an­ti­ci­po del tra­sfe­ri­men­to del­l’O­spe­da­le a Pa­do­va est e del suc­ces­si­vo tra­sfe­ri­men­to del San­t’An­to­nio in via Giu­sti­nia­ni. Com­ples­sa ope­ra­zio­ne per la quale come è noto non c’è nulla di so­li­do: pro­get­ti e soldi. C’è solo una cosa che è stato chia­ma­to ac­cor­do di pro­gram­ma, che è al mas­si­mo una let­te­ra d’in­ten­ti in at­te­sa di ap­pro­va­zio­ne piena di con­di­zio­ni, di se e di ma. Spe­ria­mo che siano veri i soldi per Pe­dia­tria, che sa­reb­be­ro poi quel­li che do­ve­va­no ser­vi­re per ini­zia­re il nuovo ospe­da­le. Di­spia­ce che a que­sto si­pa­riet­to si siano pre­sta­te delle per­so­ne che avreb­be­ro il do­ve­re di non coin­vol­ge­re in cam­pa­gna elet­to­ra­le le isti­tu­zio­ni che rap­pre­sen­ta­no. La dot­to­res­sa Viola vi­ce­di­ret­tri­ce del­l’I­sti­tu­to di Me­di­ci­na Mo­le­co­la­re dice che era pre­sen­te solo per­ché ri­tie­ne im­por­tan­te il dia­lo­go tra ri­cer­ca e l’am­mi­ni­stra­zio­ne della città. Giu­sto, spero però si sia resa conto che non ha in­con­tra­to l’am­mi­ni­stra­zio­ne della città ma sem­pli­ce­men­te un can­di­da­to sin­da­co. Il Vimm, splen­di­da real­tà do­vu­ta alla lun­gi­mi­ran­za del prof. Pa­ga­no, è una delle ec­cel­len­ze pa­do­va­ne che ci fanno co­no­sce­re in tutto il mondo. È un pa­tri­mo­nio di tutta la città, evi­tia­mo di coin­vol­ger­lo nelle pic­co­lez­ze della cam­pa­gna elet­to­ra­le. Il Pre­si­den­te della Fon­da­zio­ne Città della Spe­ran­za as­si­cu­ra che la Fon­da­zio­ne sarà sem­pre al fian­co di Bi­ton­ci e Boron. Li­be­ro il dot­tor Fran­co Ma­sel­lo na­tu­ral­men­te di es­se­re un elet­to­re, fi­nan­zia­to­re, so­ste­ni­to­re della Lega. Ma do­vreb­be evi­ta­re di coin­vol­ge­re una Fon­da­zio­ne che si trova a pre­sie­de­re pro tem­po­re, che non è di sua pro­prie­tà, ed è il frut­to della ge­ne­ro­si­tà di tanti: isti­tu­zio­ni pub­bli­che, pri­va­ti, azien­de, vo­lon­ta­ri che con de­na­ri, tempo de­di­ca­to, fan­ta­sia e pas­sio­ne hanno fatto della Città della Spe­ran­za quel­la che è. Ha ben ri­cor­da­to Ivo Rossi la na­tu­ra par­ti­co­la­re di una Fon­da­zio­ne pri­va­ta che am­mi­ni­stra fondi lar­ga­men­te pub­bli­ci. Che ha avuto me­ri­ta­ta­men­te dalle isti­tu­zio­ni pub­bli­che ap­pog­gi im­por­tan­ti, a co­min­cia­re dalla scel­ta lun­gi­mi­ran­te di An­ge­lo Bo­schet­ti di do­na­re alla Fon­da­zio­ne un ter­re­no della Zona In­du­stria­le per edi­fi­ca­re la Torre della Ri­cer­ca. Tutti noi, donatori, volontari o semplicemente cittadini di Padova che con le loro tasse hanno contribuito al finanziamento della Città della Speranza, abbiamo il diritto di pretendere che la Fondazione non sia usata per finalità elettorali. Chi lo fa abusa del suo ruolo. Ne approfitto anche per dire che può ben capitare che nella vita delle istituzioni, delle aziende, delle associazioni ad un certo punto diversità di opinioni portino a divorzi in sodalizi precedentemente solidi. Non ho il diritto di giudicare sulle ragioni della rottura tra il dottor Masello e Stefano Bellon. Ho però gli elementi per dire che senza Stefano Bellon la Città della Speranza non sarebbe quella che è: non solo una istituzione di ricerca, ma anche una bella realtà che è entrata nel cuore di tante persone, che l’hanno sentita come motivo d’orgoglio per il proprio territorio. I divorzi capitano, ma i veri leader li sanno gestire con lungimiranza, usando parole di riconoscenza e di rispetto per chi molto ha dato, piuttosto che indispettite parole di rancore. Perché di imprenditori che amministrano risorse pubbliche con istinti padronali ne abbiamo avuto parecchi e quasi sempre alla lunga hanno avuto pessimo esito per le istituzioni che hanno governato. L’ultimo esempio è quello del Cavaliere del lavoro (?) Gianni Zonin.
Paolo Giaretta ex sindaco di Padova già senatore del Pd
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Carissime/i, domani ricorre la giornata mondiale di sensibilizzazione sulla sindrome di Down. Ho fatto un messaggio Twitter che potere vedere. L'idea della Campagna è mettersi due calzini di colore diverso e poi pubblicare una foto o un breve video. Potreste farlo anche voi, ci sono degli hashtag Potete copiare dal mio messaggio e si possono Indicare Altre Persone. Ciao Flavio ... Vedi di piúVedi meno

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Giovedì 23 marzo, alle ore 18, in Sala della Carità di via San Francesco, 61 a Padova. Vi aspetto! ... Vedi di piúVedi meno

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Il PD sta cambiando pelle...
"Minzolini rimane senatore, no dell'aula alla decadenza"
Una brutta deriva
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