Industria 4.0 e Lavoro, una sfida complessa e necessaria nello scenario globale

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 “I problemi più complessi hanno soluzioni semplici, facili da comprendere e sbagliate”
Arthur Bloch

Industria 4.0 e Lavoro, una sfida complessa e necessaria nello scenario globale

 

 

Non possiamo ragionare di industria 4.0 e lavoro senza inquadrare il contesto generale in cui ci muoviamo e proviamo ad operare. 
Tentiamo una descrizione, sia pur estremamente sommaria, attraverso tre flash. 
Il primo scenario da considerare è la globalizzazione: oggi tantissimi prodotti che venivano realizzati in Occidente vengono costruiti altrove; gradualmente è venuta meno la superiorità tecnologica mondiale di Europa e Stati Uniti, che garantiva alla nostra industria un forte vantaggio, ed ora i nostri prodotti costano di più perché – semplificando – portano con sé un costo che quelli dei paesi emergenti non hanno: il costo del sistema di welfare – sanità, scuola, previdenza, diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, un sistema al quale assolutamente non vogliamo rinunciare. Esiste una soluzione? Mi pare che l’orizzonte sia chiaro, la prospettiva della sinistra deve essere quella di allargare in tutto il mondo questo sistema di diritti verso una globalizzazione giusta. 
Il secondo nodo è quello della crisi della democrazia nel mondo globalizzato: abbiamo assistito alla finanziarizzazione dell’economia, i capitali finanziari circolano senza limiti e controlli e l’economia non viene più “regolata” dalla politica, dagli Stati,  le democrazie e i governi sono incapaci di governare questi processi dopo la fine del “secolo breve”. Piketty, inoltre, ha dimostrato con una grande  mole di dati che gli investimenti in rendita finanziaria rendono di più degli investimenti in attività produttive e i capitali finiscono sempre più sulle rendite e non sulla produzione di beni e sul lavoro con la conseguente riduzione di investimenti produttivi.
Infine, l’Europa deve affrontare una crisi demografica: fra 30 anni noi “indigeni” saremo poco più che la metà; nell’Unione Europea siamo in 500 milioni, il 7% della popolazione, ma qui vive solo il 4% degli under 31. Le conseguenze sulla tenuta del sistema sono evidenti. 
Questi flash ci consentono di inquadrare il contesto generale, lo scenario che condiziona il ragionamento specifico sull’industria del futuro e sulle prospettive del lavoro. È necessario rilanciare una produzione di ricchezza che per processo e contenuto sia in grado di restare nel mercato, sia competitiva.
A questo proposito è importante sottolineare che le possibilità dell’industria 4.0 vanno raccontate evitando di eccedere nel sottolineare gli aspetti più spettacolari, facendo leva su elementi di stupore, quasi da narrazione di fantascienza. L’approccio che trovo più corretto è quello – razionale – che mira a cogliere la radice più intima del 4.0, la spinta alle automazioni, alle intelligenze artificiali, alle telecomunicazioni. Se vogliamo capire questo fenomeno dobbiamo misurarlo, comprenderlo attraverso dei numeri e mettere in fila una lunga sequenza di fatti concreti. Evidentemente non si può prescinderei dagli investimenti pubblici, penso alla diffusione della fibra ottica e a una connettività sempre intensa e diffusa, agli investimenti in ricerca, di base e applicata, alla formazione e alla scuola, alla valorizzazione dei nostri talenti, delle nostre intelligenze, dei nostri Atenei. 
L’Industria 4.0 è quindi una prospettiva interessante, che dobbiamo coltivare in una visione d’insieme, in grado di tenere insieme tutti i pezzi del ragionamento, con realismo e determinazione. In questo senso vale la pena ribadire un concetto fondamentale per chi voglia governare i processi e non subirli: la complessità va sempre compresa e analizzata, la realtà va studiata, misurata e capita; solo questa analisi rigorosa ci consentirà di individuare le soluzioni più efficaci per il bene della comunità.
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Lo ammetto di trasmissioni televisive non capisco molto, mi piacciono i film, i documentari di storia e di scienza, i talk show politici no, mi infastidiscono da quando sono diventati arene gladiatore con tifoserie che si alimentano di cose truci e di offese, ma 11,2 milioni di euro a Fabio Fazio in quattro anni (2,2 milioni € l'anno solo a lui) mi sembra un'esagerazione scandalosa.
Pensiamoci un attimo e facciamo due conti; ammettiamo per eccesso che F.F. paghi il 50% di tasse, gli restano 1 milione e cento mila € NETTI l'anno, ovvero 91.667 € NETTI al mese, 3017 € NETTI al giorno Natale, Pasqua e Capodanno compresi. Ma che virtù particolari ha Fazio per prendere questa montagna di soldi? Qualche volta mi è capitato di vedere "Che tempo che fà" e l'ho trovata soporifera, interviste banalissime anche a personaggi importanti e il penoso "clou" con una dimessa 53enne Luciana Littizzetto costretta a fare battute pecorecce per attivare una minima attenzione.
Sarà per il mio passato comunista ma non capisco perché un professore universitario di grande qualità debba accontentarsi di 6/7000 € al mese, mentre Fazio prende dieci volte tanto e parlo sempre di soldi netti, dopo le tasse.
Ora a quanto si apprende Fazio continuerà l'attività di fustigatore di costumi da Rai1.
Ci spiegherà perché è ingiusta un Italia con 11 milioni di pensionati sotto i 750 € al mese, sentiremo sermoni su tutti i mali italici e in particolare contro i politici, ci spiegherà quanto è scarsa la tutela del territorio, abbandonato l'ambiente, forte il degrado, si scandalizzerà della fobice dei redditi in italia che si allarga... ecc. ecc. ecc. Per quello che mi riguarda continuerò a guardarlo poco o niente scontento di pagarlo con il canone così tanto in cambio di così poco.
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Tutti a votare, tutti a Festeggiare ... Vedi di piúVedi meno

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Sentite questa altra balla del Bit. Interessanti gli argomenti, che dopo un po' ha smentito. Un mentitore seriale! ... Vedi di piúVedi meno

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Guardare per credere ... Vedi di piúVedi meno

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Bello ... Vedi di piúVedi meno

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Sulla legge elettorale sento dire da Grillo e da Renzi che sarebbero saltati i capolista bloccati... una fesseria ed un imbroglio.
Se vengono eletti i parlamentari senza preferenze e nell'ordine in cui sono nel listino che significa che sono saltati i capilista bloccati? Nulla!! Ora sono tutti i candidati bloccati!!
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Totò Riina deve rimanere in carcere.
Dico la mia sul dibattito che si è aperto dopo la sentenza della Cassazione che ha annullato l’ordinanza del tribunale di sorveglianza di Bologna affermando che questo tribunale dovrà verificare nuovamente e motivare adeguatamente, la compatibilità delle condizioni generali di salute di Riina con la detenzione carceraria.
Dico subito che comprendo umanamente ma non ritengo giuridicamente fondate le posizioni di chi, prevalentemente i familiari delle vittime del supremo capo mafioso, parlando della ferocia di Riina affermano che per questo va mantenuta la detenzione con il regime di carcere duro del 41 bis.
Non c'è lo spazio per citare anche sommariamente le efferatezze disumane di questa belva: condannato a 17 ergastoli, fu lui ad ordinare il massacro di Falcone e di Borsellino, si parla di 500 omicidi che sono stati commessi e/o fatti compiere, ha fatto sciogliere un bambino nell'acido, non ha mai mostrato un minimo di pentimento; ma... ma l'Art. 27 della nostra Costituzioner recita "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte." e questo articolo vale anche per il Capo di capi di Cosa Nostra.
Ci sono però altre considerazioni che devono essere fatte e su cui si basa la mia opinione per la quale Riina deve rimanere in carcere.
Dobbiamo innanzitutto rispondere ad alcune semplici domande: esiste "Cosa Nostra"? Riina è ancora il capo o uno dei suoi membri piu influenti? Il trattamento di detenuto è oggi conforme "al senso di umanità"? La condizione di carcerato consente una cura adeguata delle malattie del boss?
Io rispondo con 4 si.
Cosa Nostra esiste ed è drammaticamente attiva.
Inoltre secondo il Procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, "Totò Riina deve continuare a stare in carcere e soprattutto rimanere in regime di 41 bis". Roberti, in un'intervista al Corriere della Sera, spiega che ci sono le prove per dire che il vecchio boss sia ancora il capo di Cosa Nostra. Infatti fu presa sul serio dallo Stato la famosa minaccia di morte a Nino Di Matteo protetto più di un Capo di Stato. Come è noto il boss Totò Riina, fu intercettato dalla magistratura durante una conversazione privata in carcere con un altro recluso (parlando di Di Matteo): «A questo ci devo far fare la stessa fine degli altri».
Il trattamento del 41 bis non è contrario al senso di umanità, altrimenti dovrebbe essere tolto a tutti e non solo a Riina, che viene curato adeguatamente non solo in carcere ma anche nella clinica universitaria di Parma.
Mi sembra quindi che ci sia la compatibilità delle condizioni di salute di Riina con il regime carcerario a cui è sottoposto tenuto conto che va trovato un equilibrio tra due principi: umanità del trattamento e pericolosità del detenuto.
Delle considerazioni dei parenti delle vittime che erano spesso collaboratori di giustizia (va ricordato che Totò Riina autorizzò i capofamiglia a eliminare i familiari dei pentiti "sino al 20º grado di parentela", compresi i bambini e le donne) condivido una cosa: la sua eventuale scarcerazione suonerebbe come una sconfitta dello Stato e una vittoria della Mafia.
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Damilano racconta balle...

Dice che fù D'Alema a far cadere Prodi nel 98, smentito con i fatti si ripara dietro le affermazioni di un altro bugiardo: Renzi.
Grande discussione ma spesso si parla d'altro.

Nella discussione si mescolano più questioni assai diverse tra loro, ne cito tre:
carattere di D'Alema, se dopo Prodi fosse opportuna la scelta del governo D'Alema, se sia stato d'Alema -segretario DS- a far cadere il primo governo Prodi il 9 ottobre 98.
Mi soffermò solo sull'ultima questione che è l'oggetto dello scontro D'Alema vs Damilano. È assolutamente falso affermare che D'Alema abbia fatto cadere il primo governo Prodi e con questo fatto fallire l'Ulivo. A questo proposito voglio ricordare che l'esperienza dell'Ulivo è continuata per altri 9 anni ovvero fino all' ottobre 2007 quando è nato il Partito Democratico e che ci fu un secondo governo Prodi in carica dal maggio 2006 al maggio 2008 (altro che far fallire l'Ulivo!!).
Il primo Prodi fu sfiduciato (313 contrari 312 a favore) da Rifondazione Comunista che ritirò l'appoggio esterno; non tutti i parlamentari di RC votarono la sfiducia e i DS allora operarono in tutti i modi per garantire la fiducia, si ruppe RC, nacquero i Comunisti Italiano e i DS si impegnarono ad rieleggerli in Parlamento.
Non mi soffermo sui tanti piccoli episodi che appartengono al gossip: l'on. Valpiana che resta in bagno a piangere, Irene Pivetti che da poco mamma non arriva in tempo a votare, i calcoli sbagliati di Parisi che portarono Prodi a credere di avere la maggioranza..
Una cosa è certa il 16 novembre del 1999 diviene Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, è evidente che questo non sarebbe stato possibile senza una forte determinazione di D'Alema, presidente del Consiglio.
Se qualcuno è in grado di far paragoni con il comportamento di Renzi nei confronti di Enrico Letta si faccia avanti...
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